«Dopo 30 anni di design ora sono più vicino al mondo dell’arte»

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foto Gianmarco Chieregato

L’architetto e designer italiano ha creato una poltrona-scultura presentata da Sgarbi

Purezza delle linee e astrazione formale, ancorato però sempre alla realtà produttiva dei materiali. Questo lo stile, il brand che contraddistingue Carlo Colombo. Architetto, progettista di fama internazionale o meglio “Archistar” così, come amano definirlo i media. Colombo insegna, progetta e promuove il design italiano nel mondo. La poltrona Blueberry  (2010), il tavolo (2009) della sua collezione d’arte personale, le collezioni di Antoniolupi, la poltrona Ball di Arflex(2008), la sedia Newent armchair di Bentley Home sono solo alcuni esempi che testimoniano la sua vivace creatività.

L’interno è lo spazio più vicino all’uomo, avvolgente e protetto, in grado di isolarci è capace di celare ogni relazione con lo spazio esterno, ma anche di connetterci profondamente a ciò che ci sta intorno. Conversando con Carlo Colombo si scopre la sua evoluzione da architetto di industrial design ad artista “puro”. L’oggetto d’arredo diventa multiplo d’arte e la sua 784 apre una riflessione sulle possibili funzioni pratiche dell’oggetto artistico. Una poltrona-scultura progettata assemblando appunto, 784 barre di alluminio pieno, tagliate e finite in modo da rendere ergonomica la seduta. E così, non possono che venire in mente le parole di Le Courbusier: “Il termine architettura ha qualcosa di più magico che non il razionale o il funzionale, qualcosa che domina, che predomina, che impone”

Ogni epoca ha le sue tendenze, tra lockdown totale e smartworking era prevedibile che più tempo trascorso tra le mura di casa, ci avrebbe fatto guardare ai nostri spazi con occhi esigenti. Cosa è cambiato nell’interior design?

La casa oggi è un luogo importantissimo, sentiamo l’esigenza di riappropriarci del nostro spazio domestico. Lavorare da casa ha reso necessaria la creazione di luoghi alternativi. Determinati contenitori e oggetti, utilizzati per altro, si sono trasformati in una zona ufficio. Stiamo creando persino oggetti e arredi che abbiano una duplice funzione: per il quotidiano ma che all’occorrenza diventino un’area di lavoro temporale.

Quanta parte ha la tecnologia nel processo creativo?

Direi fondamentale, oggi all’architettura viene chiesto di essere amica dell’ambiente. La tendenza è quella di lavorare con materiali riciclabili, diversi e alternativi e su questo la ricerca è in continua evoluzione. Inoltre, la tecnologia continua a trasformare la nostra quotidianità risparmiando tempo, consumi, trovando soluzioni per abbattere l’inquinamento. Il web ci permette di essere in connessione world wide, di viaggiare sempre meno e vivere sempre più le nostre case.  È il nostro presente ma la tecnologia è soprattutto il nostro futuro.

Il suo è un marchio di “artista-intellettuale?

Ho iniziato con il design industriale collaborando con i più grandi marchi italiani nel mondo e tutt’ora lavoro con loro. Oggi però, sento di essere più vicino al mondo dell’arte. Dopo aver disegnato per più di trent’anni per i migliori brand, avendo in produzione più di duemila pezzi ora, ho il desiderio di uscire da questo schema aprendomi alla libertà delle scelte e all’espressione delle idee. Con Vittorio Sgarbi ho presentato la poltrona-scultura 784 a tiratura limitata che esprime il mio pensiero artistico. A breve uscirà con la Rizzoli il mio libro “Trent’anni di design”.

Lei è anche un curatore di mostre, qual è il suo approccio?

E’ un tema bellissimo che esula dal solito lavoro dell’architetto. In questo caso ho la possibilità di esprimermi liberamente mantenendo, però, la purezza e il silenzio perché chi deve parlare è l’opera esposta. Interior, dunque, pensato per divulgare e comunicare una mostra ha un che di liberatorio. Bisogna lavorare con precisione chirurgica avendo la capacità di saper allestire un ambiente neutro ma al contempo carico e ricco di significati che si traducano poi, nell’opera.  

Il suo bilancio sul Salone del Mobile a Milano appena concluso?

Per il periodo che stiamo vivendo è stato un ottimo risultato. Certo, rispetto ai numeri da capogiro (oltre 350 mila visitatori) a cui eravamo abituati si è registrato un flusso meno importante, inevitabile per i protocolli di sicurezza e le mancate presenze dall’estero. Purtroppo, sono mancati i buyers asiatici e americani una fetta di mercato sostanziale per il nostro settore.

Il made in Italy è sempre più proiettato nel segmento del market luxury

Siamo fortunati ad essere italiani, all’estero ci rispettano e ci riconoscono per la creatività e la qualità che mettiamo nel food, nella moda e nel design. In questi settori siamo i numeri uno indiscussi. L’Italia è un paese bellissimo, viaggiando nelle nostre città scopri delle bellezze straordinarie. Gli italiani sono sparsi ovunque hanno conquistato il mondo con la capacità, la voglia di fare, l’inventiva. Offriamo l’energia positiva, la nostra esperienza, il nostro linguaggio, ciò che ci rende unici. Noi che lavoriamo nel settore del bello e del lusso siamo orgogliosi di apporre sull’etichetta Made in Italy, segno di orgoglio nazionale.

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