Le pericolose liste di proscrizione dei mandanti morali alla Raimo

In seguito al post, chiaramente diffamatorio contro editori e giornalisti, pubblicato dal consigliere del Salone del Libro, Christian Raimo, sul proprio profilo Facebook, e alla babele mediatica scaturita dal tentativo di esclusione di Altaforte Editore dalla manifestazione di Torino, abbiamo intervistato Francesco Giubilei, editore di Historica e Giubilei Regnani Editore.

Partiamo dall’inizio della vicenda che ti ha visto come protagonista, insieme ai giornalisti Francesco Borgonovo, Alessandro Giuli e Adriano Scianca, ovvero il post pubblicato su Facebook da Christian Raimo, consigliere del Salone del Libro di Torino, dove ti definiva razzista e fascista. Secondo il tuo parere, perché Raimo ha voluto stilare una lista di proscrizione degli editori non allineati, tra questi Historica, Giubilei Regnani Editore e Altaforte Edizioni?

La polemica è partita dalla partecipazione al Salone del Libro di Altaforte Edizioni, nonostante il comitato e il consiglio di indirizzo avessero già da tempo autorizzato e concesso lo spazio all’editore, non essendoci motivazioni reali per la sua esclusione. La diatriba si è scatenata in seguito alla notizia, poi risultata infondata, della partecipazione di Matteo Salvini, durante il Salone per presentare il libro-intervista di Chiara Giannini. Da qui, è partito il post Nicola Lagioia, direttore della manifestazione torinese, contrariato per la presenza di un editore “fascista e xenofobo”. Il punto, che ritengo allucinante, è che Raimo, avendo un ruolo istituzionale come consigliere del Salone del Libro e assessore di un Municipio di Roma, ha scritto un post contenente attacchi personali, chiaramente diffamatori e fuori luogo, nei confronti miei, di Giuli, Borgonovo e Scianca. Il post, una vera lista di proscrizione, ha causato le ovvie richieste di dimissioni dalla carica ricoperta. Presumo che lo scopo di Raimo fosse quello di alzare sempre più i toni. Ricordo che partecipo come editore al Salone di Torino da cinque anni, e non ho mai assistito ad una così forte polemica. Abbiamo sempre avuto in catalogo libri di orientamento conservatore, cattolico e sovranista, ma non è mai accaduto nulla di tutto ciò.

La vicenda ha generato subito clamore mediatico, grazie al tempestivo video di Nicola Porro e all’interessamento di Lucia Borgonzoni, Sottosegretario al Ministero per i beni e le attività culturali, annullando così il tentativo di censura dei consiglieri del Salone del Libro. Perché la cultura non allineata al “pensiero unico” spaventa così tanto una determinata parte politica?

A differenza di quanto avvenuto dal dopoguerra fino alla fine del secolo scorso, stiamo ora assistendo ad una presa di coscienza della cultura che possiamo definire non conforme, che è rappresentata da tante correnti e voci. Negli ultimi anni, sono nate tante realtà, case editrici, riviste e associazioni, che stanno portando avanti un lavoro meritevole e di qualità, riuscendo anche ad ottenere degli spazi prima negati a causa anche dell’egemonia cultura progressista. Esiste quindi anche una cultura di destra e conservatrice, che piaccia o meno, e che non deve essere censurata.

Abbiamo già assistito in passato ad attacchi con finalità censorie della cosiddetta “intellighenzia di sinistra”. Così non dimostra, ancora una volta, di aver perso il contatto con la realtà, come i partiti di sinistra hanno perso il contatto con gli elettori?

Questo è esattamente il punto centrale, ovvero l’aver perso il contatto con la realtà. Additare come razzista il catalogo di Historica e Giubilei Regnani Editore significa proprio questo. Questi attacchi gratuiti sono peraltro pericolosi perché, in una città storicamente legata ai centri sociali e con un determinato humus sociale, chi può garantire che qualche facinoroso non venga al nostro stand all’interno del Salone del Libro? Questa è una vera campagna d’odio diffusa contro gli editori non allineati, come il sottoscritto e Altaforte Edizioni, che può facilmente degenerare passando dalle parole a fatti violenti, come successo nel passato quando le teste calde sono state fomentate da pseudo intellettuali.

La censura è anche un’arma a doppio taglio, a causa dell’effetto Streisand, ovvero il fenomeno mediatico per il quale un tentativo di censurare o rimuovere un’informazione ne provoca, contrariamente alle attese, l’ampia pubblicizzazione. Quindi perché si continua con un progetto così controproducente?

Basta leggere i commenti all’editoriale de La Repubblica, al post di Raimo e a quelli dei diversi intellettuali progressisti che si sono espressi in merito, per capire il pensiero sottostante: Raimo è diventato una vittima, quasi un eroe per quella corrente di pensiero, perché si sarebbe dimesso dal consiglio della manifestazione torinese come risposta alla presenza di neofascisti e razzisti al Salone del Libro. Il disegno sembrerebbe quello di isolare chi non si omologa al loro pensiero.

La Repubblica ha riportato infatti che Raimo si sia dimesso in risposta alla presenza di Altaforte. Quali sono invece le vere ragioni delle sue dimissioni da consigliere del Salone del Mobile?

Il ruolo del giornalista dovrebbe essere quello di riportare ciò che veramente è accaduto. Questa volta purtroppo non è successo. Infatti Christian Raimo non si è dimesso per la presenza di Altaforte perché costui era già presente nel consiglio del Salone quando è stata approvata la domanda dell’editore. Quindi anche lui ha avvallato lo stand concesso, perché non esisteva nessun elemento per l’esclusione. Il motivo delle dimissioni è stato proprio il post diffamatorio pubblicato su Facebook, contro il sottoscritto, Giuli, Borgonovo e Scianca, che non poteva essere graziato anche per ristabilire giustamente la verità. Da qui è partita la levata di scudi mediatica, e poi il conseguente interessamento dell’Onorevole Lucia Borgonzoni. Se non avessimo agito di conseguenza, questo sarebbe passato, come spesso succede, sotto traccia.

Perché, secondo il tuo parere l’editore Altaforte Edizioni, a cui era già stato accordato da tempo lo spazio all’interno del Salone e che aveva già pubblicato diversi libri, tra questi “L’era delle streghe” di Borgonovo e “La Nazione fatidica” di Scianca, è stato così duramente attaccato per il libro-intervista “Io sono Matteo Salvini, intervista allo specchio” di Chiara Giannini?

Infatti tutto è nato dalla pubblicazione di quel libro e dalla presunta, ma subito smentita, presenza di Matteo Salvini al Salone del Libro. Peraltro, aggiungo che se anche il Ministro fosse intervenuto non vi era nulla di disdicevole visto che diversi politici hanno partecipato negli anni alla manifestazione. Ogni editore può presentare, durante il Salone, i libri in catalogo e invitare chi preferisce, senza alcun tipo di restrizione. Ogni politico, che sia di destra o sinistra, può partecipare. Questa si chiama democrazia, non rispettata spesso proprio da chi se ne riempie la bocca.

Molti tra intellettuali e personaggi noti, come Wu Ming, Carlo Ginzburg, Zerocalcare e Carla Nespolo, presidente nazionale di Anpi, hanno dichiarato che non parteciperanno al Salone del Libro in risposta alla presenza di Altaforte Edizioni. Secondo il tuo parere, così non si rischia di tornare ad una rivisitazione degli “anni di piombo”? Perché non c’è la possibilità di un confronto sereno?

Sembra che si vogliano esacerbare ulteriormente i toni dello scontro, creando una divisione inutile e certamente non favorendo un confronto. Questo è pericoloso. Portando in alto l’asticella dell’odio, magari non al Salone del Libro ma a qualche altro evento, esisterà un rischio reale di qualche rappresaglia. Nel momento in cui redigi una lista di proscrizione, definendo come razzisti e fascisti giornalisti e editori, stai coscientemente fungendo da mandante morale e devi assumerti le responsabilità di quelle che potrebbero essere le conseguenze.



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