Sala stracolma ieri mattina nel Municipio di Pietrasanta per la presentazione del 60° numero di CulturaIdentità e dell’adesione del comune di Pietrasanta alla Rete delle Città Identitarie.
In una cornice fastosa, con la sala impreziosita dalle opere del celebre artista Igor Mitoraj, erano presenti oltre al direttore di CulturaIdentità Edoardo Sylos Labini, il sindaco Stefano Giovannetti, il generale Roberto Vannacci, l’ex assessore Massimiliano Simoni e l’artista Giuseppe Veneziano, siciliano che vive a Pietrasanta e autore della copertina del 60° numero di CulturaIdentità.



Il padrone di casa Giovannetti si è dichiarato entusiasta dell’adesione alla rete Città Identitarie, che ha definito di buon auspicio alla candidatura di Pietrasanta a Capitale dell’Arte Contemporanea 2027. Un percorso – spiega il sindaco – iniziato a febbraio, con una serie di appuntamenti che hanno aperto un confronto da vicino con artisti, curatori, galleristi, organizzatori di eventi e tutti coloro che operano nel settore della cultura, a Pietrasanta ma non solo. Lo scorso 16 settembre Pietrasanta ha ricevuto la notizia dell’ingresso nella «short list» delle città finaliste, un premio per la grande mobilitazione che c’è stata, in questi mesi, all’interno della comunità culturale italiana e straniera a favore della cittadina versiliana.
Sylos Labini ha quindi ricordato come sia profondamente legato a Pietrasanta, città nella quale, proprio al Festival della Versiliana, ha debuttato trent’anni fa come attore, insieme ad Alida Valli in “Questa sera si recita a soggetto” di Luigi Pirandello, regia di Patroni Griffi. La parola identità – ha poi continuato Sylos Labini – è finalmente rientrata nel dibattito pubblico dopo un oblio provocato dalla globalizzazione, che aveva relegato il concetto a qualcosa di novecentesco. Invece, il dibattito sull’identità si è di nuovo aperto, grazie alla rivista e all’associazione CulturaIdentità e alla rete delle Città Identitarie, che lavora per valorizzare proprio quelle realtà della provincia italiana, spina dorsale del nostro paese, formata da centinaia e centinaia di cittadine e borghi come Pietrasanta. “L’Italia è fatta da tante Pietrasanta più che da grandi città come Roma o Milano” ha concluso Sylos Labini.
Massimiliano Simoni ha quindi rievocato la sua esperienza come assessore alla Cultura, incarico assunto nel 2000 e iniziato proprio rivendicando l’identità storica del borgo, con la sostituzione nella piazza del Comune di una statua inneggiante all’URSS con una intitolata significativamente “Memoria di Pietrasanta”, che celebra il legame della città con la tradizione del marmo. Del resto l’identità di Pietrasanta è indissolubilmente legata alla scultura e alla lavorazione del marmo, testimoniata dal legame con Michelangelo Buonarroti, che contribuì in modo decisivo alla tradizione marmorea di Pietrasanta e dell’intera area delle Alpi Apuane. Non a caso è stata chiamata col nome dello scultore del “David”, che personalmente sceglieva i blocchi di marmo per i suoi capolavori quella strategica Via di Michelangelo realizzata per il trasporto del marmo dalle cave al mare, che passava proprio da Seravezza e Pietrasanta e giungeva a Forte dei Marmi.
E’ stato quindi il turno del generale Roberto Vannacci. Anche nel suo intervento l’identità è al centro del dibattito. Per il Generale, l’identità è il cuore pulsante di ciò che siamo sia come individui che come popolo e nazione. È il mastice che ci lega alla nostra storia, tradizioni, cultura e civiltà, alla terra, al sangue dei nostri eroi e martiri, alle famiglie e ai valori che ci hanno forgiato. È il sacrificio di chi ha lavorato e lottato per la nostra società e per quello che siamo ora, è la lingua che parliamo, i monumenti che ci circondano, la fede che ci guida, il modo in cui viviamo e lavoriamo, l’odore delle nostre campagne, il sapore della nostra cucina. L’identità italiana non è un concetto astratto, è qualcosa di concreto, di tangibile che si respira, si gusta, si osserva e si ascolta. E inoltre l’identità è esattamente il contrario del razzismo: è proprio rivendicando la propria identità che ci si apre a conoscere quelle delle altre nazioni: il rispetto degli altri passa necessariamente per il rispetto di se stessi, cosa che vale per gli individui come per i popoli. Infine Vannacci ha fatto un esempio concreto di ciò che lui intende per “identità”, riferendosi ai cittadini di Pietrasanta. E’ proprio questa cittadinanza, con la sua apertura all’arte, alla storia, l’impegno per la cultura a rappresentare l’identità italiana, un’identità che va esportata e fatta conoscere e apprezzare al mondo intero.
Ha quindi chiuso l’incontro, con un breve saluto, Giuseppe Veneziano. Come tutti gli artisti è schivo e si è schermito, preferendo parlare con le sue opere. Veneziano, si è trasferito dalla sua Sicilia a Pietrasanta, dove si confronta quotidianamente con galleristi e colleghi artisti perché Pietrasanta è davvero il centro dell’arte contemporanea oggi in Italia.
Proprio per questo motivo, nel saluto finale del sindaco Giovannetti e del direttore Sylos Labini, viene rinnovato l’auspicio che il Ministero nomini Pietrasanta quale Capitale dell’Arte Contemporanea 2027.


















