La follia nutriscore che vuole vietare il cibo italiano

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A Bruxelles, si parla da anni di introdurre obbligatoriamente l’etichettatura a semaforo per i prodotti alimentari, come già avviene in Francia e nelle grandi catene di distribuzione del Belgio.

Patatine fritte classificate come salutari e parmigiano reggiano bollato come dannoso per la salute: quest’esempio, relativamente noto, è sufficiente di per sé a spiegare quale pericolo il nutriscore rappresenti per gli alimenti delle diete tradizionali, di cui l’Italia e l’Europa sono ricche.

Il nutriscore è stato sviluppato in Francia, ma si è diffuso anche nelle principali catene di distribuzione del Belgio, e una sua variante più “morbida” è comparsa in Inghilterra già nel 2012. Si tratta di un logo composto da una scala di cinque colori, dal verde scuro al rosso, a ciascuno dei quali è associata una lettera, dalla A alla E, che serve per fornire al consumatore un’informativa semplificata delle qualità nutrizionali del prodotto in vendita sullo scaffale. Un alimento è classificato in una delle cinque categorie del nutriscore sulla base di un calcolo che tiene conto, per cento grammi di prodotto considerato, delle componenti nutrizionali da favorire, come le fibre, e di quelle che invece andrebbero evitate, come grassi saturi, zuccheri e sale. Questo elaborato processo di analisi e etichettatura nasconde però errori grossolani, che ne viziano l’efficacia rispetto alle reali esigenze di salute delle persone e che mette a rischio, allo stesso tempo, quote di mercato considerevoli per prodotti che sono parte integrante delle diete tradizionali.

La ragione è semplice: considerare cento grammi di prodotto, anziché dieci o venti, è una scelta assolutamente arbitraria, che non si basa su alcuna teoria condivisa dalla comunità scientifica e che, soprattutto, manca di riconoscere la dimensione più ampia della dieta all’interno della quale gli alimenti sono inseriti. Nessuno si beve in un pasto cento grammi di olio d’oliva, né si mangia una forma di parmigiano in due giorni, ma entrambi fanno parte, in proporzioni minori, della dieta mediterranea, che è unica al mondo e sinonimo di longevità. Pensare che questi alimenti vadano ritenuti “pericolosi” per la salute è francamente ridicolo, eppure corriamo il rischio concreto che la Commissione Europea presenti una proposta per imporre il nutriscore sulle confezioni. Infatti, nel maggio 2020, la Commissione ha annunciato la volontà di presentare una proposta per introdurre “un’etichettatura nutrizionale sulla parte anteriore dell’imballaggio obbligatoria e armonizzata”. Da quel momento, il dibattito si è rivitalizzato a Bruxelles e, tra alti e bassi, prosegue tutt’oggi.

Naturalmente, se il modello francese del nutriscore venisse esteso ed applicato uniformemente a tutta Europa, i prodotti del Made in Italy, spesso tradizionali, subirebbero la concorrenza di prodotti “sintetici” e industriali che potrebbero vantare un valore nutrizionale falsamente migliore.

Tuttavia, la battaglia contro il nutriscore non è soltanto italiana: le produzioni agroalimentari che hanno senso e storia all’interno di una dieta tradizionale non mancano negli altri grandi paesi europei, a partire proprio dalla Francia, dove le voci fuori dal coro sono – fortunatamente – numerose.

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4 Commenti

  1. Quest’Europa formata da lobby e burocrati, da politici mezze calzette non serve. Stanno puntando a distruggere le amicizie internazionali dell’Italia, prima hanno bombardato la Libia, ora grazie al venduto di draghi ci allontanano dalla Russia. Ci impongono di mangiare merda prodotta da altri e vietano la produzione Italiana. L’Italia ha perso il lume della ragione, via da quest’Europa. Voglio un Europa dei popoli in cui ognuno sia uguale nelle diversità, non una che costringe il più debole a seguire le imposizioni delle lobby.

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