Quando le donne nei cda danno una maggiore redditività

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Foto via Pixabay

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Una donna in posizione di comando comporta anche una maggiore redditività aziendale. Si discute da tempo di pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro e nei ruoli dirigenziali e spesso ci si dimentica dei valori “empirici” che dimostrano la validità di questo assunto inziale. Come afferma ASACERT, azienda che offre servizi di Ispezione, Certificazione e Valutazione per supportare le aziende, pari opportunità e raggiungimento degli obiettivi del PNRR vanno a braccetto.

ASACERT certifica la parità di genere. L’ente accreditato, che svolge attività di Ispezione, Certificazione e Valutazione, grazie alla pluriennale e sempre aggiornata esperienza dei suoi tecnici, aggiunge un nuovo servizio ai suoi numerosi impegni. Già oggi si occupa di accertare le condizioni all’interno delle organizzazioni per il rilascio della nuova Certificazione sulla Parità di genere. ASACERT, tra l’altro, si pone da sempre dal lato delle imprese che operano nel rispetto dei diritti, tutelando l’inclusione di genere e che si schierano contro le discriminazioni di ogni tipologia.

“Siamo impressionati difronte ai dati sul gender gap – ha affermato l’AD ASACERT, Fabrizio Capaccioli – ma questa realtà ci fa comprendere anche quanto sia importante un’azione congiunta e consapevole a favore dell’eliminazione di ogni tipologia di discriminazione di genere. La Certificazione di Parità di genere non rappresenta la soluzione alla situazione di disparità di cui le donne fanno esperienza quotidianamente, ma si inserisce nel quadro delle iniziative fondamentali che puntano ad attivare, all’interno di realtà pubbliche e private, provvedimenti concreti volti a combattere le discriminazioni. Sono fiero di guidare un’azienda come ASACERT, in cui viene valorizzato ogni giorno il fondamentale contributo delle donne, che rappresentano la maggioranza dell’organico, oltre che una risorsa ineguagliabile.”
La Certificazione sulla Parità di Genere è centrale per promuovere il superamento delle barriere che impediscono le pari opportunità, a partire dal mondo del lavoro. L’Italia infatti si attesta solo al 63esimo posto nella graduatoria globale del 2022 stilata dal gender Gap Index, che misura il divario di genere nei diversi ambiti della vita. Troppo bassa la partecipazione del genere femminile alla vita politica ed economica, e un gap tutto da colmare persino sulla formazione rispetto al genere maschile.

Nonostante le donne siano numericamente maggiori rispetto agli uomini, meno del 30% dei laureati italiani è donna, solo il 18% delle posizioni di CEO è occupato da donne e lo stipendio mensile presenta un gap di almeno 500 euro, tra uomini e donne che svolgono la stessa mansione, a tutti i livelli contrattuali. Inoltre, si stima che le donne italiane passino una media di 5 ore giornaliere ad occuparsi dell’accudimento di figli, familiari e alla cura della casa, mentre gli uomini non arriverebbero neanche a 2,5 ore.

Nel mondo le donne rappresentano il 39% della forza lavoro, ma detengono solo il 27% delle posizioni manageriali. Avere un maggior numero di donne in posizioni dirigenziali o nel consiglio di amministrazione è associato a una maggiore redditività aziendale rispetto al loro settore, come rilevato dal team GS Sustain di Goldman Sachs Asset Management. In Italia c’è stato un sensibile miglioramento dal 2010 al 2017, grazie all’aumento della quota di donne negli organi decisionali e nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, ma la media Ue è ancora lontana. È evidente che quello della parità di genere è un traguardo ancora lontano. È stimato in 136 anni il tempo necessario a colmare il gap di genere (Global Gender Gap Report 2021).

Tuttavia, si registra una certa -seppur timida- inversione di tendenza. Si moltiplicano a più livelli le azioni e i provvedimenti in questa direzione, che puntano ad agevolare la partecipazione femminile in ambito politico, economico e lavorativo. Il 16 Marzo 2022, l’Ente Nazione di Normazione UNI ha pubblicato il documento tecnico UNI/PdR 125:2022 per fornire alle aziende le linee guida per conformarsi ai requisiti posti dal PNRR (missione 5), in materia di pari opportunità e di riduzione del gap di genere. La guida fornisce alle imprese i KPI (Key Performance Indicators) inerenti alle politiche di parità di genere nelle organizzazioni.

La UNI PdR 125:2022 si rivolge alle aziende di tutte le dimensioni e forme giuridiche, pubbliche o private, purché presentino addetti o dipendenti al loro interno. L’obiettivo è quello di garantire un ambiente interno alle organizzazioni inclusivo e mai discriminatorio, grazie alla creazione di un sistema di gestione da sottoporre a iter di certificazione da parte degli enti accreditati.

La UNI PdR 125:2022, infatti, prevede la misurazione, valutazione e rendicontazione dei dati relativi alla parità di genere nelle organizzazioni, inserendosi coerentemente all’interno di un contesto di sensibilità normativa, oltre che di attenzione sociale ed economica. Ottenere la Certificazione di Parità di genere, per un’organizzazione pubblica o privata, vuol dire aver raggiunto un buon grado di maturità in materia di inclusione, rispetto a temi come: cultura e strategia, governance, processo di HR, opportunità di crescita, equità remunerativa, tutela della genitorialità.

La parità di genere è un diritto, una condizione necessaria per un mondo davvero sostenibile, in cui la vita non sia regolata da norme arbitrarie a sfavore di un sesso e a favore dell’altro e in cui tutti, in qualità di esseri umani, possano vivere una vita dignitosa. Ne parlano anche gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals). L’obiettivo 5 recita: “Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze”.

Il tema del gender gap risulta ancora più sentito alla vigilia del mese dedicato al contrasto della violenza sulle donne. Il 25 novembre, infatti, si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza importante, che punta a sottolineare quanto il fenomeno sia diffuso e urgente da contrastare.

“Leggere i dati e parlare dell’argomento non basta: è il momento di agire -conclude Capaccioli- È solo grazie al costante e congiunto impegno di governi, istituzioni e realtà come ASACERT, che sarà possibile raggiungere gli obiettivi di inclusione, sviluppo e di pari opportunità per le generazioni future”.

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