Verdure in agrodolce

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Pranzo in spiaggia con prodotti locali e la giusta dose di buona educazione

Un momento conviviale che in pochi passi diventa anche più sostenibile e salutare, per sconfiggere caldo e maleducazione

Prime gite fuori porta e prime giornate in spiaggia. Cosa c’è di più bello che inaugurare la stagione balneare con una lunga giornata sul bagnasciuga? La destinazione scelta è anche l’ispirazione ideale per capire cosa portare da mangiare. Verdure e frutta freschi, insalate di pasta e riso, pokè con ingredienti locali sono l’ideale per combattere fame e caldo senza appesantirci. Siamo in Italia d’altronde, la nostra cucina è così variegata e adatta a ogni circostanza che ci offre una scelta vastissima, anche al mare.

Qualunque sia il vostro lido, tenete d’occhio i negozi locali e i mercati, o il reparto dedicato alle tipicità locali che si trova al supermercato del luogo di villeggiatura. Qui troverete prodotti locali e di stagione da aggiungere al vostro pranzo in spiaggia e contribuirete a sostenere l’economia locale. Focaccerie, angolini di street food sono un’altra valida alternativa, soprattutto se caratteristici di quel luogo (pensiamo ad esempio alle focacce in Liguria o al cous cous in Sicilia o Sardegna, fino alla classica piadina Emiliana e alle fresche insalate con cipolla di Tropea in Calabria).

L’importante è scegliere cibi locali, ricchi di sali minerali e poveri di grassi, preparati con cibi freschi e leggeri e fare spuntini più frequenti con frutta di stagione e verdura, utili a mantenere una corretta idratazione. Un esempio? Un pane locale e una porzione di verdure in agrodolce e frutta fresca sono un pranzo leggero e saporito. Si anche ad alimenti che integrano naturalmente i sali minerali persi con la sudorazione come cocomeri, cetrioli, pomodori e peperoni.

Quale che sia la vostra scelta, anche il galateo in spiaggia va rispettato. Ad esempio: niente piatti elaborati o che richiedono troppe aggiunte al momento di servire, con il rischio di sporcare nei dintorni e creare confusione. Bando alle plastiche monouso, mentre barattoli di vetro riciclati, contenitori riutilizzabili sono una valida alternativa più sostenibile per contenere cibo o bevande. Evitate allestimenti per il pranzo ingombranti, come tende e costruzioni improvvisate. La spiaggia non è un campeggio. No a piatti con odori troppo forti che potrebbero dare fastidio ai vicini di ombrellone. Si a ripulire tutto una volta terminato. Daremo il buon esempio e l’ambiente ringrazierà.

FOOD ACADEMY ELIOR

VERDURE IN AGRODOLCE

Ricetta in breve
Difficoltà: facile
Preparazione: 10 minuti
Cottura: circa 12 minuti
Dosi per: 4 persone

Ingredienti
2 piccoli peperoni gialli
2 piccoli peperoni rossi
1 melanzana
mezza cipolla
1 costa di sedano
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
3 cucchiai di aceto di vino bianco
mezzo cucchiaio di zucchero
pepe bianco q.b.
sale iodato q.b.

Preparazione
Lavate e mondate i peperoni gialli e rossi, il sedano e la melanzana. Tagliate tutto a tocchetti medi. Sbucciate e affettate la cipolla. In una padella capiente, scaldate l’olio extravergine di oliva e saltate tutte le verdure con un pizzico di sale a fuoco vivace per un minuto. In un pentolino a parte, fate bollire un bicchiere d’acqua e aggiungete l’aceto di vino bianco e lo zucchero. Irrorate con questa miscela agrodolce le verdure e fate cuocere a fuoco medio per circa 10 minuti. Quando saranno cotte e croccanti, completatele con il sale e pepe bianco e servite.

LO SAI CHE!
Il sedano da costa, quello più comune, è detto anche “sedano dulce” per il suo sapore dolciastro. Il sedano rapa, invece, ha una radice grossa e tonda e un sapore più amarognolo. Del sedano da foglie, invece, con un sapore più selvatico, si consumano sia le coste che le foglie.

Quando i Monsù arrivarono alla corte dei Borbone

Una buona parte della gastronomia siciliana, anche quella più popolare tramandata gelosamente da generazione in generazione, affonda le sue origini nel XVIII secolo, durante il periodo del regno di Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie. Quando Ferdinando I, detto Re Lazzarone, sposò Maria Carolina d’Austria, per volontà della stessa, che non amava particolarmente la succulenta cucina locale, furono chiamati a corte i più raffi – nati cuochi francesi: i tanto acclamanti maitre, in gergo “Monsieur”, poi chiamati, subendo le influenze del dialetto, i “Monsù”. Da quel momento le ricette della tradizione siciliana e napoletana sono state rivisitate secondo l’elevata arte culinaria francese, con la valorizzazione degli ingredienti a chilometro zero, come verdure, pesce, selvaggina, frutta e attraverso uno studio approfondito sulla ricerca di nuovi sapori ed una loro equilibrata combinazione. Il fervore che si creò intorno alla fi gura dei Monsù li rese “iconici” e acclamati protagonisti, tra i secoli settecento e ottocento, non solo delle cucine reali ma anche della letteratura italiana con i capolavori de “Il Gattopardo” e “I Vicerè”. Ogni famiglia aristocratica cercava di accaparrarsi un Monsù, anche offrendo ingenti somme di denaro e alloggi prestigiosi. I cuochi locali furono ribattezzati “cuochi di paglietta” e iniziarono a lavorare come apprendisti dei Monsù, formando negli anni a venire una vera e propria Accademia di cucina. Tra le varie ricette rivisitate e nuove c’è il sartu di riso, il gattò di patate (gateaux), il rinomato ragù (ragout), il famoso Falsomagro, che nacque come un piatto di carne vaccina fi brosa, resa più dolce e delicata da un ripieno di verdure e ortaggi. I Monsù, inoltre, utilizzavano spesso le verdure in agrodolce, un loro must have, per accompagnare la Lampuga, o il Capone, un pesce azzurro del Mediterraneo.

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