L’Inimitabile Marinetti e il ritorno a Cristo con “L’Aeropoema di Gesù”

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Autunno 1944. Marinetti è costretto a letto: lo sforzo di aver voluto partecipare alla Campagna di Russia l’ha debilitato, e infatti di lì a poco sarebbe morto. Sente vicina la fine e detta a sua moglie Benedetta una sorta di testamento spirituale: è l’“Aeropoema di Gesù”. Il futurista mangiapreti, l’uomo che aspirava alla “svaticanizzazione” dell’Italia, nel cupo 1944 si rivolge al Cristo nella sua penultima opera.

Marinetti, l’“Inimitabile” protagonista della puntata di questa sera, Domenica di Pasqua, su Rai3 dal direttore Sylos Labini, sarà raccontato proprio – fra l’altro – con una lettura dal suo “Aeropoema di Gesù”. Un’opera inedita fino al 1991.

L’Aeropoema è il coronamento di un percorso di riavvicinamento alla religione cattolica. Marinetti infatti passa dalle incursioni erotiche nel mondo della fede sublimata del nostro paese mediterraneo (“Non è forse con sensualità cocente e con fremiti verginali che certe donne cattoliche si inginocchiano davanti al cuore vampante del soavissimo Gesù nell’afa profumatissima di una cappella nel mese mariano?”. “Il confessionale di odio”, 1930) alla consapevolezza politica che il Cattolicesimo è spina dorsale dell’identità italiana. E un patriota come Marinetti non poteva anteporre al bene del paese la propria contestazione post-adolescenziale.

La religione rappresenta un legame indissolubile con la propria origine. Come tutti i legami, l’uomo cerca di contestarli rendersi individuo autonomo. Ma questo è un moto adolescenziale che serve a costruire la propria identità. Salvo poi comprendere che questa identità non può esistere senza i legami – il padre, la patria, la storia, la religione – o peggio ancora contro di essi. Superata così l’adolescenza l’individuo si riappropria delle proprie radici e diventa completo.

Certo, malattia, amarezze della vita, disgrazie spingono verso una fede come quella cristiana in cui il Dio misericordioso promette consolazione. E poi c’è maturazione, gelosia del proprio passato, ritorno alle radici, nostalgia dell’infanzia. C’è anche la constatazione che le proprie lotte sono inani: il mondo va più veloce di noialtri e disfa progetti e speranze. A quel punto non resta che affidarle a un potere superiore, mettendo da parte l’orgoglio personale (che è ciò che in adolescenza spinge a sfidare il padre terrestre e quello che è nei Cieli).

Così già nel 1931, due anni dopo aver creato l’Aeropittura, Marinetti scrive il “Manifesto dell’Arte sacra futurista”. Dottori, Fillia, Bruschetti, Monachesi, Severini e molti altri aderiscono. Il tentativo è di “creare” laddove l’arte aveva finora solo “rinnovato” le forme e le formule tradizionali.

Gerardo Dottori, Crocifissione, 1927, olio su tela, 170 x 133 cm. Città del Vaticano, Musei vaticani, Collezione d’Arte Contemporanea

Il passo di Marinetti verso il Cattolicesimo viene fatto nel nome dell’Italia. Nel 1929 sono conclusi i Patti Lateranensi, ora il paese esce dal forzato laicismo postunitario. L’Italia ora aveva bisogno di ricucire con la sua radice cristiana. In quegli anni fioriscono i capolavori architettonici del Novecento con decine e decine di nuove chiese costruite saldando tradizione e innovazione (questa sì, una sintesi riuscita). I futuristi non riusciranno a metter mano all’architettura religiosa (a quanto pare l’unica chiesa futurista è quella di Lourtier in Svizzera, opera di Alberto Sartoris). Invece gli impianti decorativi vedono all’opera diversi autori, e da qui la necessità di un nuovo manifesto.

L’avvicinamento marinettiano al Cattolicesimo, prima politico-artistico (binomio inscindibile per FT), diviene poi spirituale. Quando nell’ora più cupa della storia d’Italia, con il paese invaso da nord e da sud, spazzato dai bombardamenti alleati e dalla guerra civile, con tutte le conquiste degli anni precedenti bruciate per sempre, Marinetti si rivolge nell’incipit con una vera e propria preghiera a Gesù. Orgogliosamente non chiede nulla per sé. Chiede per ciò che ha di più caro: la Patria, l’amata moglie – a cui detta i versi dell’Aeropoema – e le dilette figlie. L’incipit è commovente:

Mio buon Gesù salva l’Italia Benedetta Vittoria Ala Luce Marinetti e permetti che la penisola da te riscolpita coi tuoi Santi Passi possa tributarti gli elogi dovuti con tutto il suo genio creatore letterario artistico filosofico scientifico.

C’è un tocco di paganesimo romano in questa invocazione: per i Quiriti, del resto, gli Eterni hanno bisogno della gloria che viene da Roma, esiste fra l’uomo e il Dio uno scambio quasi alla pari… C’è però un sincero auto-sacrificarsi. Nel verso successivo

Ti offro i miei desideri i miei pensieri e tutte le audacie tenaci eroiche del mio spirito umile che tutto deve a te

l’orgoglioso futurista che 35 anni prima lanciava la sua sfida alle stelle mette ai piedi trafitti del Crocifisso tutta la sua opera. La offre in cambio della salvezza d’Italia e dei suoi affetti. Un atto di vero patriottismo, prima ancora che di fede religiosa. Del resto un uomo che voglia incarnare le virtù maturate nei secoli dalla nostra civiltà romana e cristiana non ha scelta: amare e sacrificarsi per l’Italia e la famiglia, secondo gli ideali della virilità romana, della cavalleria medievale, del patriottismo degli umili eroi del Risorgimento e delle guerre nazionali. Così, “l’Aeropoema di Gesù” di Marinetti, in questa Pasqua del Signore 2024, con l’Italia circondata, assediata da nemici e insidie, è una piccola luce in un tunnel: dobbiamo tenerci strette le nostre radici identitarie, perché sono le nostre, e se non le amiamo noi, non le amerà nessun altro.

Non ci resta dunque che scoprire la vita inimitabile di Marinetti questa sera alle 23.15 su Rai3.

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