L’Aquila ha presentato ufficialmente il programma per il suo anno da Capitale italiana della Cultura 2026. Il progetto prevede 300 eventi distribuiti in 300 giorni, con ospiti internazionali e un’offerta che spazia tra arte, musica, teatro, cinema, danza, partecipazione e ricerca. La cerimonia di apertura è fissata per il 17 gennaio. Quattro giorni prima, il 13 gennaio, su RaiTre andrà in onda la puntata di Radix con Edoardo Sylos Labini dedicata al capoluogo abruzzese.
A differenza delle edizioni precedenti, L’Aquila 2026 non si limita a una singola città, ma propone un modello innovativo e “diffuso”: un territorio ampio, policentrico e interconnesso, che coinvolge le città medie e le aree interne dell’Appennino, soprattutto quelle più fragili e colpite dai terremoti del 2009 e del 2016. L’obiettivo è creare un esempio nazionale di rigenerazione culturale, valorizzando il patrimonio storico, paesaggistico e umano di un’intera area.

Il sindaco Pierluigi Biondi ha sottolineato che la forza del progetto sta nella “coralità” di una comunità ampia e in continua evoluzione: “Non una capitale, ma mille capitali”, ha detto, riferendosi a luoghi, istituzioni, borghi e soprattutto alle persone che li abitano. Il dossier è stato elaborato in stretta collaborazione con il Comune di Rieti e con i territori colpiti dai sismi.
Il Comune dell’Aquila investirà oltre 16 milioni di euro solo per il 2026, tra programmazione culturale, grandi mostre, produzioni originali e interventi di rigenerazione. Tra gli eventi più significativi ci sono: un’opera inedita di Nicola Piovani per gli 80 anni della Società Aquilana dei Concerti “Bonaventura Barattelli”; un progetto musicale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco; il primo concorso internazionale di direzione d’orchestra “Vittorio Antonellini”; e il potenziamento di manifestazioni storiche come la Perdonanza Celestiniana, i Cantieri dell’Immaginario e il Jazz Italiano per le Terre del Sisma.
Il coordinatore scientifico Pier Luigi Sacco professore ordinario di Economia Biocomportamentale dell’Università di Chieti-Pescara, ha evidenziato che la cultura diventa un’infrastruttura essenziale per le aree interne, con impatti misurabili su benessere, salute, coesione sociale e attrattività del territorio. Per la prima volta in Italia, L’Aquila ospiterà un Osservatorio Culturale Urbano che monitorerà scientificamente questi effetti.
Il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio ha definito il 2026 come un’occasione per presentare all’Italia e all’Europa una città che si è trasformata in un laboratorio vivo di rigenerazione, capace di restituire identità, fiducia e nuove energie creative ed economiche. Il direttore del dossier Alessandro Crociata, professore ordinario di economia applicata all’Università di Chieti-Pescara e direttore del dossier di candidatura, ha spiegato che il modello di “Capitale diffusa” valorizza le città medie come motori di sviluppo e nasce da un dialogo concreto tra L’Aquila e Rieti, accomunate dalle stesse sfide. Il sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi ha confermato l’entusiasmo per questa alleanza interregionale che valorizzerà l’Appennino centrale, terra che conserva e custodisce ancora l’identità profonda italiana.
Con il contributo di un milione di euro del Ministero della Cultura sono già in partenza cantieri culturali diffusi, progetti di partecipazione, rigenerazione urbana e innovazione digitale. Nel 2026 torneranno accessibili al pubblico luoghi simbolo come il Teatro Comunale, il Museo Nazionale d’Abruzzo e il Teatro San Filippo. Il progetto è sostenuto da un Comitato di garanti e da un Comitato di sostegno privato, che coinvolge associazioni di categoria e fondazioni per garantire risorse e un ampio radicamento sociale ed economico. L’Aquila 2026 non è solo un anno di eventi, ma un progetto strutturale di lungo periodo che punta a trasformare la cultura in un motore di rinascita per le aree interne italiane.
Il programma ufficiale è disponibile su: www.laquila2026.it


















