Macchina del fango o ghigliottina? CulturaIdentità torna in edicola

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La copertina è choc, certo. Quasi splatter. La testa di Giorgia Meloni, il sangue (ma è fango). Sembra che sia stata mozzata. E in effetti non è quello l’obiettivo principale degli organizzatori della macchina del fango, tagliare la testa al nemico (politico)? Se pensiamo alle teste mozzate e alla macchina, non possiamo che riandare alla Rivoluzione Francese: che non solo aveva inventato la macchina per tagliare le teste, ma anche perfezionato la degradazione del nemico politico. Che finiva sul patibolo non in quanto oppositore ma in quanto individuo moralmente abietto. Dice bene il direttore de Il Giornale, Augusto Minzolini, intervistato da Marco Gervasoni, nel proporre un parallelo tra la macchina del fango odierna e il trattamento dei dissidenti nei paesi comunisti. Ecco perché il tema della macchina del fango è culturale quanto altri mai. E leggere il numero in edicola di CulturaIdentità è un buon modo per capire come oggi essa funzioni. Francesco Borgonovo mostra come l’antifascismo odierno funzioni da macchina delegittimante, per cui diventa fascista chiunque si allontani dalla narrazione dominante, Gianluca Veneziani illustra gli obiettivi politici specifici dell’operazione Fanpage, Angelo Crespi risale alla demonizzazione di Nerone, Alberto Ciapparoni scrive del caso di Luca Morisi, mentre Marco Gervasoni mostra come l’operazione macchina del fango non abbia provocato alcun effetto elettorale su Fratelli d’Italia. “Oggi non basta più semplicemente difendersi, è giunta l’ora di costruire una risposta concreta”, scrive il direttore Edoardo Sylos Labini nel suo editoriale. Per difendersi bisogna essere corazzati, sapere che si viene da lontano, possedere i Penati. Grandi figure a cui ispirarsi. Per questo è fondamentale costruire un Pantheon dei grandi italiani: non un Pantheon del centrodestra, ma un Pantheon della italianità. A partire da questo numero CulturaIdentità innalzerà agli altari un grande italiano del passato. E si comincia con Don Luigi Sturzo, nato esattamente centocinquanta anni fa. Sturzo fu un grande antifascista e anticomunista al tempo stesso, un antitotalitario. Negli anni Venti, quando il pericolo per la libertà veniva dal fascismo, vi si oppose. Dopo la seconda guerra mondiale, quando il pericolo per la libertà proveniva dal comunismo, promosse tutte le alleanze per fermarlo. Ne scrivono magnificamente Flavio Felice, Giovanni Orsina e Paolo Asti. E, si parva licet, anche noi di CulturaIdentità vogliamo essere “liberti e forti” come gli amici di Sturzo.

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