Pio XI , il Papa che veniva dalla Brianza

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Gli studenti del Liceo Classico B. Zucchi di Monza, ogni mattina, salendo per una scalinata diretta alle classi, sono accolti alla fine della prima rampa dalla visione di una lastra incisa a ricordo degli studi liceali di Papa Pio XI, al secolo Achille Ratti, compiuti proprio in quell’edificio.

Un Papa altamente significativo nelle vicende storiche del nostro Paese, legato alla stipula dei Patti Lateranensi, che portò sempre dentro di sé un’identità brianzola.  Per parlare di identità brianzola va allora prima definito che cosa sia la Brianza: non tanto un concetto geografico, quanto storico-culturale “fatto di colline, aria buona, osterie e fresche scampagnate in riva al fiume o in cascina” (come ha scritto D. Ronzoni, storico attento alla realtà locale), o, come scrisse Fourneau, studioso di problematiche economiche brianzole, “il regionalismo brianzolo è un fatto umano: una questione di mentalità, tradizione e tecniche”, in cui includere anche una religiosità onnipresente nella “vita di paese”, imperniata attorno ai cardini di famiglia e parrocchia. Non che la terra brianzola si sia sempre dimostrata sede di fedeli ferventi, come dimostrato dalle lamentele sulla vita dissoluta dei cittadini da parte di un parroco di Briosco di inizio ‘500. Non è però un caso che durante la giovinezza del Papa, proprio qui nascano casse rurali, società di mutuo soccorso e opere sociali assistenziali proprio legate ai valori cristiani. L’onnipresenza della religione nella vita sociale è ben testimoniata da un articolo della testata locale Il Cittadino, datato al settembre del 1904, in cui si descrive il parroco come un uomo immerso nella società, che non estrania i fedeli dagli aspetti sociali della comunità e centro affettivo del paese. Di questa Brianza, nelle sue lettere e scritti, il Papa si ricordó certamente, specie della sua Desio, luogo di “cari compaesani”, abitato da “veramente buona e brava gente” per cui la fede è “un’eredità gloriosa, non solo custodita, ma fermamente vissuta”. Il suo segretario particolare ricordava come il Papa “amasse tanto la Brianza per la vitalità della gente, per la capacità nel lavoro e di mettercela sempre tutta” conservando durante il suo pontificato “il gusto del brianzolo”. Probabilmente questo amore culturale per la sua terra gli derivò dalle cure amorevoli dalla cara madre Teresa, ricordata nei suoi scritti come colei che gli avesse insegnato a fare “sempre un po’ più del possibile”, fatto che lo avvicinava alla mentalità brianzola, tanto che il Papa amava dire che proprio con i contadini brianzoli avesse in comune la necessità di “un vero malanno per obbligarmi al riposo”.

Dalla sua Brianza paesana, fatta di religiosità legata a figure come Maria (da lui eletta a emblema di una crociata anti-bolscevica nel ‘37), il Papa conservò un grande interesse per le opere sociali (basti pensare al suo legame con l’Azione Cattolica, da lui modellata, difesa e dotata di una identità riconoscibile) tanto che storici come Carlo Puricelli hanno riconosciuto nel suo operato i tratti dell’imprenditore brianzolo, colui che caratterizzato dalla concretezza, non si lascia scappare alcuna occasione, e che sopperisce a mezzi inadeguati con il sacrificio personale. Un Papa che quindi prese dalla Brianza una vera e propria forma mentis.

Papa alpinista, fu anche legato alle montagne locali e del lecchese. Fu infatti la Grigna, massiccio che insieme al Resegone fa da sfondo alla vita di tutta la Brianza, ad essere per lui un’importante palestra, dove esercitarsi e fare esperienza.

Un’ultima curiosità: Papà Ratti portò, con la sua figura, un po’ di Brianza nelle vite di tutti gli Italiani. Come? L’azienda olearia dei Fratelli Carli, divenuta fornitore ufficiale del Vaticano sotto il pontificato di Papa Ratti, inserì sulla confezione delle proprie latte proprio lo stemma papale, che divenne così un elemento familiare nelle case e nelle cucine d’Italia.

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