Pietro Germi, il premio Oscar che non piaceva a Botteghe Oscure

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Stefania Sandrelli e Marcello Mastroianni in Divorzio all'italiana di Pietro Germi (1961)

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Il suo lascito al cinema fu Amici miei, secondo Gastone Moschin ispirato nel titolo proprio dal suo simbolico commiato, a causa dell’aggravarsi di una brutta malattia: “Amici miei, ci vedremo, io me ne vado”.

Pietro Germi se n’è andato il 5 dicembre 1974 e non è più tornato. L’universo culturale-cinematografico l’ha condannato a un colpevole oblio che ha impedito anche alle nuove generazioni di conoscere e apprezzare appieno la sua filmografia.

Il suo ultimo copione passò a Mario Monicelli, che spostò l’ambientazione da Bologna a Firenze e ne fece il manifesto della comicità toscana grazie alla bravura di cinque attori non toscani, quando ancora non esistevano i Benigni, i Nuti, i Pieraccioni. Ma l’idea di raccontare lo spaccato delle vite di alcuni stimabili professionisti di mezza età, affetti da sindrome di Peter Pan, in anni che già si erano fatti cupi per l’incipiente fenomeno del terrorismo, è tutta farina della mente raffinata e geniale di Pietro Germi.

Pietro Germi se n’è andato il 5 dicembre 1974 e non è più tornato. L’universo culturale-cinematografico l’ha condannato a un colpevole oblio
Amici miei di Mario Monicelli (1975)

La sua principale bravura fu quella di unire i puntini di vari generi, diversificando la produzione e riuscendo, in ogni caso, a realizzare film completi e apprezzati (dal pubblico, raramente dalla critica).

Con il suo capolavoro, Il ferroviere, del 1955, chiuse sostanzialmente l’epopea del neorealismo cinematografico italiano. Ispirandosi a Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda diede vita a uno dei primi esempi di poliziesco italiano elogiato, tra gli altri, anche da Pier Paolo Pasolini. Dal 1961 in poi iniziò girare le commedie, sempre dal sapore grottesco e dall’ironia pungente.

Manifesto di questa sua svolta è Divorzio all’italiana, in cui tratteggiò l’indimenticabile barone Cefalù interpretato da Marcello Mastroianni irretito dall’adolescente Stefania Sandrelli.

Pietro Germi se n’è andato il 5 dicembre 1974 e non è più tornato. L’universo culturale-cinematografico l’ha condannato a un colpevole oblio
Scena del matrimonio dal film Divorzio all’italiana di Pietro Germi del 1961

Il film ricevette una candidatura all’Oscar per la miglior regia, un’altra a Mastroianni come miglior attore e ottenne la statuetta per il miglior soggetto e sceneggiatura originale. Dal titolo del film prese il nome un certo tipo di commedia prodotta in Italia in quel periodo passata alla storia come commedia all’italiana. Un ciclo fortunato del quale Germi ha rappresentato l’Alfa e l’Omega, dal momento che proprio Amici miei viene considerato come il canto del cigno del filone.

In vita non ebbe mai buoni rapporti con la critica (prevalente) di ispirazione comunista. A Botteghe Oscure non avevano apprezzato molto la narrazione de Il ferroviere, colpevole, secondo loro, di diffondere un messaggio fuorviante relativamente a quello che volevano fosse il loro modello di operaio. Eppure Germi aveva intuito prima dell’intellighenzia gli sviluppi e le evoluzioni sociali della classe operaia in Italia.

Il Pci oggi non esiste più e nemmeno quelle penne intinte nel curaro che recensivano negativamente i suoi film per ragioni squisitamente politiche.

A restare però è il dimenticatoio per Pietro Germi, uno dei nostri registi premiati con l’Oscar un oblio che neppure il crescente sviluppo di piattaforme on line, con annessi archivi di pellicole contemporanee al cineasta genovese e di altri premi Oscar meno raffinati di lui, ha colmato.

4 Commenti

  1. per avere il consenso di botteghe oscure il grande Germi doveva mettere su qualche parte di scena una bella bandiera rossa. Come hanno fatto poi i registi a seguire.

  2. la colpa però fu della democrazia cristiana che diede in appalto(senza gara)la cultura ai comunisti, quella “cultura” viziata e avvelenata dallo stalinismo imperante, qualcuno di questi “grandi… uomini” è ancora vivente!

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