Augusto Minzolini: «Quando proposi l’impeachment di Napolitano»

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Augusto Minzolini, cronista parlamentare della “Stampa” per molti anni, nel 2009 divenne Direttore del Tg1. Da quel momento cadde vittima della macchina del fango, che continuò anche quando, nel 2013, fu eletto Senatore. Dal luglio di quest’anno è direttore de “Il Giornale”. Nella duplice veste di osservatore della vita politica e di obiettivo della demonizzazione, siamo andati a sentire cosa pensa della nuova macchina del fango.

Questa intervista è pubblicata sul numero di novembre di CulturaIdentità

Da autorevole decano della cronaca parlamentare Lei ha potuto osservare il mutamento della vita politica dagli anni ottanta in poi. Come è cambiato il rapporto tra macchina del fango mediatica e politica in Italia?

Questi meccanismi ci sono sempre stati, basti pensare al “Borghese” o al caso Leone con l’”Espresso” o a Mino Pecorelli però si sono sempre collocati a un volume più basso. Ora che hai una montagna di informazioni che ti viene addosso (agenzie, web, social, talk show) è evidente che la macchina del fango esce amplificata. Prima era relegata in buona parte al Palazzo e a pochi addetti ai lavori ora è il palcoscenico del paese a essere messo al corrente, per delegittimare l’avversario. Oggi poi è incontrollabile: basti pensare in piccolo a Wikipedia dove la tua biografia può essere cambiata da chiunque in ogni momento. Già l’idea che una biografia sul web sia scritta da qualcuno che ti vuole denigrare, non è mai accaduto in passato. E in teoria bisognerebbe controllare sempre quel che accade nel mondo del web e rispondere colpo su colpo; ma bisognerebbe avere a disposizione uno staff che pochi, se non politici di professione ad altissimo livello, possono permettersi.

Ne era stato vittima ad esempio Michetti, costretto a togliere la propria biografia su Wikipedia

Stiamo comunque parlando di un piccolo angoletto, pensiamo a tutto il resto. Bisogna ricordare tuttavia che l’espressione “macchina del fango” fu coniata dai giornali di sinistra contro il “Giornale” durante l’inchiesta sul direttore dell’”Avvenire”, Boffo. Al solito due pesi e due misure: per i giornaloni le inchieste degli altri sono “macchina del fango”, quelle che fanno loro invece sono libero giornalismo…

Come nella vicenda Morisi…

Un fatto assolutamente privato, di un collaboratore sia pure importante di Salvini, buttato in pasto al voyeurismo solo per colpire il leader della Lega alla vigilia delle elezioni. Poi subito dopo, in assenza di rilievi penali, tutto si spegne. A me non piace utilizzare questo tipo di argomentazioni, ma se si volesse, ci si potrebbe chiedere come mai anni fa nessuno rinfacciò a Prodi la vicenda del suo portavoce, coinvolto in una vicenda analoga. Per non parlare del fatto che la responsabilità in ogni caso è personale.

Lei è stato vittima suo malgrado della character assassination da direttore del Tg1, quando fu oggetto di una campagna violentissima…

Mi fu rimproverato persino di fare degli editoriali. L’espressione “direttorissimo”, usata da Berlusconi in una telefonata privata con me, ovviamente buttata in pasto all’opinione pubblica, continuava con il Cavaliere che mi consigliava di non fare editoriali per non avere rogne. Mi disse “ma chi te lo fa fare?”. Secondo me erano invece importanti perché, non volendo toccare i pezzi dei colleghi (e non avendolo mai fatto) usavo quello spazio per esprimere un punto di vista. In fondo era un editoriale al mese. Quanto ai contenuti, criticavo il rigore tedesco, dissi che Craxi era uno statista: tutte affermazioni che oggi sono più diffuse, alcune sono diventate anche patrimonio comune.

Poi l’accusarono di “epurare” i conduttori del Tg1

Pensai di sostituire colleghe che conducevano il Tg1 da più di vent’anni. Io penso a quante giornaliste non hanno avuto l’occasione di condurre il tg perché quei ruoli erano occupati vita natural durante. Invece quell’avvicendamento dovrebbe essere del tutto fisiologico (pensi che a suo tempo Vespa e Frajese non avevano superato i sette anni). Ci fu una levata di scudi, e non fu certo un’epurazione visto che proposi a quelle colleghe alternative di tutto rispetto. E pensare che in Rai il conduttore non ha alcun ruolo, deve limitarsi a leggere il cosiddetto gobbo. Per cui che ci fosse l’uno o l’altra non aveva nessun effetto dal punto di vista politico.

Passò la fake new che sostituendo una conduttrice “non berlusconiana” avrebbe esercitato una censura

Una scemenza totale, dovuta esclusivamente a malafede

Quanto al rapporto tra macchina del fango mediatica e magistratura? Anche di questo fu vittima

Per la storia delle spese della carta di credito, ogni fine mese mandavo l’elenco all’amministrazione per l’autorizzazione. Per quindici mesi nessuno ebbe niente da dire. Alla fine del periodo mi chiesero all’improvviso con chi fossi andato a pranzo o a cena, cosa che avrei potuto anche dire, ma dopo un anno non potevo certo ricordare. Decisi cosi di restituire tutti i soldi. Poi venni rinviato a giudizio per un esposto di Antonio Di Pietro. Assolto in primo grado. Assolto dalla corte dei conti, dall’Ordine dei giornalisti, il giudice del lavoro costrinse la Rai a restituirmi i soldi. Purtroppo, a posteriori dovrei usare questa espressione, diventai parlamentare, e in un anno proposi l’impeachment di Napolitano, denunciai alla Corte di giustizia europea il presidente del Senato, Grasso, per come aveva gestito i lavori in aula durante l’esame della riforma istituzionale di Renzi. E “stranamente” un anno dopo mi trovai ad essere giudicato, in appello, da un magistrato che per dodici anni era stato parlamentare del centro sinistra e sottosegretario di Napolitano al ministero dell’Interno. “Stranamente”, senza reinterrogare nessun testimone, quindi utilizzando le stesse carte per cui in primo grado ero stato assolto, venni condannato. Tra l’altro, rispetto alle richieste del Pm, che chiedeva due anni, il tribunale alzo la condanna a due anni e mezzo. Motivo? Era il modo per far scattare la legge Severino e quindi l’incandidabilità.

Ma la Cassazione…

Nel collegio giudicante mi trovai come relatore il capo di gabinetto del ministero di Giustizia del secondo governo Prodi. Fatto singolare: questo magistrato era stato mandato in Usa come consigliere giuridico della delegazione italiana all’Onu. Negli stessi anni, a Washington come consigliere dell’ambasciata italiana c’era il giudice che mi aveva condannato in Appello. In altre parole in Appello e in Cassazione mi ritrovai due magistrati che avevano lavorato gomito a gomito per cinque anni e che prima in un modo o nell’altro, avevano avuto ruoli in governi di centro sinistra. Era talmente balorda quell’accusa che qualche anno dopo il Senato a voto palese, con me che ero un parlamentare di opposizione, respinse la richiesta di decadenza avendo individuato in quel processo un fumus persecutionis. Di fatto io non sono mai decaduto ma decisi di dimettermi perché, parlando nell’aula di Palazzo Madama, dissi che non difendevo la poltrona ma un principio, e che avrei lasciato in ogni caso.

Perché, pur non essendo il primo direttore non di sinistra del Tg1, Lei è stato demonizzato?

Perché facevo il direttore davvero. Non ho accettato l’idea di fare una messa cantata del tg1 come era tradizione. Il mio obiettivo era rompere un modo di fare informazione che assecondava il mainstream della sinistra.

E quindi l’hanno fatta pagare. Alla fine, come definirebbe la macchina del fango ?

Un meccanismo più mediatico che giudiziario, per questo assai più potente. Operazioni che possono iniziare dai media e arrivare ai pm, e viceversa. Dalla macchina del fango non puoi difenderti: pensi a cosa hanno fatto a Berlusconi, che era il principale editore italiano. E’ una tecnica che ricorda molto i metodi sovietici: perché deve colpire la moralità e l’onorabilità della persona. Anche in Urss infatti i dissidenti non venivano attaccati in quanto tali, ma accusandoli di essere spie, ladri, pedofili. La macchina del fango vuole convincere l’opinione pubblica che la persona colpita è spregevole. E che perciò non ha più diritto di parola.

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6 Commenti

  1. ma Morisi lo sapeva nella sua ricca carriera che aveva avuto illustri predecessori=?
    PS ricca e illustri sono evidentemente due ironici aggettivi

  2. La macchina del fango, per non dire d’altro….. è ancora oggi la maggior arma sbandierata dalla sinistra sporca e se non si riesce a fermarla avrà sempre successo perchè coadiuvata da una magistratura corrotta.

  3. Siamo sempre lì: la sinistra sbraita contro chiunque non sia allineato. Quando alla TV c’erano solo il primo ed il secondo canale, a furia di protestare e di brigare, la RAI si dotò di un canale ad hoc, il terzo, per i comunisti e tale è rimasto. Non solo, i comunisti, sempre loro!, si sono “allargati” ed hanno facilmente esteso la loro influenza su tutti gli altri canali. “Ohhhh, ora sì che si sta bene” dovrebbero dire, vero? Invece no, non sono ancora contenti…

  4. Sarebbe sufficiente che i due finti alleati del cdx leggessero questo editoriale, per comprendere tutto il male che stanno portando nell’unica coalizione che potrebbe essere in grado di sconfiggere le sinistre.
    Ma ci vuole intelligenza per comprenderlo… e se manca… manca!

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