Farina di insetto? No grazie. La cucina italiana va difesa

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La farina di grillo arriva sulle tavole degli italiani. L’Unione Europea ha stabilito che da fine gennaio potranno essere venduti e comprati liberamente i prodotti alimentari a base di Acheta Domesticus, fatti con la polvere di grillo domestico. A dare il via libera definitivo è stata l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare dopo che una società olandese, la Fair Insects B.V. aveva presentato nel dicembre 2018 la richiesta alla Commissione per l’uso di Acheta Domesticus intero congelato, essiccato e in polvere (macinato) come snack e ingrediente di una serie di prodotti alimentari destinati alla popolazione in generale. Il via libera dell’Autorità è arrivato, ma solo dopo alcuni test che hanno dimostrato la sicurezza della farina di grillo per l’essere umano. E si tratta del terzo alimento derivato dagli insetti approvato in sede comunitaria, dopo le tarme e la farina essiccata della locusta migratoria.

Salta così un’altra barriera nella difesa dei prodotti alimentari, delle eccellenze gastronomiche e di tutti quegli alimenti di qualità e fonte di salubrità, che soprattutto l’Italia è in grado di proporre sul mercato globale da sempre.

L’Acheta Domesticus, che potrebbe diventare presto una consuetudine anche per il Belpaese, è destinata ad essere molto più di un alimento marginale o grottesco. Il suo essere proteico a basso costo e sostenibile per l’ambiente potrebbe spingere sempre più consumatori a mettere da parte la naturale diffidenza per gli insetti e ad accogliere ciò che in Oriente fanno da tempi remoti: cibarsi di insetti.

La diffusione di questo tipo di farine sarà penetrante, più di quanto siamo portati a credere. La potremo trovare nella preparazione di pane e panini multicereali, di crackergrissini o barrette ai cereali, nelle miscele secche già pronte per i prodotti da forno, nei biscotti, nella pastasecca farcita e non farcita, nelle salse, nei prodotti a base di patate, legumi o altre verdure, nella pizza, nei prodotti sostitutivi della carne, nelle minestrein polvere, negli snack a base di farina di granturco, nella birra, nel cioccolato e negli snack diversi dalle patatine fritte. Insomma, un’invasione in tavola che renderà sempre più complicato districarsi tra prodotti italiani e ciò che viene confezionato, anche in minima parte, con l’utilizzo della farina d’insetto. Un vero problema e ,forse, anche uno shock, per chi della difesa del Made in Italy ha fatto una missione a tempo pieno come ASACERT. L’ente terzo e accreditato di certificazione, valutazione, ispezione è impegnato in prima linea nella salvaguardia dei nostri prodotti agroalimentari attraverso il protocollo “ITA0039|100% Italian Taste Certification”, che certifica l’autenticità dei ristoranti italiani all’estero attraverso attente verifiche ed ispezioni.

L’AD di ASACERT e ideatore del protocollo, Fabrizio Capaccioli, ha espresso profonda contrarietà all’introduzione di farine di insetti in Europa ed in Italia, in un momento in cui si sta lavorando con determinazione e fatica alla difesa della cucina Made in Italy e della dieta mediterranea: “Per la dieta mediterranea non solo è aberrante l’idea della farina di insetto ma, fatto ancor più grave è che al momento non sono noti gli effetti sul corpo umano di questo tipo di alimenti”, ha affermato Capaccioli, che ha aggiunto: “L’Unione Europea dovrebbe concentrarsi maggiormente nella difesa dei prodotti delle nostre filiere agroalimentari che sono a rischio contraffazione ed estinzione nei nostri stessi Paesi e nel mondo, piuttosto che aprire all’invasione orientale di cibi lontanissimi dalle nostre sane tradizioni”.

A preoccupare non è solo il danno economico, che inevitabilmente sarà arrecato al comparto agro-alimentare italiano, ma anche la stessa sicurezza alimentare. Sugli effetti dannosi che le farine di insetto possono avere sull’organismo umano ci sono infatti molti dubbi ed alcun certezze, nonostante il via libera dell’Autorità europea. “Mi sono scagliato più volte contro le farine di insetti. Si può anche sperimentarle le farine ma occorre partire da un concetto: gli italiani vivono più a lungo dei cinesi perché non mangiano soia e non mangiano insetti, i quali procurano una reattività allergica molto particolare. Contengono proteine iperattive che inducono a molte allergie”, incalza il dottor Giorgio Calabrese, esperto di alimentazione e difensore della dieta mediterranea. “Nel food noi non abbiamo bisogno della farina di insetti o di locuste o di grilli. Noi abbiamo bisogno di continuare il nostro percorso con cibi che sono sicuri soprattutto nella parte iniziale perché vengono coltivati o allevati in modo sicuro, e quindi il concetto di introdurre le farine serve solo ai paesi dell’oriente per invadere l’occidente e qualcuno ci guadagnerà”, conclude Calabrese.

Il guadagno di questo enorme affare, legato alle farine d’insetto, provocherà indubbiamente danni economici rilevanti alla filiera agroalimentare italiana. Si stima che già oggi la contraffazione alimentare, definita come “Italian Sounding”, provoca ogni anno 120mld di ammanco alla filiera. Un fenomeno che ha spinto ASACERT, insieme con Coldiretti, a ideare il protocollo “ITA0039|100% Italian Taste Certification” e a realizzare anche un’App gratuita ad esso legata, che consente al consumatore in qualsiasi supermarket del mondo di tracciare con lo smartphone la provenienza dei prodotti alimentari sui banchi.

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