Il trattato pandemico è alle porte: l’OMS comanderà a casa nostra?

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L’OMS ci prova, e in Europa trova più di un sostenitore a tenergli bordone. A denunciare quello che questo organo delle Nazioni Unite sta provando ad apparecchiare contro la sovranità degli Stati e l’autodeterminazione dei popoli è un incontro sul canale youtube “Il vaso di Pandora”, fra Fabio Sarzi Amadè, docente di Diritto del lavoro e consulente della regione Piemonte, Leonardo Guerra, biologo molecolare, già dirigente di multinazionali e dal 2020 consulente indipendente di sistemi sanitari e Massimo Mazzucco, regista e documentarista. Un incontro che rompe una coltre di assordante – e preoccupante – silenzio sugli altri media.

Se l’OMS nel 1946, anno della sua nascita, si proponeva di essere un organismo indipendente con obiettivi sicuramente lodevoli quali l’indipendenza, il raggiungimento del maggior livello di salute possibile delle popolazioni, l’evitare abusi e sperimentazioni non etiche sul corpo umano, avendo come faro quei principi sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, negli ultimi decenni, sottolinea puntualmente Amadè, questi buoni propositi stanno venendo sempre più meno. Questo si è visto con grande chiarezza durante la pandemia ma non solo: analizzando gli attuali obiettivi delle scelte dell’OMS, grande parte degli investimenti nelle ricerche scientifiche viene impiegata non per scopi collettivi ma al fine di dare riscontri specifici a tutte quelle aziende che rappresentano la fonte primaria di entrate (l’OMS dipende per l’80 % da fondi privati e solo Bill Gates dona ogni biennio 551 milioni di dollari). A fronte di questi dati, si comprende bene che l’indipendenza tanto invocata all’inizio è ormai pressoché inesistente. Tuttavia, oltre all’analisi delle entrate, è interessante considerare le uscite che nel 2022 hanno quasi raggiunto un budget di spesa di quasi 4 miliardi di dollari: di questa somma il 70 % copre costi di stipendi e consulenze esterne, quello che invece viene speso per attrezzature mediche e forniture è solo il 13% del totale. Situazioni che rappresentano efficacemente questi dati si sono presentate in Africa, in cui la spesa per attrezzature mediche è molto inferiore ai costi di viaggio del personale della sede africana, e in America, in cui addirittura si spende in viaggi il doppio della somma destinata a spese mediche.

Questi dati sicuramente poco entusiasmanti si collocano all’interno di un raggio d’azione che l’OMS sta eseguendo per raggiungere scopi ben precisi, che si illuminano ancor di più andando a vedere il possibile e poco distante “Trattato internazionale sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie” o “Trattato sulle pandemie” che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto nel marzo 2021 e alla cui bozza definitiva sta attualmente ancora lavorando con il supporto delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea.

L’intento è quello di avviare un coordinamento globale per affrontare possibili emergenze future ma la proposta prevede un “treaty – legally binding under international law”. Dunque un trattato giuridicamente vincolante ai sensi del diritto internazionale con cui l’Organizzazione mondiale della sanità nel caso di potenziale pandemia (anche la definizione di questa è arbitrariamente decisa dall’OMS) si imporrebbe sulle norme nazionali.

Con il trattato pandemico si va ad accentrare il potere nelle mani di questo organismo sovrastatale ma non indipendente che esautora ancora una volta e sempre più violentemente Stati e popoli impedendo loro di esercitare sovranità e autodeterminazione.

Forte dell’esperienza pandemica, in cui ogni Paese si regolava da sé a seconda della situazione epidemiologica, l’OMS si vuole gentilmente assumere, in vista di una prossima emergenza, il controllo delle politiche sanitarie globali e la gestione dei vari piani pandemici. L’attuale bozza non fornisce le garanzie necessarie per regolamentare il ruolo del settore privato (i privati – come detto – costituiscono oltre l’80% dei finanziatori dell’OMS, guarda caso); inoltre, l’articolo 18 del trattato formalizza sostanzialmente il potere universale ed esclusivo dell’OMS di determinare a quali informazioni è consentita la circolazione e quali no, quali sono “vere” e quali sarebbero disinformazione. Tutto ciò che abbiamo toccato con mano durante la pandemia, la repressione di qualsiasi tentativo di obiezione a politiche sanitarie o a trattamenti sanitari imposti, verrebbe formalmente legittimato.

Si vogliono compiere in questo senso anche modifiche al regolamento sanitario internazionale che non andrebbe ratificato perché già approvato: quelle che prima erano raccomandazioni comportamentali diventerebbero vincoli, le applicazioni dei regolamenti sussisterebbero anche in caso di emergenze potenziali (qual è il limite del potenziale?), si ha intenzione di eliminare la dicitura dell’articolo 3 in cui è sancito il rispetto della dignità e delle libertà fondamentali delle persone.

Leonardo Guerra, fa notare che questo tipo di approccio biosecuritario è in grado di decidere non solo della salute in senso stretto ma di tutto ciò che sfiora tale sfera: ambiente, alimentazione, stili di vita e così via. La ratifica del trattato andrebbe a legittimare imposizioni senza limiti su larga scala che minano fortemente l’autonomia nazionale, con la drammatica conseguenza che tutto può diventare un valido e legale motivo per giustificare misure biosecuritarie di ogni genere.

L’OMS deve arrivare ad una bozza condivisa che al momento non sussiste ma che sicuramente sarà definita in vista dell’assemblea generale di maggio. È possibile che la maggioranza degli Stati membri voti a favore ma che poi non avvenga la ratifica da parte del singolo Stato, che anche nel caso in cui la maggior parte degli Stati ratificasse, non sarebbe obbligato a aderire al trattato.

In Italia è stata recentemente approvata una Commissione d’inchiesta parlamentare sul Covid 19 che sia Guerra che Amadè sperano possa fare chiarezza sui provvedimenti e le scelte prese dal governo durante la pandemia. Al di là delle basi scientifiche dei ripetuti lockdown si deve andare a chiarire il ruolo dei tamponi che non sono di per sé strumento diagnostico ma sono stati considerati tali, il motivo per cui persone sane sono state trattate come malati; è necessario pretendere chiarimenti sul fenomeno di “vigile attesa e tachipirina”, accertare i motivi per cui sono state vietate le autopsie e le terapie precoci. I moltissimi effetti collaterali post vaccinazione infine obbligano moralmente uno Stato democratico a prendere in considerazione tali fatti. 

Diffondere consapevolezza è essenziale per evitare che la società del comportamento, l’evoluzione della società di mercato, si insinui in ogni ambito della vita quotidiana. Si è passati dall’ imporre cosa comprare all’imporre come comportarsi premiando i comportamenti definiti “virtuosi” e punendo quelli non in linea. Per esempio, in Francia è passata in prima lettura una legge che punisce con fino a 3 anni di reclusione e multe salatissime chi “sconsiglia” ad un malato in modo ripetuto un trattamento sanitario su cui “la scienza ufficiale ha dato il via libera”. Un assurdo, se si pensa che da che il mondo è mondo, il “secondo parere” su cure e terapie è uno dei principali mezzi con cui una persona gestisce la propria salute.

Per i numerosi gruppi che si sono formati in questi anni per mostrare le svariate ombre inquietanti della gestione pandemica, la Commissione bicamerale italiana è sicuramente un primo passo verso il raggiungimento di una verità storica che non può essere di certo sottaciuta e soffocata, ma ciò non basta. Come Massimo Mazzucco dice in trasmissione, si stanno costituendo comitati spontanei che intendono porre direttamente all’attuale maggioranza di governo una domanda sulla posizione che terrà l’Italia circa il trattato pandemico. Questa forma di lobbysmo si propone di spostare non pochi milioni di voti in vista delle europee, in un senso o nell’altro.

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