Malattie emergenti da fattori ambientali, è il caso di dire: due pesi e due misure

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Secondo i rapporti pubblicati da ISS, i decessi per COVID in Italia sono stati circa 75000 nel 2020 e quasi 60.000 nel 2021, quando è stata poi implementata la campagna vaccinale. Ma ci sono altre situazioni che ogni anno da molti decenni – e non per una pandemia occasionale – provocano conseguenze di cui non abbiamo adeguata consapevolezza. Secondo i rapporti sulla qualità dell’aria dell’Agenzia ambientale europea (EEA) editi negli ultimi tre anni, solo in Italia ci sono stati in media 80.000 morti l’anno direttamente attribuibili all’inquinamento atmosferico, ma nessuno ha mai pensato di sollevare il problema dell’emergenza sanitaria oltre che ambientale raffigurata in questi dati ufficiali e ben documentati. Quello dell’inquinamento atmosferico viene erroneamente percepito come un rischio collettivo aspecifico e lontano da ciascuno di noi nonostante riguardi migliaia di litri d’aria che entrano ogni giorno nei nostri polmoni e da lì in tutto il nostro organismo insieme a tutti i contaminanti veicolati dalle polveri fini e ultra fini, in grado di innescare infiammazioni vascolari, influenzare l’attività cardiaca, colpire il sistema immunitario, depositare nanoparticelle ferrose a livello cerebrale e perfino danneggiare il DNA cellulare. Al contrario, il Coronavirus è rappresentato come un rischio individuale imminente e addirittura dimostrabile con un test in ciascun soggetto contagiato. Due pesi e due misure insomma, forse perché non esiste un test diagnostico per collegare patologie e decessi alle esposizioni ambientali (se non per l’amianto).

E’ forse sorprendente per alcuni leggere nell’ultimo Rapporto 2021 dell’EEA che: “Sebbene i superamenti del valore limite giornaliero dell’UE siano diffusi in tutto il continente, le concentrazioni più elevate sono state riscontrate in alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale e nell’Italia settentrionale. Infatti, nella maggior parte dei paesi dell’Europa centrale e orientale, i combustibili solidi come il carbone sono ampiamente utilizzati per il riscaldamento delle famiglie e in alcuni impianti industriali e centrali elettriche. La Pianura Padana, nel nord Italia, è invece un’area densamente popolata e industrializzata con specifiche condizioni meteorologiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti atmosferici nell’atmosfera”. La più qualificata Agenzia Europea sui temi ambientali ci sta dicendo che in Italia abbiamo un enorme problema, specie nella pianura Padana, vale a dire nell’area più popolata e produttiva del Paese: non mi sembra che siano in corso pianificazioni di adeguate strategie e conseguenti azioni da intraprendere per risolvere il problema. Un’occasione importante è rappresentata dalla necessità di sostenere l’adozione e la successiva effettiva implementazione della nuova direttiva della qualità dell’aria UE che terrà conto dei limiti sanitari sempre più stringenti identificati dalle Linee Guida sulla Qualità dell’Aria dall’OMS, presentate a Bruxelles nel settembre 2021 alla presenza anche di stakeholders della società civile, inclusa la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA).

Nella prospettiva epigenetica, gli inquinanti ambientali – per molti dei quali è riconosciuta la definizione di cancerogeni certi per l’uomo (classe 1 IARC) o probabili cancerogeni (Classe 2 IARC) – sono tra i principali responsabili dell’incremento drammatico dei casi di neoplasie nel mondo. In Europa ci sono oltre 3 milioni di nuovi casi di tumore ogni anno, con la prospettiva di arrivare a 4 milioni entro il 2050.

Sono circa 180.000 i morti per tumore ogni anno solo in Italia, con 363.000 nuovi casi annui di neoplasie, tra cui 2.200 nuove diagnosi di tumori pediatrici (fonte AIOM/AIRTUM). Quello dei tumori pediatrici è un dramma nel dramma, a cui non vorremmo mai assistere e men che mai rassegnarci all’ignavia per impedirlo. Secondo i dati internazionali pubblicati da Lancet Oncology l’Italia è ai primi posti al mondo per incidenza di tumori pediatrici ( https://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(17)30186-9/fulltext). AIRTUM, l’Associazione italiana registri tumori, stima che per il quinquennio 2016-2020, in Italia, sono state diagnosticate 7.000 neoplasie tra i bambini e 4.000 tra gli adolescenti; il fatto che siano “in linea con il quinquennio precedente” come affermato da AIRTUM non è per nulla tranquillizzante, soprattutto perché i tumori rappresentato per stessa ammissione AIRTUM la prima causa di morte per malattia in età pediatrica e in Italia si registra un incremento dei nuovi casi del 2% annuo (ma è +3.2% sotto 1 anno di età) cioè doppio rispetto alla media UE pari a 1% l’anno: non ci si venga a dire che di questo è responsabile il fumo di sigaretta! I tumori pediatrici più comuni sono le leucemie (un tumore pediatrico su tre sono leucemie cioè circa 1.400 all’anno in Italia). Secondi per frequenza sono i tumori del sistema nervoso centrale, seguiti dai linfomi; questi tre gruppi di malattie sono responsabili di oltre due terzi dei casi di cancro nell’infanzia e la loro incidenza in Italia cresce più che nel resto d’EuropaSeguono i sarcomi delle ossa e dei tessuti molli, tumori a localizzazione addominale (neuroblastomatumori del rene), tutti tumori che sono stati attribuiti più frequentemente a esposizioni ambientali dall’ultimo Rapporto SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità. Molto complesso stimare i costi ma quantificando in un minimo di 10.000 euro i costi dei ricoveri e cure per ciascuno dei 2200 casi stimati ogni anno tra 0 e 19 anni siamo già a 22 milioni di euro annui. Lo studio SENTIERI V ha riportato un incremento fino al 14% dell’incidenza per TUTTI i tumori nei 46 siti inquinati italiani (tra cui l’area di Priolo in Sicilia, Porto Marghera a Venezia, Piombino, Taranto ecc.) rispetto alle aree di controllo, con picchi di + 66% per i linfomi, +62% per i sarcomi dei tessuti molli, +50% per leucemie e cancro mammario, +36% per i tumori testicolari, +32% per quelli del rene e della vescica, + 29% per il cancro al polmone. Inoltre, per lo Studio SENTIERI V, nelle aree inquinate c’è un eccesso di ricoveri è compreso tra l’8% e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani, oltre ad aumento del 9% delle malformazioni congenite. C’è poi da considerare che l’esposizione alle polveri sottili aumenta del 15% il rischio di Alzheimer e dell’8% la probabilità di insorgenza di morbo di Parkinson. SIMA ha disegnato uno studio specifico per analizzare i dati di ricovero ma non sono più consultabili le banche dati ministeriali (non ricevendo peraltro SIMA nessun finanziamento pubblico per le proprie attività di ricerca) e mette a disposizione il proprio know how al nuovo Ministro della Salute.

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