“Chi era Maria Pocchiola?” Molti di voi avranno riconosciuto l’incipit di una famosa scena del film “Sua Eccellenza si fermò a mangiare”, del 1961, con Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, dove la cerimonia per l’inaugurazione di una targa commemorativa si trasforma in un’esilarante sequela di equivoci.
In questo caso, però, l’elemento su cui è opportuno soffermarsi è proprio la targa.
L’elemento marmoreo o metallico, infatti, non descrive una semplice placca o lastrone con sopra scritto qualcosa ma è la testimonianza di una scelta precisa, politica e comunicativa: decidere cosa imprimere nella memoria delle persone riflette i valori presenti nella classe politica che governava la comunità all’epoca ed il suo tentativo di portare avanti questi valori anche negli anni, o nei secoli, successivi.
A questo proposito è utile ricordare che già a partire dal XV Secolo è stato d’uso comune utilizzare iscrizioni poste su lastre di marmo o metallo per ricordare personaggi o eventi inerenti alla città come restauri di edifici o strutture, lavori pubblici o persino calamità naturali, ad esempio le varie e numerose inondazioni del Tevere a Roma.
Con l’Unità d’Italia la proliferazione di targhe commemorative è stato il primo modo di creare un certo sentimento di unità nazionale, basti pensare alle innumerevoli targhe di luoghi inerenti Garibaldi o gli appartenenti alla spedizione dei Mille, qualcosa che somigliava vagamente ad una rudimentale propaganda ante litteram che fosse comprensibile ad un popolo per la maggior parte analfabeta.
Tale usanza permane anche ai giorni nostri, sebbene con focus molto diversi: se all’inizio si trattava di evidenziare nomi di autori di opere d’ingegno ad uso pubblico, dal XIX secolo lo sguardo si è volto per lo più verso i protagonisti di azioni eroiche o eventi bellici per poi attestarsi negli ultimi decenni al ricordo di uomini d’arte o di scienza e dei loro luoghi.
Ogni città, paese, frazione o borgo ha certamente, a tutt’oggi, almeno una targa che commemori un evento, un eroe locale, uno o più benefattori che hanno modificato lo scorrere del tempo in quel luogo specifico, e che meritassero di essere ricordati ai posteri.
Per questo motivo si può dire che le targhe fungono da evidenziatore, trasformando un luogo comune, una casa, un edificio, in un luogo specifico ed irripetibile, che tutti possono vedere semplicemente passandoci davanti. È un po’ una democratizzazione della cultura e della memoria, che non richiede biglietti d’ingresso o competenze particolari per essere assimilata.
Anche la scelta del materiale non è affatto casuale: la pietra, e il marmo in particolare, possiedono la caratteristica di essere estremamente resistenti e ciò si sposa con la motivazione originale, ossia fare in modo che determinate persone o avvenimenti possano essere ricordati a lungo nel tempo.
Tra tutti i monumenti commemorativi, una menzione particolare meritano le targhe o i ceppi che ricordano i caduti delle Guerre d’Indipendenza e delle due Guerre Mondiali; ricordi di tempi per fortuna lontani, sono oramai divenuti parte del paesaggio urbano e fin troppo spesso lasciati all’incuria, soprattutto nei grandi centri, nonostante essi siano la testimonianza di un rione o di un quartiere. Fino a pochi decenni fa, infatti, era cosa normale nascere e vivere nello stesso posto e sulle lapidi era facile trovare il nome di un parente o di un vicino di casa che aveva avuto la sfortuna di non tornare a casa dalla guerra.
Tale realtà è comunque viva nei centri urbani più piccoli, come paesi o frazioni, e la ricerca di questi nomi dimenticati è tornata a fare capolino tra gli abitanti o i discendenti più giovani, segno che la radice, negli ultimi venticinque anni vituperata e tacciata di arretratezza culturale, è in realtà più presente che mai.
La durevolezza del materiale utilizzato nelle targhe porta però con sé anche un piccolo inconveniente, che nulla ha che fare con le leggi della fisica: nel corso dei decenni, o addirittura dei secoli, i valori e il pensiero delle persone si modifica e ciò che appariva meritevole all’epoca della posa della targa o del monumento può divenire non più condiviso o addirittura esecrabile.
Ciò può rendere il contenuto stesso dei monumenti un successivo oggetto di polemica o persino di contesa tra fazioni politiche o scuole di pensiero, sfociando in atti di vandalismo o, nei casi più estremi come quelli bellici, nella distruzione del monumento stesso.
È quindi molto importante l’evitare di analizzare i fatti e il pensiero dell’epoca con le categorie e le conoscenze di oggi: molto banalmente i committenti di allora avevano una concezione del mondo diversa dalla nostra e potevano non conoscere fatti a loro contemporanei a noi oggi ben noti.
L’elemento che mantiene comunque un’importanza fondamentale è il mantenimento e la conservazione di lastre o monumenti commemorativi presenti nei nostri centri urbani e rurali, vera memoria storica di ogni singolo luogo, e ciò deve tornare ad essere e rimanere uno degli obiettivi delle amministrazioni pubbliche, a prescindere dall’idea politica delle stesse.


















