Chiude il Salone Margherita: tanto c’è già questo Governo a far ridere..

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@salonemargheritaroma

Un’altra chiusura nella Roma dei 5 Stelle. Un altro teatro che chiude, un altro pezzo della storia dello spettacolo italiano, della nostra cultura che lascia un vuoto: il Salone Margherita chiude i battenti. Lo storico spazio liberty nel cuore della Capitale che ospitò da Totò a Petrolini, da Aldo Fabrizi alle serate futuriste di FT Marinetti, e che per più di 40 è stata la casa della satira della Compagnia del Bagaglino fondata nel 1965 da Pierfrancesco Pingitore e Mario Castellacci, verrà messo in vendita dalla proprietà, la Banca d’Italia. Non ne hanno voluto sapere della proposta economica dell’impresario Schiavone, che in questi ultimi anni ha animato la sala con 320 aperture di sipario all’anno: meglio trasformare un teatro storico in un centro commerciale, oppure tenerselo per i party aziendali.

La Roma dei teatri culturalmente è ferita: poche settimane fa il Sistina ha annunciato la chiusura, mentre per l’Eliseo una morte annunciata. Il Teatro Valle, da quella dannosa e faziosa okkupazione di qualche anno fa, che privò i romani ed i lavoratori dello Spettacolo di una vera stagione teatrale, non ha più riaperto. Le norme anti Covid hanno dato il colpo di grazia ad un settore completamente abbandonato dallo Stato, con eccezione di quei pochi teatri battezzati dalla sinistra che monopolizzano i finanziamenti del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo).

Quando Pingitore inventò il Bagaglino, satira politica e di costume, non poteva immaginare che le caricature di Craxi o di Andreotti o quella di Berlusconi sarebbero state meno realistiche di quelle che, lontano dal palco, nella realtà, sono oggi gli interventi di Grillo, del ministro Di Maio o del segretario del PD Zingaretti. Con loro non c’è bisogno più di fare quel tipo di satira. Quella di Grillo si è spenta nei Vaffa Day e nella più comica, quella sì, presa per i fondelli del proprio elettorato. Per gli altri condomini di governo un comizio o una conferenza stampa possono rivelarsi più divertenti di un biglietto in prima fila al Bagaglino. Allora il disegno è chiaro: chiudano tutti i teatri nella Capitale, perché il palco si è spostato a Montecitorio con questa straordinaria e inconsapevole compagnia di giro. Ci sono le esilaranti spalle alla Bonafede, le grevi caratteriste alla Taverna, le prime ballerine alla Azzolina. Il teatrino di quella che un tempo si chiamava politica si è spostato lì: che bisogno c’è di tenere aperto un teatro?!

Petrolini in quel gioiello che è il Salone Margherita recitava così: “Sono un tipo estetico, asmatico, sintetico, simpatico, cosmetico”. Questi che ci governano oggi al massimo sono asintomatici..alla cultura italiana.

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1 commento

  1. E’ tutta questione di stile. Ma anche di percentuale. E quest’ultima vuole che per un Petrolini irraggiungibile… ci si deve anche fare carico di un Grillo un tanto al chilo. A ciascuno i suoi sogni, insomma. Draghi, continuando a spigolare nel campo della politica, tuttavia sembra essere, come i fatti si fanno carico sempre di dimostrare quando è lui l’oggetto delle disquisizioni, il passpartù giusto per aprire le due porte costituzionali di cui tanto si è parlato e si parla in questi ultimi giorni a cavallo del Referendum e delle elezioni regionali: passando magari da Palazzo Chigi prima di insediarsi al Quirinale.
    E il caos che sta attraversando, a seguito della botta elettorale e dei suoi oramai virulenti pruriti congeniti, il M5s può essere il necessario elemento catalizzatore. Mentre i senatori grillini dissidenti del Senato, con un primo passaggio al gruppo misto, potrebbero accendere la miccia del cambiamento di orizzonti da subito. Consentendo alla maggioranza del Paese e a quella Parlamentare di finalmente istituzionalizzarsi. Poiché a quel punto lì, Mattarella non potrebbe continuare a negare le elezioni.

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