“Il mio messaggio”. Il testamento politico di Evita Perón

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Una figura che continua a parlare e a incendiare passioni. Nonostante la prematura scomparsa e un’epopea politica interrotta per le resistenze di chi temeva la sua spinta messianica. Il riferimento è a Eva Duarte. O meglio, a Evita. Ancora lei: il volto simbolo del peronismo. Decisamente qualcosa in più rispetto all’ingessato ruolo di first lady. Arriva in libreria Il mio messaggio per i tipi di Eclettica (2023, pp 220, € 14,25). Si tratta, di fatto, del testamento politico e spirituale della donna che più di altre ha segnato le vicende della travagliata Argentina nel Ventesimo secolo. Un travaglio ancora in atto e che vede – per restare ai nostri giorni – nell’ultimo snodo elettorale, quello che ha visto Javier Milei vincere sul neo peronista Sergio Massa, una tappa lacerante.

Il mio messaggio di Evita Peron, a cura di Roberto D’Angeli (Eclettica, pp 220, € 14,25)

Scritto durante le fasi terminali della malattia, è un libro dalla gestazione difficile. Annunciata nel 1952, la pubblicazione arriverà però molto tempo dopo, quando il testo sarà ritrovato, nel 1987, tra le carte di un notaio. Fu lo stesso Perón a ritenere inopportuno quello scritto che inneggiava al «fanatismo» e puntava il dito contro le oligarchie non soltanto estere che non avevano voluto la candidatura di Evita alla vicepresidenza della Repubblica. Il colonnello decise di tenere segreto, per motivi di opportunità, un testo che prendeva di mira le gerarchie ecclesiastiche e i vertici delle forze armate. E che, allo stesso tempo, fomentava i sentimenti di quel popolo dal quale lei stessa proveniva e a esso era dedita ideologicamente con punte che spostavano decisamente a sinistra, pur rimanendo su posizioni antitetiche al comunismo, l’impianto dottrinale del peronismo.

Il mio messaggio va letto in tandem con La ragione della mia vita, testo simbolo della vicenda di Evita. Uno scritto che completa e radicalizza le sua narrativa politica. In appendice ci sono due testimonianze che arricchiscono il valore documentale della recente pubblicazione: Le ultime volontà di Eva Peron e La donna in Argentina. Due opuscoli di propaganda peronista pubblicati negli anni Cinquanta dal Servizio Internazionale Pubblicazioni Argentine. Il secondo, in particolare, ricapitola la storia dell’emancipazione femminile nel paese albiceleste fino al diritto di voto acquisito nel 1946 come uno dei primi atti della presidenza di Juan Perón.

Il curatore della pubblicazione in casa Eclettica è lo storico Roberto D’Angeli, già collaboratore della Fondazione Ugo Spirito – Renzo De Felice e ricercatore fino al 2015 della Fondazione Museo della Shoa di Roma. Nelle oltre 70 pagine introduttive, ricapitola puntualmente quanto accadde al corpo di Evita una volta caduto Perón. Una vicenda drammatica e allo stesso tempo affascinante che passa anche dall’Italia. Per la precisione: dalla fossa 41 del campo 86 del cimitero Maggiore di Milano, dove la salma fu custodita, sotto il falso nome di Maria Maggi De Magistris, per 14 anni.

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