Draghi e Versace: ​così vicini, così lontani…

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Cosa hanno in comune Mario Draghi e Gianni Versace? Apparentemente nulla, se non di essere entrambi oggetto degli approfondimenti del numero di CulturaIdentità uscito venerdì. Il primo, perché ovviamente ​Presidente del Consiglio particolare (e altrettanto particolare candidato al Quirinale, o almeno cosi si dice)​,​ il secondo perché ricorrono i 75 anni dalla nascita (uno in più, se fosse in vita, di Draghi​)​. Ma qualcosa hanno in comune il grande funzionario delle banche di Stato (definirlo banchiere è improprio) e lo stilista, ​Draghi con studi specialistici post laurea al Mit di Boston, ​Versace che neanche aveva terminato il ​liceo classico​: il fatto di essersi formati nell’Italia degli anni ​S​ettanta e di aver avuto successo in quella dei due decenni successivi​, in una Italia vitale, dinamica, mobile, sorprendente. Alla quale​ assai presto Versace diede un volto internazionale​,​ mentre Draghi deteneva già negli anni Ottanta un ruolo importante come consulente di diversi ministri, per poi diventare ​direttore generale del Ministero del Tesoro. Entrambi sono volti noti all’estero​ e molto amati in Usa: ​lì viveva Versace​, in Florida​ ​dove, come sappiamo, ​fu ucciso nel luglio 1997, quando Draghi, dopo la fine dell’esperienza al Tesoro, e​r​a​ ​​nella grande banca d’affari americana Goldmann Sachs. Oggi ​i​ due nomi, Versace e Draghi, anche se certo più il primo, agli americani dicono qualcosa. Questo abbozzo di pseudo “vita parallela” potrebbe essere rimpolpato dalla lettura del numero​ di CulturaIdentità in edicola​. Su Draghi, Alfonso Piscitelli​ traccia un profilo biografico, Paolo Becchi e Diego Fusaro lo vedono come l’ipotesi della tecnocrazia che ha schiacciato la politica, Giovanni Sallusti ne fornisce un’immagine più in chiaroscuro, tracciando una sorta di possibilità di “draghismo di sinistra”, mentre nella splendida intervista Vittorio Feltri fornisce alcuni elementi illuminanti sul suo carattere. Quanto al sottoscritto, ha cercato di interpretare, senza intenti necessariamente distruttivi, l’esperimento Draghi come un tentativo di neo bonapartismo teocratico e post politico. Quanto a Versace, se ne occupano Raffaella Salamina, con un pezzo in cui le interconnessioni tra l’origine calabrese e la milanesità sono descritte cosi strette da consentire poi la proiezione internazionale di Versace: non si può essere internazionali se non si è identitari. Mentre Maria Elena Capitanio racconta ciò che resta oggi di Versace: ed è moltissimo. Draghi e Versace, cosi vicini, cosi lontani: da confrontare leggendo CulturaIdentità​.

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