Gole del Fiume Melfa. Un patrimonio da tutelare

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Tra le innumerevoli mete di eccellenza che la provincia di Frosinone può vantare in termini di turismo culturale e ambientale, spicca un’area, quella denominata Gole del Fiume Melfa.

Questo sito  di interesse comunitario che appartiene alla regione biogeografica mediterranea ed  occupa una superficie di 1181.04 ha, interessa i comuni di Casalvieri, Arpino, Santopadre, Roccasecca, Casalattico e Colle San Magno.

Il suo perimetro, all’interno del quale è individuata dalla regione Lazio la Zona Speciale di Conservazione, è riportato nella cartografia tematica sugli habitat e sulle specie di interesse presso gli uffici competenti in materia di Rete Natura 2000. (Atto Misure di Conservazione DGR 158 del 14 aprile 2016). Un esempio di biodiversità di flora e fauna che attende di essere pienamente tutelata.

L’eremo dello Spirito Santo

Una strada provinciale, denominata “Tracciolino”, attraversa la Gole del Melfa per circa 14 Km. e mette in comunicazione la Valle del Liri con la Valle di Comino, un asse di tipo trasversale che dal Lazio lambisce l’Abruzzo. Percorrendo tale collegamento viario che partendo da Roccasecca, sotto la guardia di un prezioso Santuario rupestre, l’Eremo dello Spirito Santo, raggiunge Casalvieri snodandosi parallelamente al corso del fiume Melfa, si vivono emozioni indescrivibili, tra boschi e rocce, in un contesto di natura intatta, con scorci sul corso di un fiume incastonato tra pareti rocciose dove nidificano varie specie di uccelli rapaci.

Una sorta di paradiso terrestre il cui raggiungimento in automobile risulta purtroppo interdetto da molti anni dopo la chiusura della strada ordinata dalla provincia di Frosinone a tutela della pubblica incolumità a causa di fenomeni franosi che interessano vari tratti delle pareti che la costeggiano.

Un fiume fantastico il Melfa, ridotto tuttavia a torrente a causa dello sbarramento a monte della diga di Grotta Campanaro. Di qui, come prima urgenza, la necessità di mettere in sicurezza l’importante arteria, nonché la realizzazione di pozzi che restituiscano acqua al fiume. Di pari passo la redazione di un progetto pilota, unico nel suo genere, quale modello per la valorizzazione di un patrimonio fatto di natura e cultura e per la promozione di nuova occupazione e del benessere sociale.

La Dea Mefite

Il potenziale di sviluppo di quest’area è insito inoltre nella storia di luoghi in cui la presenza dell’uomo è documentata già nell’età del bronzo e del ferro. Molti reperti ceramici ivi ritrovati risultano databili tra il 1330 ed il 1000 a.C. Le genti sannitiche che la popolarono, devote alla Dea pagana Mefite, da cui quasi sicuramente deriva il nome Melfa, invocavano con riti propiziatori acqua ed abbondanza.

Da storia e leggende può nascere un nuovo mito, quello della ri-appropriazione di luoghi che, assicuratici dalla Provvidenza, aspettano di essere rivalutati ed utilizzati per il benessere comune.

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