FT Marinetti: il Futurista che scagliò la sua sfida geniale alle stelle

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Dopo il grande successo di share della seconda puntata di “Inimitabili”, domenica scorsa su Rai3 alle 23.15, dedicata al fondatore del Futurismo FT Marinetti, pubblichiamo un estratto dall’articolo di Edoardo Sylos Labini che i lettori potranno trovare in integrale sul numero 51 di CulturaIdentità.

«Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. (…) Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia».

Le parole che Filippo Tommaso Marinetti, FT per gli amici, lancia nel primo Manifesto nel 1909 devono essere risuonate fin da giovane nella testa del fondatore del Futurismo. Nato nel 1876 ad Alessandria d’Egitto, dove il padre, già impiegato della società del Canale di Suez, è l’avvocato personale del viceré che governa il Paese per conto dell’impero Ottomano, Marinetti si distingue subito in giovane età per la sua ribelle irruenza. Adolescente, frequenta il collegio gesuita di St. François-Xavier, i suoi compagni sono arabi, greci, olandesi, africani, e deve sgomitare per farsi spazio. Tanto che nel suo autoritratto scrive: «ebbi una vita stramba, colorata, tumultuosa». Nel 1893, appena diciassettenne, viene espulso dal collegio per varie intemperanze. I suoi decidono di fargli completare gli studi a Parigi che era considerata all’epoca la capitale culturale d’Europa. Qui FT si dedica alla poesia, passione trasmessagli dalla madre. Frequenta artisti ed intellettuali, fonda la rivista «Poesia» che farà germogliare tanti giovani scrittori italiani, uno su tutti: Aldo Palazzeschi.

È fortunato FT, la famiglia lo mantiene e può tirare fuori con tranquillità tutto il suo estro artistico. Nel 1905 scrive la sua prima opera teatrale «Roi Bombance», una tragedia satirica in 4 atti. Nel frattempo i genitori tornano a vivere a Milano, una città alla quale rimarrà sempre legato. Leggenda vuole infatti che nel 1908, inebriato del mito della velocità, acquista nella città meneghina un’Isotta Fraschini fiammeggiante. Il poeta si mette si mette al volante e va subito fuori strada. È un incidente che lo folgora perché in quel momento decide di creare il Futurismo: un movimento di arte e vita che rivoluzionerà la cultura italiana nel mondo. Per lanciare la sua sfida alle stelle, FT corteggia e seduce la figlia di uno degli azionisti del quotidiano più importante dell’epoca, Le Figaro.

Così tutto è pronto il 20 febbraio del 1909 per il lancio che sconvolge i retaggi ottocenteschi ammuffiti e professorali con i provocatori punti del Manifesto Futurista pubblicato sulla prima pagina del quotidiano francese. «La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno». […]

Continua a leggere l’articolo sulle pagine di CulturaIdentità n. 51. Corri in edicola oppure abbonati per ricevere comodamente la rivista a casa e il pdf nell’email.

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