Tutti giù dalle brande! E se tornasse il servizio di leva?

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Giù dalle brande! Il suono della voce del caporale di giornata risuonava nella camerata e tutti schizzavano in piedi, per prepararsi ed essere pronti in pochi minuti. Il contrappello, l’esercitazione, lo svolgimento dei compiti erano dietro l’angolo. Il via, con uno squillo di tromba ed un tricolore issato sul pennone. Altri tempi, direte voi. Può darsi, ma per molti anni questa pratica ha rappresentato un punto fermo nella vita dei nostri giovani. Ed anche una base su cui poggiare l’esperienza della futura vita.

Per molti, poi, è stato un primo passo di una carriera tutta dedicata allo Stato e alla difesa di valori come nazione, patria, bandiera. Valori che poggiano sulle battaglie risorgimentali, quelle che hanno portato all’Unità d’Italia e ad alla libertà. E non a caso, la festa delle Forze Armate si festeggia il 4 novembre: una data che ricorda l’armistizio di Villa Giusti, che sancì la resa dell’impero austro-ungarico all’Italia. Abbiamo festeggiato da poco i cento anni della giornata delle Forze Armate, istituita per legge appunto dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. E quella data resta, nei nostri cuori, una data storica ed un momento indissolubile della memoria.

Anche se oggi la leva non è più obbligatoria e i ragazzi preferiscono di gran lunga i giochi di guerra della play station alle marce scandite da un istruttore. Sempre nella speranza che quel che accade oltreconfine non sia solo un’avvisaglia di qualcosa di più grande, per capirci, il prodromo di un nuovo conflitto di portata mondiale.

“Si vis pacem para bellum”, scriveva Publio Romano Vegezio. Ed anche il Presidente Sergio Mattarella, invocando la pace tra Russia ed Ucraina, recentemente, ha voluto rimarcare questo concetto (pur mutuando la citazione). Vorremmo aggiungere che le capacità di chi ci difende debbono essere un punto fermo della Nazione.

Ecco allora che il ruolo delle Forze Armate resta centrale nel nostro tempo. E pensiamo al Milite Ignoto, che rappresenta tutti noi in qualche modo. Chi ha perso i propri cari, ieri; chi guarda a quanto accade, oggi, con le paure che i diritti di un popolo possano essere cancellati.

Chi sorveglia, chi ci guarda le spalle, chi svolge un ruolo di tutela della pace e delle libertà personali? Se non le Forze Armate, chi altri? Certo, l’integrità di una Nazione si giudica dall’esempio, e dall’esempio individuale che ognuno di noi sa dare nella propria vita. Ecco perché, di padre in figlio, soprattutto chi indossa una divisa deve essere prima di tutto integro, un modello vorremmo dire: garanzia per sé e, poi, per gli altri. Dare l’esempio vuol dire essere capaci di dettare le regole, mai violandole. Ne deriva che, chi fa parte delle Forze Armate debba essere orgoglioso di svolgere un ruolo di difesa della Patria, pensando che ogni Patria, però, debba godere del diritto di esistere nel rispetto del concetto assoluto della libertà inviolabile. Ma anche pensando che la libertà non sia qualcosa di astratto. La libertà è qualcosa che attiene alle conquiste del passato guardando al futuro.

Il dibattito sulle armi, sul riarmo di una Nazione, per difendersi dall’invasione straniera, sembrava lontana nel tempo fino a meno di un anno fa. Eppure, oggi, guardando a terre vicine, è tremendamente attuale. Dunque, come si può pensare di far a meno delle Forze Armate? Di coloro che, a sprezzo del pericolo e della loro stessa esistenza, difendono i valori fondanti della società. Libertà, diritti, democrazia non sono parole vuote, ma prendono valore solo pensando che, in mezzo a noi, ci siano persone in grado di difenderle.

Certo, bello sarebbe un mondo in cui la pace, da tutti agognata, fosse l’unica cosa davvero inviolabile. Bello sarebbe come pensare che, tra il bene e il male vince sempre il primo. Una cosa che accade solo nei film americani a lieto fine. Ed è per questo che, pensando ad un mondo migliore, nel segno della speranza, ci copriamo le spalle grazie a chi fa parte delle Forze Armate e sa fare un mestiere necessario quanto importante. Non a caso, l’Italia ha un primato nel mondo nell’azione di peacekeeping: fornisce il più alto numero di uomini e militari qualificati nelle operazioni delle Nazioni Unite. Impossibile, qui, non accennare ad episodi drammatici che hanno segnato il nostro Paese. Una terribile coincidenza, infatti, fa segnare in una stessa settimana due date sul nostro calendario: oltre al 4 novembre, festa delle Forze Armate, ricordiamo il 12 novembre, anniversario della strage di Nassiriya. Perché chi difende la pace paga molto spesso un prezzo altissimo alla Patria.

Il sogno, però, resta tale e noi vogliamo riaccendere la speranza alla vigilia di questa nuova ricorrenza. E vogliamo citare chi, con la divisa addosso, puntò ai veri ideali: quelli puramente dimostrativi, perché la pace innanzitutto.

“Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà.”(G. d’Annunzio)

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2 Commenti

  1. Se questa è la visione della Destra sui problemi militari….poveri noi. Ed ho votato lì eh intendiamoci…
    Non servono fantaccini, servono risorse e soldati in grado di usarle efficacemente.

  2. Questo e gli altri articoli che illustrano ed esaltano le nostre Forze Armate, pubblicati su CulturaIdentità di questo mese, sono ben riassunti da Antonio Fogazzaro in alcuni passi della Preghiera del Marinaio dove, nell’invocazione, esprime lo spirito e i compiti di chi indossa le Stellette:”…….Salva ed esalta, nella tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione. Da giusta gloria e potenza alla nostra Bandiera…….Benedici o Signore, nella cadente notte, il riposo del popolo, benedici noi che, per esso vegliamo in armi sul mare.”

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