Vogliono annientare i simboli cristiani, ma la cultura può salvarci

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Che l’ondata di becera globalizzazione modernista stia ormai attanagliando il mondo fino a stritolarlo, corrodendo ogni aspetto delle esistenze individuali è un innegabile dato di fatto: chi non lo accetta è omertoso complice della distruzione in corso. Bersaglio preferito delle vessazioni incessanti del web e della stessa società sembrano essere divenuti i Cristiani, verso cui vilipendi e ingiurie sono all’ordine del giorno. Basta una sola occhiata ai social per rimanere esterrefatti: esprimere liberamente la propria appartenenza alla religione cattolica procura ormai automaticamente accuse di idolatria, di promozione di odio e discriminazione sociale.

Più si manifesta la propria fede, più piovono abominevoli blasfemie, da parte di utenti inferociti e logorati dall’odio: sembra non essere più rimasto un solo post in rete che non rechi una forma di bestemmia nei commenti sottostanti o che non contenga un riferimento offensivo al sempre più debole e vessato popolo cristiano.

Sembra che il rispetto e il buoncostume siano più che decaduti, nell’apparente trionfo di ingiurie diventate ormai inestirpabili e ossessivi intercalari, giustificate freddamente e spaventosamente dietro la schiavitù dell’abitudine: la bestemmia è quasi una forma di saluto, di cui soprattutto i giovani, anche spesso involontariamente, non riescono più a fare a meno.

Complice ne è anche il sistema scolastico: sembra venga ormai quasi insegnato che essere cristiani inibisca la regolare analisi critica di una problematica, finanche l’esercizio di una propria logica di pensiero.

Chi crede è automaticamente quasi emarginato, definito necessariamente bigotto, additato come retrogrado e incapace di prendere decisioni svincolate dalla fede stessa.

In un’epoca che sembra voler spazzare via ogni precetto morale cristiano in nome di una modernista e progressista secolarizzazione, la cultura è l’unica arma che può salvarci.

Ci sovvengano dunque le parole dei Santi Agostino, Anselmo, Tommaso (chissà perché, delle volte, scartati dai programmi didattici dei licei per sedicente mancanza di tempo) finanche dello stesso Dante e di qualsiasi altro uomo di vera fede, da Galilei a Pascal, da Plotino a Manzoni, da Seneca a Leibniz, che da sempre hanno innalzato e coniugato la filosofia, l’arte, la scienza, la letteratura, la matematica, con la più preziosa e costante ricerca di Dio, come se Fede e Scienza fossero davvero due ali di uno stesso corpo che vola nella stessa direzione, quella della Verità, vibranti all’unisono, l’una in funzione dell’altra.

In tempi così duri, affidare a Dio le proprie angosce e innalzare i vessilliferi segni della propria fede diventa sinonimo di un incendiario amore e si configura come la più tortuosa delle ambagi, la più ardua delle missioni. In un mondo irrimediabilmente svuotato della presenza di Dio, ravvisare la mano della Sua creazione in ogni creatura sembra essere ormai un pensiero ribelle e rivoluzionario.

Ci ingabbiano gli intenti di turpe laicizzazione forzata di ogni tradizione e istituzione, fino al materialismo e al meccanicismo più crudi. In un mondo che demonizza chi crede, ritenendo la fede stessa un valore atavico e superato, continuare a professare la propria religione assurge alla più alta forma di libertà raggiungibile in un secolo di oppressione come questo.

Fa riflettere e lascia attoniti l’eclatante e terrificante pretesa dell’Università di Torino di nascondere crocifissi, altarini, santini e medagliette durante le sessioni di esami a distanza. Intimerebbero mai a una ragazza islamica di non indossare il suo hijab durante l’esame? O chiederebbero mai a un ragazzo ebraico di non portare il suo copricapo a lezione?

E se allora l’annientamento dei simboli cristiani non fosse stato concepito in nome di una millantata e livellante uguaglianza, bensì finalizzato all’esclusiva eradicazione della religione cattolica dal cuore dell’Italia?

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