L’infallibile Regola del tre del Sistema

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Storia del sistema correntizio e dei rapporti tra magistrati, giornali e partiti politici

Per capire bene come funziona la complessa macchina della Giustizia in Italia occorre conoscere prima quali sono gli attori di questo meccanismo dal quale può dipendere il futuro di ogni singolo cittadino. L’ANM Associazione Nazionale Magistrati, fondata a Milano nel 1909 sciolta dai suoi membri nel dicembre 1925, a seguito del rifiuto di trasformarsi in un sindacato fascista, è rinata dopo la caduta del fascismo. Rappresenta, di fatto, tutta la magistratura, perché ad essa aderisce più del 90% dei quasi 10.000 magistrati italiani. Il CSM Consiglio Superiore della Magistratura, è il vertice organizzativo dell’ordine giudiziario. Ad esso spetta il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati li decide il CSM. Il CSM è composto da 27 membri ed è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Sedici membri sono eletti da magistrati appartenenti alle varie categorie, altri otto laici sono eletti dal Parlamento.

Dunque sembrerebbe che la scena sia occupata da questi attori ma in realtà chi decide lo spettacolo della Giustizia italiana, è l’impresario di partito, come direbbe Edoardo Bennato, cioè le correnti della magistratura. Quattro poteri spesso in competizione tra loro ma che alla fine trovano in un modo o in un altro unità: la corrente di sinistra, Magistratura Democratica, oggi Area; la corrente di centro, Unicost; la corrente di destra (non intesa come destra politica bensì come la corrente più conservatrice) Magistratura Indipendente; la corrente più recente, quella vicina ai Cinque Stelle, Autonomia e Indipendenza. Sono loro a governare sia l’ANM che la maggioranza del CSM.

È il massimo dell’incrocio di interessi tra magistratura e politica. Per esempio, per un magistrato entrare nel CSM significa più o meno raddoppiare per quattro anni il proprio stipendio medio di seimila euro e godere di una corsia preferenziale al momento della ripresa della carriera.

All’apparenza, non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che le correnti esprimono una visione ideologica della politica e del mondo e dunque l’imparzialità del magistrato viene messa in dubbio. Secondo molti magistrati e giudici, soprattutto quelli provenienti da una certa area di sinistra massimalista la magistratura ha il dovere, anzi l’obbligo di fare politica per plasmare la società.

Prendiamo Magistratura Democratica, che è stata fondata nel 1964 da un gruppo di magistrati in stretta relazione con il Partico Comunista, fin dall’inizio si è autoproclamata superiore dal punto di vista etico. Se sei collaterale al Pci-Pds-Pd sei un sincero democratico e un magistrato libero e indipendente; se invece sei collaterale a Renzi, a Berlusconi o a Salvini, allora sei un traditore dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e devi essere cacciato. Ma per centrare l’obiettivo di plasmare la società devi formare una classe di magistrati indottrinati e piazzarli nei posti strategici per incidere sulla vita politica non attraverso leggi ma attraverso sentenze. In questo modo nasce il “Sistema” delle nomine non per merito ma per appartenenza. Funziona come per le squadre di calcio, innanzitutto ci vuole un buon vivaio. L’obiettivo del Sistema è accaparrarsi il neo magistrato. Facendolo iscrivere il prima possibile alla propria corrente. Quando entri in servizio vieni affiancato per un certo periodo da un magistrato anziano, un tutor che indirizzerà il giovane: linfa vitale per alimentare in futuro Il Sistema.

E poi c’è la regola del 3: una procura, un giornale amico e un partito che fa da spalla. Nel suo libro oramai campione di incassi Palamara dice : “Un procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di aggiunti e di sostituti svegli, un ufficiale di polizia giudiziaria che fa le indagini sul campo altrettanto bravo e ammanicato con i servizi segreti, e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti…ecco, se si crea questa situazione, quel gruppo e quella procura, hanno più   potere del Parlamento, del premier e del governo intero. Tra di noi gira la battuta ‘La vera separazione delle carriere non dovrebbe essere quella tra giudici e pm ma tra magistrati e giornalisti’. Magistrati e giornalisti si usano a vicenda, all’interno di rapporti che si costruiscono e consolidano negli anni. Il giornalista vive di notizie, ogni testata ha una sua linea politica dettata dall’editore, che ha precisi interessi da difendere. Il pm li conosce bene, e sa che senza quella cassa di risonanza la sua inchiesta non decollerà”.

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