Lu Colombo: “Maracaibo, lama a doppio taglio”

0

Mentre infuria sui giornali la polemica con David Riondino per la paternità di “Maracaibo”, la cantante resa celebre da quel tormentone estivo si racconta a CulturaIdentità.

Ex corista degli Stormy Six, Maria Luisa Lu Colombo esplode nelle classifiche, non una ma due volte, con “Dance all nite” e “Maracaibo”. Erano le calde estati dei primi anni ’80 cariche di succose canzoni dal sapore tropicale e vacanziero, oltre a Lu Colombo imperavano i tormentoni di Giuni Russo con “Un’estate al mare” o “Alghero”, ma anche la famosissima “Tropicana” del Gruppo Italiano.

Lu Colombo, cantautrice milanese, per tanti è quella di “Maracaibo”, brano fresco e senza tempo, utilizzato anche nelle colonne sonore di diverse pellicole tra cui “Vacanze di Natale” ed è diventato anche il cavallo di battaglia di Jerry Calà che lo propone sempre nei suoi spettacoli. Il testo racconta di una burrascosa love story che ha per protagonista Zazà, una ballerina cubana che si esibisce nuda nel famosissimo Barracuda cubano. Negli ultimi giorni è al centro di una polemica con David Riondino sulla paternità del brano.

Come la vive un’ artista, il grande successo di una canzone come “Maracaibo”, che a volte può anche essere una lama a doppio taglio?

Ed è una lama a doppio taglio. Diciamo che va benissimo perché almeno c’è una cosa in cui sei riconosciuto. E malissimo perché tutti vogliono quello, vogliono solo quello. Io non faccio musica pesante, affronto anche argomenti delicati, ma offro al pubblico anche cose trattate con una certa leggerezza. Quindi i concerti dal vivo piacciono moltissimo, però la sensazione è che tutti aspettino sempre “Maracaibo”. Già dopo il terzo pezzo mi chiedono “Maracaibo”, sempre! Viene sempre fuori quella. Da un lato, diciamo che è anche una buona cosa, poi tra l’altro la canzone a me piace ancora. Sta benissimo nel mio repertorio, anche in versione acustica, cioè non è una canzone che fuori da quel contesto non riesci più a suonare. Però mi farebbe piacere far conoscere anche le altre cose, perché per assurdo alcune cose mie di questi anni vanno all’estero, mentre in Italia proprio non sanno neanche che ci sono. Tra l’altro negli spettacoli dal vivo, il pubblico apprezza anche i brani meno conosciuti.

Proponi anche “Rimini-Ouagadougou”, un altro singolo che entrò in classifica negli anni ’80?

Sì. Ho fatto anche una canzone su Rimini,è vero, mi piace fare queste cose ispirata da posti esotici. Mi piacciono tantissimo,  anzi ce ne vorrebbero sempre di più.

Hai realizzato anche un EP sulla violenza contro le donne. Ce ne vuoi parlare?

Volentieri. Era un disco/progetto di quattro canzoni perché un tema così  grande non si poteva concludere in una sola canzone. È un progetto partito da un brano che ho scritto qualche anno fa quando hanno ucciso una ragazza pakistana, il padre l’ha uccisa, l’ha sepolta nel giardino di casa, quindi ho fatto questa canzone che ricorda un po’ tutte le donne, che intanto sono così tante che non ricordiamo nemmeno i volti, i nomi, nulla. Però da qui è partito un  progetto che comprende anche due canzoni allegre, se così si può dire, sul tema. Una è una traduzione di “I will survive” di Gloria Gaynor in stile Manouche e l’altra si chiama “Irma” dedicata alla pugilessa italiana che dà botte in modo comunque sportivo. E poi c’è la canzone che dà il titolo all’album, che si chiama “Basta”, in cui abbiamo avuto ospite Keith Middleton degli Stomp, che si percuote e che fa una specie di  body beat con la bocca, con il corpo, eccetera, proprio perché la canzone parla di maltrattamenti, di botte e quindi c’è lui. È un progetto in cui io credo molto, anche perché a questo punto della vita mi piace fare delle cose anche che abbiano un senso. E qualcosa che arrivi al pubblico. Io ho cercato di dare un messaggio positivo, cioè chi sta soffrendo con questa cosa, comincia a dire basta, comincia a dire ce la farò e forse questo può aiutarle a uscire.

Per la parte musicale ti sei rifatta ancora una volta alle influenze dance?

Beh sì, quello è un po’ voluto. Tra l’altro la traduzione del testo di  “I will survive”, che nessuno conosce, parla del tema legato al maltrattamento. Infatti in Italia nessuno lo sa perché non è mai stata tradotta in italiano. Inoltre è una canzone del mio periodo, quindi sta bene con il mio repertorio e così ho deciso di inserirla nel progetto di quel mini album di 4 canzoni.

Come mai, nel disco “Mito” uscito pochi anni fa, hai inserito una nuova versione di “Dance all nite”?

Perché  amo molto quella canzone scritta con David Riondino nei primi anni ottanta. Era un po’ allineata a quel filone della nascente italo disco e ho bellissimi ricordi legati alle trasmissioni televisive di quel periodo e alla vittoria di “Un disco per l’estate”.

La nostalgia ci riporta indietro nel tempo e pare di sentire il 45 giri sul giradischi: “Un saxofono assassino spara una danza alla luna del mattino, un bracciale di diamanti e movimenti lenti come dentro guanti. Maledetta anima nera, nera pantera adesso mi avrai! All nite get down boogie, do do dance all nite. I wanna dance dance dance all nite!”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui