Addio a Bracardi, l’eterno bambino impunito della comicità in TV

0
Giorgio Bracardi nei panni del Camerata Catenacci

È stato un comico vero, non una maschera. Ma soprattutto un irriverente bambinone, sempre pronto a irridere con una verve infantile impenitente e impunita. Giorgio Bracardi ci ha lasciato a 93 anni, una vita trascorsa a far ridere ma soprattutto a ridere.

Nato in una famiglia di tenori e soprani, cresciuto tra i pianoforti di casa e i corridoi del Salone Margherita, di cui il padre Glauco era stato uno dei primi gestori, Bracardi era erede di un ambiente d’artisti: non a caso, anche suo fratello, Franco, fu musicista e attore. Fu infatti innanzitutto un pianista e un improvvisatore. In una televisione in bianco e nero in cui il comico si presentava in abito da sera anche se doveva raccontare una barzelletta sui balbuzienti, Bracardi si presentava in costumi surreali. Insieme a Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco, Bracardi fu una delle spine dorsali di Alto Gradimento, la trasmissione radio RAI che cambiò il volto della comicità italiana. Là creò alcune delle sue macchiette più famose, dallo Scarpantibus (l’uccellaccio del Nicaragua che parlava solo a versi) a Max Vinella (il giornalista petulante e invadente), il malandato dottor Marsala con il suo eterno «cerchio alla testa» e il farmacista maschilista Onorato Spadone, poi arrivate anche in televisione.

Irriverenti ma adorate dai suoi stessi bersagli i personaggi del professor Marcellini e del gerarca Ermanno Catenacci, rispettivamente caricature del monarchico nostalgico del Risorgimento e del reduce fascista totalmente refrattario a ogni forma d’abiura del “deprecato regime”. Due caricature politiche che oggi sarebbero semplicemente impensabili in una TV il cui pubblico non sa più cosa sia il “Libro Cuore” o le imprese di Garibaldi e dove su certi temi storici “sensibili” è proibito perfino fare ironia. Figurarsi poi fare un’ironia che piace di più a quelli che vengono presi in giro che agli altri…

Bracardi è stata la reazione a una TV elegante e signorile ma forse un po’ troppo paludata. È il colpo di cerbottana dietro la schiena del professore alla lavagna. È il monello che tira una pernacchia durante un discorso dei grandi, a volte in maniera impertinente ma altre smascherando un’ampollosità ammuffita che si è costretti a sopportare. Politicamente scorrettissimo, come detto, non risparmiava stoccate a nessuno. Oggi sarebbero semplicemente impensabili le sue uscite ultra-maschiliste come professor Marcellini o la satira sull’israeliano che porta un regalo ad Arbore ma pretende in cambio 10 mila lire. Su Canale 5 prendeva di mira nientemeno che il padron di casa Berlusconi, impersonando il suo portavoce Lucio Smentisco.

Aveva il vezzo della battuta greve e bambinesca. Ma a differenza del bambino, che spesso ride semplicemente per assonanza fra una parola normale e quella “proibita”, Bracardi ricercava l’effetto. La sua era una costante rivendicazione del bambino che è in noi senza vergognarsi di ritirarlo fuori e ridere di cuore. Anzi, di pancia. Non per caso è stato il doppiatore del personaggio di Cattivik, con le sue parole monche, il genio del male pasticcione inventato da Bonvi e disegnato da Silver. I suoi personaggi nevrastenici e senza filtri erano liberatori perché in un mondo di “lei non sa chi sono io” e wall of text ante litteram chiunque avrebbe voluto fare la sua intemerata, zittire tutti e chiuderla con una solenne pernacchia.

Ci ha lasciato alla bella età di 93 anni. Segno che restare giovani, anzi bambini, nel cervello, fa senza dubbio bene allo spirito quanto al corpo. Un bel messaggio in quest’Italia maculata di lardura.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui