Collezionismo, perché l’auto d’epoca non è un’auto usata

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In era pandemica il mondo artistico/culturale ha visto un notevole incremento delle compravendite (soprattutto a livello digitale), ma c’è un settore, all’interno dei beni da collezione, che ha fatto anche meglio. E non da adesso. Negli ultimi dieci anni infatti non v’è stato nulla, in termini di guadagno, assimilabile al settore delle auto d’epoca, che rappresenta un fattore culturale al pari del mondo dell’arte. In entrambi i casi alla base non c’è solo passione ma anche studio, anzi “studio matto”: come il collezionista d’arte sa tutto sull’artista su cui punta (e spesso ne sa anche più di critici e galleristi), così il collezionista di auto d’epoca è un esperto conoscitore di oggetti che sono entrati a far parte di una cultura storica. Pensate a un’Alfa Romeo Osso di Seppia del 1968 e al carico simbolico che rappresenta: cinema (è stata la protagonista del film Il laureato), libri, giornali, società. In una parola: cultura. L’auto da collezione non è semplicemente un’auto usata e non è solo la macchina del nonno (quest’ultima forse un giorno lo diventerà): l’auto da collezione è innanzitutto un fatto culturale. Entrare in una concessionaria per acquistare la Lamborghini di un nuovo ricco non è come comprare una Maserati Birdcage, magari pilotata o posseduta da un ex campione del volante: non è lo stesso campionato e non è nemmeno lo stesso sport. Il collezionismo infatti, nell’arte come nelle auto d’epoca, è mosso da due elementi: una cultura specializzata e naturalmente un portafoglio per l’investimento (o anche per il solo piacere di possedere quell’oggetto), che si riverbera come un balsamo benefico su tutto il settore. L’arte (e l’automobilismo d’epoca) senza il mercato infatti non esistono. Talvolta condividono uno stato di follia: alcuni collezionisti d’auto per esempio installano il loro gioiello in salotto come se fosse una scultura e condividono, con i colleghi aficionados dell’arte, uno strenuo lavoro di ricerca verso l’obiettivo. Come ci ha rivelato Giulio Monziani di Retromobile, non puoi fermare il tempo, però puoi guidarlo. E, a proposito di tempo, dopo l’estate per gli appassionati delle auto blasonate ci sarà una grande sorpresa.

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