Verona, città di Romeo e Giulietta e culla dell’Amarone

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Un vigneto in Valpollicella - credito: Ilares Riolfi CC 4.0 SA by

Verona, città di Romeo e Giulietta e culla di un vino potente, simbolo di eccellenza territoriale e italiana. Colore rosso intenso, note di liquirizia, tabacco, ribes, nato per caso. Si dice che la riuscita dell’enogastronomia sia una questione di dosi, proporzioni, di chimica, come in amore, ma invece, come insegna la storia della cucina, dagli errori possono nascere prelibatezze. Qualcuna tra le tante: la ganache, il risotto allo zafferano, il panettone, il gorgonzola, il Negroni Sbagliato e il vino Amarone.

A commettere il fatal e fortunato errore fu nel 1936 Adelino Lucchese, capo cantina della Cantina Sociale di Negrar, vicino Verona, che all’epoca produceva il dolce Recioto della Valpolicella. Galeotta, infatti, fu una botte di Recioto dimenticata in cantina dalla quale ebbe origine l’Amarone. I lieviti avevano trasformato gli zuccheri in alcol rendendo il vino da dolce ad amaro, molto amaro. Adelino Lucchese a questa scoperta esclamò: «Ma questo non è amaro, è amarone!».

In effetti la sorpresa fu sbalorditiva. La fermentazione aveva deviato il gusto in una amarezza piacevole e prelibata, tanto che Gaetano Dall’Ora, presidente della cantina, decise di imbottigliarlo chiamandolo con il nome di battesimo dato da Lucchese. Non amaro, ma Amarone Extra.

A volte sono proprio i metodi tradizionali di preparazione ad abbattere ogni tipo di innovazione e nuova scoperta. Il processo di fermentazione decide il destino del vino, e nel caso dell’Amarone è stata proprio la fermentazione sbagliata a generare il suo sapore deciso ma semplice, e renderlo un vino diffuso e apprezzato in tutto il mondo.

Si sposa con formaggi stagionati, cacciagione, carni bianche e rosse, tra cui brasati, arrosti e spezzatino, ma è utilizzato anche come ingrediente per risotti, come il risotto all’Amarone e Monte Veronese, dolci al cucchiaio e sorbetti. Un grande rosso italiano che stupisce con abbinamenti tradizionali ma anche inaspettati, vero simbolo di quella enorme cantina della nostra bella Italia.

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