L’immenso amore per Ascoli Piceno

Senza mezzi termini, irrinunciabile, porto sicuro. Tre immagini bene impresse tra cuore, mente e pelle che descrivono il mio amore, senza mezzi termini appunto, per Ascoli Piceno, la mia città. Irrinunciabile la vista di Piazza del Popolo che riassume storia, vita sociale, spiritualità religiosa incernierate nella plastica durezza del suo travertino. Porto sicuro quella rete di strade che si assottigliano in vie e si stringono, aderenti, in rue dove la luce fugge alta sulle mura a sfiorare i tetti, a scoprire qua e là orti verdi e fioriti.

Ascoli vista dall’alto si offre come un inseguimento di tetti dai colori che variano dal rossiccio al marrone a seconda delle coperture di tegole o di coppi che qua e là si aprono a incastonare “smeraldi” più o meno rigogliosi. Nascosti ai più se non si aprisse un portone che li protegge. Eco di voci dalle finestre socchiuse, profumi di cucina a pranzo che sfidano la fantasia dei turisti di passaggio. Ascoli Piceno con il suo centro storico tra i più estesi d’Italia è facile da amare. Per me è un ritmo circadiano che da sempre regola le mie emozioni con le tante sfumature della luce dall’alba ai tramonti. La ricchezza culturale e monumetale che ti circonda da quando nasci tra le “cento torri”, le noti e ti mancano soltanto quando sei fuori dalla conca che le protegge con il monte Vettore che la guarda da lontano, con l’Ascensione e Colle San Marco che la presidiano da vicino. Spesso mi capita di trovarmi all’improvviso proiettato nel
1200 mentre sfioro le colonne sonanti del portale della chiesa di San Francesco lasciando alcuni turisti strabiliati dall’effetto. Il solco impresso da quel gesto pluricentenario da tante mani di uomini, donne e bambini che dal 1215, anno nel quale fu edificata la
chiesa, si ripete fino ai nostri giorni.

Quel gesto mentre lo compi ti fa immaginare nella tua veste di velluto medievale e forte di quella “reincarnazione” racconti il tuo orgoglio di cittadino piceno ad americani e olandesi, a francesi o inglesi o, più semplicemente
a turisti italiani che seguono le orme di San Francesco. E se sei ascolano e hai degli ospiti che arrivano in città hai due tappe obbligatorie dalle quali non si sfugge: una sosta al Caffè Meletti in piazza del Popolo, uno tra i più importanti e vitali Caffè storici italiani e in piazza Arringo, sede degli uffici comunali e di una straordinaria Pinacoteca, ma soprattutto luogo dove c’è il duomo, la cattedrale di S. Emidio, patrono della città e protettore dal terremoto. Queste caratteristiche di restano addossso con orgoglio mai domo, come un grande tatuaggio sommerso e invisibile che copre il tuo corpo. Dentro trovi i tempi lenti di una piccola città dal grande cuore con le sue preoccupazioni e la sua voglia di riscatto. Quel carattere che nella Guerra Sociale vide i Piceni vincitori sulle legioni di Roma, sebbene poi nella seconda fase si dovette soccombere.



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