Una mostra a lungo attesa. Successo di pubblico per Tolkien

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La più grande mostra finora realizzata sul papà del “Signore degli Anelli” polverizza con la sua ricchezza le polemiche e delizia i visitatori

I primi dati diffusi dal ministero della Cultura mostrano un grande successo di pubblico, testimoniato dall’incremento della media dei visitatori alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea: l’esposizione, tra il 15 novembre e il 14 dicembre – comunica il Ministero – ha fatto registrare 28.045 visitatori in 26 giorni di apertura al pubblico, una media di 1.078,6 al giorno. Rispetto allo stesso periodo del 2022, quando i visitatori alla GNAM furono 20.317, si segnala un incremento di quasi 8mila unità. La differenza è ancora più ampia se il bilancio del primo mese di apertura della mostra viene confrontato con la media giornaliera degli ingressi registrati alla GNAM nel 2022: 747,7 ogni giorno.

“La grande partecipazione di pubblico è il vero dato che conta, la risposta migliore ai ‘maestrini’ con il ditino alzato” ha dichiarato il ministro Sangiuliano. Interessante anche la demografia dei visitatori, che vede quasi la metà sotto i 40 anni, con il 30% dei biglietti staccati per un pubblico fra i 26 e i 40enni e il 23,3% under 25 (6.544 in totale). [Red.]

Alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma è stata inaugurata la mostra Tolkien – Uomo, Professore, Autore. L’occasione: il doppio anniversario del cinquantenario della scomparsa di J.R.R. Tolkien e della prima pubblicazione italiana de Lo Hobbit, portato in italiano da Adelphi nel 1973, dopo che Il signore degli anelli era già arrivato ai lettori italiani grazie ad Astrolabio prima e Rusconi poi.

Una mostra che muove proprio dall’autore nella sua duplice veste di uomo e di professore a Oxford prima di diventare l’autore che tutti conoscono. E prima ancora di raccontare quel mondo della Terra di Mezzo che pure trova abbondante spazio nella mostra.

Primo elemento cruciale nel racconto dell’uomo Tolkien la madre Mabel, artefice della sua conversione al cattolicesimo, per poi arrivare al mondo che conobbe Tolkien professore ad Oxford. Il mondo dell’università di Oxford, e il celebre cenacolo degli Inklings tra cui il più celebre fu C.S. Lewis, ma non solo. La seconda sala si allarga a raccontare gran parte di quel mondo intellettuale che fu in rapporto epistolare con J.R.R. Tolkien. Un racconto che muove dalle foto, dalle lettere e soprattutto dai libri letti e appartenuti a Tolkien e alla sua famiglia, dalle dediche alle semplici diciture di appartenenza.

Per alcuni, come l’AIST (Associazione Italiana Studi Tolkienani), promotrice della nuova traduzione di Ottavio Fatica de Il signore degli Anelli dalle pagine del suo blog, non trovando argomenti su cui fare polemica si è lamentata proprio del fatto che la mostra Uomo, Professore, Autore sia troppo “biografica”, troppo incentrata sull’autore, arrivando a scrivere “purtroppo pone al centro il biografismo”, quasi fosse una pecca. Una vera polemica fine a se stessa.

Infatti senza l’uomo (e il professore) diventa impossibile comprendere l’autore e la sua opera. Un’opera che nella sua celebrità passa in secondo piano di fronte all’impatto sulla cultura di massa. Nella mostra si accenna ai popoli della Terra di Mezzo e alla sua storia, ma quello che conta è l’impatto dirompente de Il signore degli anelli e de Lo hobbit. I dischi ispirati dalle sue opere (una parete intera che però è un solo un piccolo assaggio, e gli appassionati noteranno forse più le mancanze delle presenze), i giochi da tavolo, i videogiochi, le locandine e i costumi di scena dei film.

La mostra continua al piano superiore con gli artisti ispirati dall’opera di Tolkien: da Alan Lee, forse il più celebre oggi, a Linda Garland, tra gli illustratori coinvolti ne Il Bestiario di Tolkien di David Day. Interessante perché la chiave scelta dal curatore Oronzo Cilli è provare a raccontare l’impatto di Tolkien oltre l’incarnazione più celebre dell’immaginario jacksoniano. Curatore, che è bene sottolineare è ad oggi (con Claudio A. Testi), l’unico studioso tolkieniano italiano ad essere tradotto in lingua inglese

Ma nella mostra Tolkien – Uomo, Professore, Autore per gran parte del pubblico italiano la sala più interessante è forse un’altra: quella dedicata alle prime edizioni italiane, con i bozzetti originali delle copertine della Rusconi. E grazie, all’archivio Mondadori, le lettere del pool di lettori che segnarono in un certo senso il destino tolkieniano in Italia. Una sala che i commentatori che la buttano in politica accusando continuamente la destra di “appropriazione culturale” e usurpazione farebbero bene a visitare con attenzione. C’è esposta tra gli altri la risposta di Elio Vittorini e il suo denigratorio pollice verso nei confronti non solo de Il signore degli anelli ma anche nei confronti del suo autore, definito “non un vero e proprio genio”. Scrive infatti Vittorini: «Il successo del tentativo richiederebbe la forza di un vero e proprio genio (che Tolkien dà la prova di non essere)». Oppure il traduttore Attilio Landi che definisce l’opera  un’«operazione forzata non originale con esiti banali e farraginosi». Giudizi invecchiati malissimo…

Ecco, i giovani della destra di allora non si appropriarono di Tolkien, ma semplicemente erano tra coloro che, liberi dalle indicazioni di partito, potevano permettersi di accostarsi a un’opera di tale portata. Potendo fare a meno dei paraocchi imposti dalle sezioni e dai consigli della pagina culturale de L’Unità. Ecco perché negli States fu un successo tra gli hippie e in Italia dai giovani dell’MSI: erano loro il pubblico dalla mente aperta.

E vedendo la vis polemica di oggi riproposta nei confronti di questa mostra (polemiche che certamente contribuiscono a creare visibilità e a staccare biglietti) c’è anche la questione che la GNAM non sarebbe una “sede adatta”. D’altronde se le polemiche contro Tolkien – Uomo, Professore, Autore si riducono a la mostra è troppo biografica e la sede non è adatta, è evidente che i curatori Oronzo Cilli e Alessandro Nicosia hanno lavorato bene, e il ministro Sangiuliano fa bene a promuovere in prima persona la mostra.

Sull’opportunità della location occorre innanzitutto ricordare come gli ultimi trent’anni di gestione museale e di spazi espositivi siano stati la stagione di accostamenti e sperimentazioni non sempre riusciti tra presente e passato. E non sempre la sintesi tra influencer e Botticelli è stata felice…

Ma sulla questione arte e contemporaneità, e l’idea di Tolkien alla GNAM, ci si può rifare alla fulminante visione di Camille Paglia, sociologa e femminista, che dieci anni fa, raccontando la storia dell’arte dalla preistoria alla contemporaneità nel suo Seducenti immagini. Un viaggio nell’arte dall’Egitto a Star Wars, pur dando conto e raccontando anche l’arte contemporanea fatta anche di Pollock e Warhol, decideva di chiudere il suo volume con Guerre Stellari, ideale ponte tra XX e XXI secolo. E nel suo essere transmediale, popolare e d’impatto rimaneva un nuovo esempio di arte figurativa. E tra l’altro Guerre Stellari fu accolto in Italia da quella sinistra con le stesse paure e idiosincrasie sul fantastico che accolsero Tolkien. Su La Repubblica, le recensione ad Episodio IV si concludeva temendo che nel futuro a destra avrebbero affiancato i “Campi Jedi” ai “Campi Hobbit”!

Ecco, sì, l’immaginario creato dall’uomo, professore e autore, Tolkien è un immaginario che oggi a ben diritto di figurare dentro una Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. E in fondo la stessa mostra su Tolkien nelle tre pareti della galleria dove sono esposte a perdita d’occhio edizioni in tutte le lingue dell’opera di Tolkien è una vera installazione d’arte contemporanea. Molto più sentita di certe trovate dell’arte contemporanea (e l’esposizione è a pochi metri dalla sala che espone la famigerata Fontaine di Duchamp, colpo di genio che avrebbe dovuto aprire e soprattutto chiudere una riflessione sull’arte, e che invece è diventato scusa per esporre di tutto nei musei). Al contrario le opere di Tolkien pubblicate in quasi tutte le lingue del globo ci raccontano come quella storia-mito per la sua vecchia Inghilterra sia potuta diventare un’opera di fratellanza universale.

In ultimo le polemiche che hanno accompagnato la mostra Tolkien – Uomo, Professore, Autore hanno contribuito a rompere il velo di ipocrisia con cui negli ultimi vent’anni una certa intellighenzia aveva provato ad appropriarsi di Tolkien. Ancora ai tempi de Le due torri cinematografico L’Unità definiva il film di Jackson come propaganda bellicista di Bush Jr. per la guerra in Iraq. Oggi abbiamo Francesco Merlo che su La Repubblica ironizza sul romanesco e Tolkien scrivendo: «Il romanesco […] porta Tolkien nella suburra, dove si confondono elfi, orchi della terra di mezzo e Casamonica: Elrond, Celeborn e Galadriel come Tanca, Caccola, Cicorione e Forfora. E non si sa se sono più tamarri, coatti e birbaccioni l’Oscuro Signore e Bombardil o Caciotta, Spudorato, Cagnazzo e Calabrina».

In questo contesto una mostra su Tolkien è più necessaria che mai.

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