50 anni dopo “Milano calibro 9” ci restano solo i monopattini

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Oggi avrebbe compiuto 93 anni. Gastone Moschin (8 giugno 1929, 4 settembre 2017) morì a 88 anni ed è difficile non ricordarlo (anche) in quella celebre battuta del celeberrimo Amici miei: “Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?”. Era Rambaldo Melandri, uno dei compagni di zingarate nel film cult di Mario Monicelli.

L’esordio al cinema negli anni Cinquanta e poi una lunga carriera fra teatro (con la compagnia dello Stabile di Genova, con quella del Piccolo di Milano, con quella dello Stabile di Torino) e televisione (da Istantanea sotto l’orologio di Gastone Tanzi agli sceneggiati di Sandro Bolchi, seguitissimi in tv, come Il mulino del Po del 1963 e I miserabili del 1964).

Oltre al cinema, naturalmente, ciò per cui forse la maggior parte di noi lo ha conosciuto e amato: e qui è un florilegio di titoli, da Dove vai tutta nuda? del ’69 a Il conformista di Bernardo Bertolucci e L’inafferrabile invincibile mister invisibile di Antonio Margheriti.

E naturalmente Amici miei, ca vans san dire. E’ il 1975, per lui l’anno d’oro: è il compare di zingarate di Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete e scusate se è poco, in uno dei film più popolari della storia del cinema italiano, cult assoluto.

E poi i “poliziotteschi”, da Roma bene di Carlo Lizzani a Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, insieme a un magnifico Mario Adorf e una bellissima Barbara Bouchet: è il 1972 e anche questo è un anniversario. Cinquant’anni di Milano calibro 9, numero uno assoluto del genere.

Indimenticabile la sequenza iniziale, dalla Torre Branca di Parco Sempione al Duomo. E poi il Pirellone, la Darsena e il ventre della città grigia e operativa, che ancora non ha scordato né più scorderà il suo “attentatuni”, l’eccidio di Piazza Fontana di 3 anni prima.

In Milano calibro 9 Gastone Moschin interpreta l’altrettanto indimenticabile Ugo Piazza:

“Tu a uno come Ugo Piazza non lo devi neanche guardare! Tu a uno come Ugo Piazza non lo devi neanche nominare! Tu a uno come Ugo Piazza non lo devi neanche sfiorare! Tu quando passa uno come Ugo Piazza il cappello ti devi levare! Il cappello ti devi levare!”, dice il sanguigno Mario Adorf nella tragica sequenza finale del film.

E poi, chi se la scorda più la giovanissima e splendida Barbara Bouchet mentre balla su quello che negli anni a venire sarebbe stato il “cubo”? Quentin Tarantino, famelico appassionato del film di Fernando Di Leo, ne sarebbe stato folgorato e infatti il resto è storia.

Ma quel che resta nella storia sono anche le ambientazioni in cui Gastone Moschin si muove nella Milano di Milano calibro 9: una città che non c’è più, che ora è diventata un parco giochi per ricchi progressisti annoiati da se stessi e sensibili all’ambiente. Ve l’immaginate un inseguimento fra ZTL, area C, limiti a 30 all’ora, marciapiedi che invadono le carreggiate e monopattini da pirla? Mentre gli ausiliari del traffico lasciano il fogliettino sul parabrezza.

Ora fanno la fila per i frigoriferi a 4 ruote, le auto elettriche e le auto comuniste (cioè in comune), ma prima c’erano le Alfa Romeo Giulietta e le Citroen DS. Ve l’immaginate un inseguimento oggi nella città della sinistra ambientalista talebana tra i tavolini chic di quella Darsena su cui prima trovavi gli operai e ora trovi i fighetta coi risvoltini?

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