Chi è Unabomber? Perché ha seminato il panico fra la gente?

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Chi è Unabomber? Perché ha seminato il panico fra la gente?

Nel 2005 in Italia torna clamorosamente alla ribalta il tema della pena di morte. A invocarla a furor di popolo è il ministro leghista Roberto Calderoli. Introdurre la pena capitale per delitti efferati e feroci. Cos’era successo? Roberto Curcio, 33 anni, originario di Domodossola, in vacanza a Lignano Sabbiadoro, il 4 agosto del 1996 è al mare. Sono le dieci del mattino. Va in spiaggia e il bagnino gli indica l’ombrellone ancora chiuso e il lettino. Renato va per montare, aprire l’ombrellone e sistemare il suo lettino. Da sotto la tenda esce un tubo metallico, Roberto lo prende (sembra un pezzo avanzato dell’asta dell’ombrellone), si sente una forte esplosione, una luce accecante, un forte bruciore e puzza di povere da sparo. Il tubo gli scoppia addosso. (Esplosione) L’urto lo fa rimbalzare all’indietro. Curcio adesso ha una protesi all’arteria e vena femorale, una mano spappolata e ha perso la sensibilità dell’indice dell’altra mano. Pena di morte per chi terrorizza da anni il nordest Italia e un imprenditore mette pubblicamente una taglia di 50mila euro a chi avesse dato informazioni sul misterioso bombarolo. Italia, paralizzata da diversi anni da qualcuno che fabbrica ordigni esplosivi, piccoli, pericolosissimi, che non fanno morti ma mutilano, danneggiano gravemente le persone, anche bambini.

Chi è Unabomber? Perché qualcuno ha intenzione di generare il panico fra la gente?

Siamo nel placido e tranquillo Nordest. 30 giugno 2005. Alessandra lascia la sua bici al parcheggio della Stazione di Portogruaro. In quei giorni piove, ed è una fortuna perché sotto la sella della bicicletta Alessandra ha una bomba che per l’umidità non esplode. Se ne accorge solo quando quella scatoletta nera con dei fili attaccati cade. Ordigno a pressione. Unabomber aveva messo anche un cero al cimitero. Esplosione. Aveva messo un ordigno anche sul sagrato di una chiesa affollata di fedeli. Quattro attentati a Portogruaro.

Un passo indietro: l’8 dicembre del 1993 esplode una cabina telefonica. Il balordo inizialmente colpiva in Friuli e la stampa locale lo apostrofava come Monabomber, un idiota. È stato colpito nell’orgoglio e lui fa il salto di qualità. Unabomber è un termine giornalistico sulla scia di un terrorista matematico americano di origine polacca Theodore Kaczynski che mandava pacchi bomba a docenti universitari. Quello era un killer vero, seriale, mosso da motivazioni ideologiche. Qui al nordest l’impressione iniziale era quella di una bravata. Ricordate i sassi dal cavalcavia? Dei ragazzotti per divertimento gettavano sassi da un ponte che si andavano a schiantare sui parabrezza dei passanti in automobile. Ci sono stati anche dei morti in provincia di Alessandria. Ma qui si trattava di preparare esplosivi con una certa competenza e gli attentati dinamitardi diventano nel tempo 33-34. Ferimenti ma non omicidi. Uno psicopatico che metteva esplosivi negli ovetti Kinder, nei tubetti della maionese, addirittura in una confezione di uova (uno era sodo e con un congegno con una piccola batteria attaccata sotto il cartone). Unabomber farà esplodere anche vasetti di Nutella. Duemila le persone sospettate, cinque procure coinvolte, migliaia di poliziotti, una task force impegnata a fermare questo paranoico-schizoide cha fa detonare oggetti a caso e terrorizza le persone.

Dicembre del 1993, tubo bomba a pochi passi dalla Questura di Pordenone. Nell’agosto ’94 una donna anziana trova un tubo per terra durante una festa popolare. È una bomba. Gli ordigni seguenti poi sono ad Aviano e Azzano Decimo ma non provocano feriti. Una donna perderà una mano davanti casa sua. Racconterà di aver raccolto qualcosa vicino a un cassonetto.

Ad Aviano c’è una base militare americana e siamo nel periodo della guerra in Kossovo. Gli investigatori pensano che Unabomber possa essere un militare, per le sue competenze tecniche. Magari un emulatore proprio di quell’Unabomber americano. Alcuni periti sono scettici: un militare li avrebbe progettati questi ordigni in maniera più semplice, più lineare, è un tecnico ma non è un militare. A Motta di Livenza Unabomber mette un ordigno esplosivo dentro un lumino al cimitero. Un’anziana signora lo prenderà pensando “chi lo ha lasciato qui? E perché non si accende?”. Non farà in tempo a completare il pensiero che la sua mano destra salterà in aria. Il 24 settembre 2002 è panico totale.

Un bimbo vuole fare delle bolle di sapone e viene ferito alle mani. E una bimba a S.Biagio di Collalta trova a terra un evidenziatore. Perderà l’uso delle tre dita. Gli investigatori però segnano un punto a favore. I Ris di Parma trovano un capello del bombarolo e si rendono conto che Unabomber ha fatto un errore. Ha staccato coi denti il nastro isolante. Abbiamo tracce per risalire al suo DNA. Ma il DNA lo devi comparare e come fai quando hai più di duemila indiziati?

Allora bisogna fare il profilo criminale. Quando iniziò? Tutto partì nel 1978, quando a Pordenone, in un vicolo chiamato del forno, una radiolina, sembrava una radiolina, veniva sollevata da un uomo che l’aveva trovata su un davanzale. Esplosione. La vittima perderà una mano. E dopo gli attentati ai supermercati è psicosi collettiva. Si passano al metaldetector i prodotti negli scaffali, ai ragazzini si impone di non raccogliere oggetti per terra, Unabomber dove colpirà? Non si parla d’altro. Materiale pirico, svuotamento di alcuni petardi e cartucce di caccia, pezzi di ferro e bulloni. Un meccanismo fatto per sfigurare ma non per uccidere.

Profilo del criminale: maschio, a far esplodere sono generalmente gli uomini. Rivendica qualcosa. Paranoico. Ben curato, ordinato, preciso, meticoloso. Complesso di Edipo, ha 30-40 anni, vuole farla pagare a qualcuno è ipersensibile alle critiche. L’informazione gioca un ruolo: il sottostimare il fenomeno iniziale, quel monabomber lo irriterà e gli farà fare il salto e la fuga di notizie gli darà la possibilità di correggere il tiro. Unabomber legge i giornali, sa quali sono stati i suoi sbagli e avrà tempo per perfezionarsi. Non userà più la bocca per staccare il nastro isolante ma delle forbici professionali. Il serial killer è in libertà ma il cerchio si chiude sempre di più. Cambia la modalità di esplosivo, userà quella a pressione ma continuerà a fare degli errori. Nel 2004 mette un congegno con nitroglicerina all’interno di un inginocchiatoio della chiesa. Tornano i mostri, i maniaci, le antiche paure dimenticate. Gente malata che chiede visibilità in questa società dominata dallo spettacolo. Unabomber è un remake italiano di una storia americana e anche serial killer è un termine anglosassone: chi uccide o ferisce in maniera seriale in tempi e spazi diversi con la stessa modalità. La vittima come in questo caso è occasionale. Il terrore che lui semina gli garantisce un’esistenza, un’attenzione mediatica, una posterità anche. Si riprende qualcosa dalla vita togliendola agli altri. Continuavano a chiamarlo Unabomber.

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