Addio a Gaetano Marabello, spirito libero

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Studioso del Brigantaggio postunitario al Sud e fine traduttore 

 Se n’è andato Gaetano Marabello, studioso galantuomo, appassionato meridionalista, meticoloso ricercatore delle cause dei “vinti”. Tra i massimi esperti italiani di Brigantaggio postunitario, originario messinese ma da ragazzino già a Bari, Marabello sapeva unire ad una profonda conoscenza del fenomeno anche la sagacia dell’arguto scrittore di razza, pronto alla ‘querelle’ vecchio stile, dove lo stile era il suo: deciso e fermo nel portare avanti la ‘causa’, altrettanto irrinunciabile nel condurla con rispetto anche per l’interlocutore più distante. Revisionista caparbio ma non oltranzista, dotato di cultura sterminata sul piano storiografico, il nostro aveva fatto studi giuridici, diventando poi un apprezzato dirigente dell’ufficio del Giudice di Pace a Bari. Indubbiamente avremo (di più: dovremo avere) modo di ricordare nella giusta maniera il nostro studioso, uomo ed amico di cui ora scriviamo con commozione lontana dal potersi celare. Giornalista prolifico, ha scritto davvero tantissimo. Un patrimonio che resterà caro e prezioso per i ricercatori di domani. Collaboratore del quotidiano nazionale Rinascita, a Bari ha scritto su Meridiano Sud, storica rivista fondata e diretta da Angelo Nitti. Suoi interventi fino all’ultimo numero anche sull’Alfiere, prestigiosa pubblicazione meridionalista voluta da Silvio Vitale ed oggi diretta dal figlio Edoardo. Con Valentino Romano come curatore di collana, poi, ha pubblicato con Capone, editore pugliese specializzato nella ricerca sulla storia del Mezzogiorno e della Puglia in particolare. Lo stesso ha fatto con la benemerita Controcorrente di Napoli, al cui animatore Carmine Golia, pure scomparso, Marabello era legatissimo.

Ecco i suoi titoli: “Briganti e pellirosse” (appunto Capone, 2011), “La legge Pica (1863-1865)” (Controcorrente, 2016) e “Verità e menzogne sul brigantaggio” (Controcorrente, 2018). Ha poi tradotto alcune opere di Dominique Venner, famoso e ‘discusso’ saggista ed animatore politico francese, anche qui dimostrando onestà e coraggio nel nome dello studio senza infingimenti, scegliendo una ‘parte’ ma lasciando gelosamente inalterato il campo del rigore filologico del buon ricercatore di razza. “Cuore ribelle” (Controcorrente, 2019), “Ernst Junger. Un altro destino tedesco” (L’Arco e la Corte, 2019) e “Storia e tradizione degli europei” (ancora L’Arco e la Corte, 2019): questi i tre volumi al centro della scoperta e riscoperta di di Venner, un’operazione culturale assai importante. Anni, questi – che mai avremmo detto ‘ultimi’ per lui -, estremamente prolifici di lavoro. Data infatti al 2020 l’opera “Il generale Lee” (sempre per L’arco e la Corte), traduzione di un testo della nipote dello stesso famoso generale sudista, la baronessa Blanche Lee Childe. Marabello era interessato anche alla storia dell’America, se così può dirsi, ‘prima dell’America’: la persecuzione degli indiani nativi (che appunto paragonava, in sede storica e storiografica, a quel che successe ai briganti del Sud ‘Italia’), la guerra civile e tanto altro.

Uomo della destra antica, dal forte spirito laico, dal civismo impegnato ma anche dal sano ritiro dello studioso di marca evoliana, Gaetano ha animato molti momenti culturali di spessore. Lo distingueva uno sguardo amaro ma non rassegnato sulle cose del mondo: sguardo attento, figlio di un’analisi intelligente e profonda ma mai pessimista alla maniera infruttuosa. Un critico ironico, arguto. Gli amici avranno nostalgia anche dei suoi scritti, i suoi piccoli pamphlet, quelli ‘fabbricati’ in proprio, che donava a chi reputava degno. Stile e motto mordace, esegesi di un intellettuale libero, dal pensiero alto. Pensiero, eleganza, sorriso misurato. E i libri. Questo è stato Gaetano Marabello e per tutto questo mancherà.  
Marino Pagano

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