Caccia al mostro nella Roma del Duce nell’avvincente thriller di Genovesi

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Un passo indietro: a Roma tra il 1924 e il 1928, l’opinione pubblica venne letteralmente sconvolta da un caso di sparizione di bambine, violenze sessuali e omicidi. Le madri si facevano sospettose, i padri preoccupati sfogliavano nervosamente il giornale in salotto: lasciare le proprie figliuole fuori casa era davvero pericoloso. Girava per le strade il Mostro di Roma che rapiva le bambine. Era psicosi collettiva. Si mobilitarono le Forze dell’Ordine e persino la Polizia Segreta (l’OVRA). Il questore di allora De Bono, mise in campo anche un veggente nel disperato tentativo di acciuffare l’assassino. Mussolini ordinò un cambio di guardia alle investigazioni: fuori De Bono dentro Arturo Bocchini, il temibile capo della cosiddetta “CEKA”. Il Fascismo non poteva dare manifestazione di debolezza e totale incapacità di fronte al mostro che rapiva le ragazzine. Nel 1927 senza troppe convinzioni e non andando troppo per il sottile, si schiaffò in galera un uomo qualunque, perfettamente innocente, destinato a diventare leggenda dell’errore giudiziario: Gino Girolimoni. Per la stampa, che si gettò sul caso come un avvoltoio, era un colpevole perfetto, con quel suo cognome rotondo, onomatopeico, calzante, credibile. Fu linciato dai giornali, che ne fecero un soprannome in voga anche oggi: “che fai il girolimoni?”. Cioè, ti piacciono le ragazzine?

A spostare 10 anni in avanti l’azione è Roberto Genovesi: direttore di Rai Libri e direttore artistico di Cartoons on the Bay (festival internazionale dell’animazione della Rai), Genovesi con il suo “Mietitore di angeli”, per Newton Compton, dal 1928 porta con un nuovo thriller il lettore alla vigilia di un evento storico: il Führer è in visita nella Capitale e un’altra misteriosa sparizione di fanciulla rischia di far vacillare la credibilità del Regime. In una villa dell’Appia Antica durante i preparativi ufficiali del summit italo-tedesco, sparisce la figlia del padrone di casa, il gerarca Cucchi. Giunge sul posto per indagare, col suo immancabile sigaro, il commissario di Polizia Toscanini. Il clima è teso. Il romanzo contiene dentro di sé una avvincente girandola di spie, doppi giochi, voltagabbana, pressioni. C’è persino qualcuno che pensa di eliminare il dittatore tedesco. Toscanini, questo bravo investigatore, resisterà alle incessanti richieste di Mussolini per trovare il colpevole? Roberto Genovesi, autore di apprezzati romanzi storici e ucronici ambientati nell’antica Roma, si muove magistralmente con questo nuovo giallo nell’Urbe del XX secolo, dove passano scintillanti automobili Balilla, solerti funzionari con la brillantina e cappotti lunghi, signore ingioiellate, con un misterioso profumo d’antàn di cipria e cotì. L’assassino lascia dietro di sé un fazzoletto di seta. Un filo rosso sangue che unisce passato e presente, in quella “giornata particolare”: la visita di Hitler a Roma nel 1938 e tutto il sottobosco di gerarchi, sottoposti, gregari, lacchè che sbattevano i tacchi e si reggevano il fez alla ricerca disperata dell’assassino.

Un avvincente thriller imperdibile, che tiene incollati dalla prima all’ultima delle sue 384 pagine.

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