Una nuova Avanguardia Europea ed il ruolo dei capitani d’industria

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Beli dvor, lovacko udruzenje Sveti Hubert 04.02.2019 ALO foto Nenad Vujanovic

L’Unione Europea vive un incredibile paradosso : tanto a destra quanto a sinistra, i critici dell’Unione Europea sono più forti chemai, eppure la cristalizzazione della crisi dovuta a Brexit dimostra come sia difficile, per non dire impossibile, tornare indietro e abbandonare l’UE. Il processo appare irreversibile e i referendum sembrano avere come unica conseguenza quella di determinare la spaccatura delle nostre società.

Oggi i paesi UE sono troppo numerosi per mettersi d’accordo e definire una politica coerente in grado confrontarsi con gli altri player mondiali. Contrariamente agli altri attori globali, gli Europei sono i soli a non avere un progetto geopolitico, un progetto economico e industriale, una consapevolezza della loro identità, di quali siano le loro frontiere, il loro presente e il loro avvenire. Al contrario, USA, Russia, Cina, Israele, Brasile, India, ognuno di loro, ha un progetto nel quale noi siamo integrati. L’Europa ha smesso di essere soggetto attivo delle relazioni internazionali, per divenire oggetto delle iniziative altrui. Non esiste un progetto europeo in campo digitale. Esistono centri di ricerca per l’intelligenza artificiale a Parigi e Zurigo, ma ad istituirli è stato Google. Le nuove vie della seta attraversano l’Europa, ma a beneficiarne saranno soprattutto paesi terzi. Ed esempi simili potrebbero farsi in tutti i settori strategici (aeronautica, spazio, difesa, biotecnolgie, infrastrutture marittime, ecc).

La sola soluzione praticabile per sottrarre alla provincializzazione i paesi europei è dare vita a una « Avanguardia » in seno all’Unione Europea, formata da alcuni paesi disponibili a cooperare in forma rafforzata nei settori strategici e che sia il nocciolo duro di una futura Europa politica. Il cuore di questa Avanguardia non può che essere composto da Francia, Germania, Italia, Belgio e Lussemburgo e da quei paesi disponibili a coltivare una simile ambizione. La Francia ha accettato a malincuore il capovolgimento dei rapporti di forza con il suo vicino tedesco. Certo l’economia tedesca è molto forte, e questo comporta delle conseguenze. Ma la Francia, dopo l’uscita degli inglesi, resta il solo paese europeo dotato di un apparato militare. La diminuzione di fiducia nei confronti dell’UE è dovuta principalmente alla mancanza di sicurezza alle frontiere e alle difficoltà di natura economica. La condivisione con gli altri partner dell’Unione del diritto di veto francese nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non è un tema all’ordine del giorno, eppure siamo costretti a domandarci perchè cinesi, russi e americani ne facciano regolarmente uso, al contrario di inglesi e francesi. Il pensiero di un grande europeo, Aristide Briand, mi sembra possa essere oggi di grande attualità, per le sue ambizioni europee e per il ruolo che, secondo lui, avrebbero dovuto giocare le forze economiche. La sua visione tendeva a una costruzione di tipo federale dell’Europa che non minasse le sovranità nazionali .

Di fronte alla crisi politica e al ruolo preponderante assunto dall’economia nelle nostre società, io penso che gli imprenditori, i capitani d’industria, abbiano delle responsabilità e un ruolo europeo da giocare. In Italia, Francia e Germania il concetto di capitano d’industria è chiaro. Come Saint-Simon, sono convinto che scienza, economia e innovazione siano strettamente legate e che esse siano più che mai il motore delle nostre società. Io faccio appello all’azione comune di alcuni autorevoli imprenditori dei paesi partecipanti a una possibile Avanguardia europea affinchè si impegnino per il rilancio dell’Europa politica. A questo va aggiunta la necessità di ricostruire un tessuto fatto di solidarietà e di legami sociali di prossimità. Legami che in Europa non possono che fondarsi sulle identità locali e regionali.