Pupi Avati. Faccio il cinema per passione. Come una volta si faceva il fornaio

Pupi Avati. Faccio il cinema per passione. Come una volta si faceva il fornaio

A Pupi Avati non si fanno interviste raggelate, subdole richieste di giudizi universali: con lui si parla, è una persona che gusta il dolce fluire della chiacchiera divenuta parola, ovvero il dopo pranzo. E’ una biblioteca, la si sfoglia, mette insieme domenica e lunedì, il ricordo e il sogno eterno. Prima lo si conosce come notizia di cinema, poi come regista e infine come uomo, fino ad arrivare a capire che è tutto un insieme, e allora si è a contatto con un capolavoro che non ha ancora fatto tutto.

Quando ha sentito la prima volta il profumo del piatto dei tortellini?

Avevo due tre anni, le domeniche si rincorrevano senza che sapessi che cosa è il tempo, sapevo che il pollo arrosto non era il bollito, ovviamente non c’erano omogeneizzati, il cibo era importante per tutti in famiglia, sì per vivere ma vivere con gioiosità. Ma, come il dialetto varia ogni cento metri, così nel piatto “fondo” il tortellino cambia di strada in strada, il ripieno pure, così lo spessore della pasta, il numero dei tortellini nel piatto, è diverso da via S.Vitale a via S.Isaia. Con dentro il vino o senza vino…

Lei è bolognese natione et morbus, parla con l’afflato di una rezdora specializzata, fa sentire quel che molti soltanto masticano…

Ah, il meraviglioso ragù ti rendeva incandescente, e due cucchiai di olio nel brodo era cultura… Sembrava che il maiale, lo spirito del maiale, zampettasse orgoglioso per quel mondo che anche in città restava contadino, Bologna è legata ai suoi campi, ai suoi torrenti, lì anche l’aristocrazia diventava borghese e faceva dipingere i Carracci insieme a Guido Reni, e sopravvivere 70 monasteri colmi.. Il maiale veniva “fatto fuori” in cortile, in modo liturgico, c’era qualcosa della tragedia greca in quella cerimonia così lontana ormai da noi.

Lei sembra riprendere quella tragicità, quelle paure inconsce ma reali nel film da poco girato, Il signor diavolo…

Proprio così, tanti hanno screditato il cornuto infernale di antichissima memoria e letteratura, allontanato i malefici di stampo superstizioso… Ma niente superstizioni, niente cabale nascoste e giorni infausti, il male ha ancora la M maiuscola e si sta perfino vendicando d’averlo buttato e battuto con insolenza e incomprensione

Ma lei, come mai dopo Le Finestre che ridono, ha passato tanti anni a parlare invece dei sentimenti, quelli più cortesi, personali, quasi casalinghi, con un po’ di pepe?

Per questo, perché il diavolo stava esagerando, una sberla doveva dargliela qualcuno, visto che ormai anche lui poteva tranquillamente entrare in chiesa, dov’è sparita l’acqua santa…

In effetti un po’ lei ha ragione…

Solo un po’? Apriamo gli occhi e le orecchie, che legge sui giornali? Che ascolta per strada e sotto i portici? Lei ha respirato la sua prima aria a Bologna, città fertile e infiammata per ogni occasione. Era, non è… L’ultima telefonata che ho avuto con Dalla, mi disse triste “c’è rimasto soltanto il tortellino!”… Tutto passa e doveva finire anche quel tempo, è così ovunque, ma s’è perso molto, i contatti umani si sono seccati, ed erano il meglio di questa città, che cosa crede che vengano a cercare migliaia di studenti alla John Hopkins, al Collegio di Spagna? E perché noi riempivamo l’Osteria delle Dame vicino al teatro? E’ la ballade du temps jadis, ogni generazione ha lacrime per rimpiangerla…

È vero… Lei ha scritto un’autobiografia che riempie, mi ha colpito il suo incontro con Fellini…

Ah, indelebile, abitavo a Roma, mia madre mi informa che tutte le mattine passava Fellini e si fermava in un bar più avanti. Non ci credevo, una mattina scendo di corsa e sto sul mio marciapiede in attesa, in ansia comprensibile, credevo a uno scherzo di mia madre. La seconda mattina sto ancora lì e lui, proprio lui, sempre in nero, lo vedo arrivare; ovviamente mi devo appoggiare alla casa, lui non mi vede, io lo stampo con gli occhi, sta fermo e io lo spio, entra al bar… Ho capito e il giorno successivo ho più coraggio, mi metto a seguirlo dal mio marciapiede, lui è di là, quando mi scorge non mi nota bene, poi si allarma e comincia a velocizzarsi, corre ma io, ipnotizzato, attraverso la strada e lo inchiodo prima che entri al bar, lui ansima, ma quando gli dico che vengo dai suoi posti e chi sono e che cosa vorrei, si distende, sorride e mi abbraccia “Puponee!”…

Lei ha lavorato anche con Pasolini…

Anche lui era bolognese, nato in via Borgonuovo; tutta l’Emilia Romagna è feconda, dalle frutta alle carni, al cinema, Antonioni, Bellocchio, Bertolucci, gli Avati, e non è finita… Ho lavorato alla sceneggiatura di Salò, con il cuore in gola e parecchia angoscia, mi creda…

Spesso si legge che Pupi Avati è qui, è là, è ovunque, come mai, come fa a correre tanto?

Lo dico anche se non lo crederanno, faccio cinema per passione, come si faceva il falegname, il calzolaio, il fornaio, sono stato stampato per passione e per passione andrò in Paradiso…

A proposito, cos’è quella voce ormai insistente, un film su Dante?

Le voci, ah, le voci sono diventate dei megafoni oggi, da quei baracchini di plastica passa tutto a tutta velocità! Ma è vero, fra poco saranno 700 anni dalla morte di colui che ci ha torturati sui banchi del liceo, e da tanto tempo penso a farlo conoscere in tutto il mondo, ma in modo mio, originale, insieme al Trattatello scritto da un suo e mio amico, un certo Giovanni Boccaccio, che lo conobbe…

Un’impresa colossale!

Non me lo dica, ma devo farlo, devo, lui era arrabbiato come noi oggi, ve ne accorgerete!

Lo sa, le faccio un complimento, lei è acuto e profondo, ci farà vedere un Poeta diverso dal solito predicatore politicone drammaticone..

Poveretto, doveva anche difendere un’altra persona…

Chi?

Ma Beatrice, Bice, povera ragazza che non lo capì di sicuro, ma friggeva ogni volta che l’incontrava, per me stanno ballando lassù…!

Ecco, la sua Regione è famosa per l’allegria, la convivialità, le famose tre T, nelle quali prevale l’abbondanza di balere e di…

Immagino dove voglia parare…

Appunto, la tavola, benedetta da Dio

Ma insieme agli uomini, ai contadini, beccai, ortolani, …

Che gusto ha Bologna, le sue cantine colme di salumi a farsi, il suo grano di Casalecchio, Paianoro, Molinella…

Perché mi trapana il cervello, il cuore, lo stomaco? Sta arrivando il Natale, anche il sole si fermerà un momento per aria, di giorno il Solstizio di notte la Stella più bella e buona, la Cometa!

 

Foto di Di Filippo Caranti aka User:Terrasque – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4880548

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