Quei padri dimenticati del Festival di Venezia

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Compie 90 anni la Mostra Internazionale di Arte cinematografica di Venezia e ancora ruggisce il suo Leone d’Oro dall’agosto 1932 nel quale si tenne la sua prima proiezione. Nasce nell’ambito della Biennale, per impulso e intuizione del conte Giuseppe Volpi, dello scultore Antonio Maraini e di Luciano De Feo, padre della divulgazione cinematografica italiana, già fondatore dell’istituto LU.CE (L’Unione Cinematografica Educativa). Sono anni veloci e densi per la cultura italiana, il cinema diventa la settima arte (per intuizione del critico italiano Ricciotto Canudo) e riceve la sua canonizzazione da una prima edizione non competitiva ma straordinaria per l’importanza dei film in concorso. Si intuisce che ad attrarre pubblico e dare lustro mondiale alla nuova rassegna non bastano film di pregio e registi famosi, ma, sin da subito, è necessaria la presenza di quelle che sono le prime star del nuovo cinema: assieme a Lubisch, Capra e Camerini, partecipano alla rassegna, tra gli altri, Greta Garbo, Clark Gable, James Cagney, Joan Crawford, Vittorio De Sica e il grande e tenebrosissimo Boris Karloff.
L’Italia è in quel momento storico una potenza mondiale, che si affaccia al nuovo mezzo con consapevolezza e spregiudicata efficacia.
Il primo film della storia della mostra viene proiettato la sera del 6 agosto 1932: si tratta di Il dottor Jekyll (Dr. Jekyll and Mr. Hyde) di Rouben Maoulian.

La Mostra del Cinema si caratterizza subito per il gran successo di pubblico e la risonanza internazionale, tanto che da biennale diventa annuale, ma deve attendere la seconda edizione per il suo primo, benedetto scandalo: il nudo integrale di Estasi della allora già splendida Hedwig Kieslerovà, alias Hedy Lamarr.

Il cinema mostra in tempo reale un mondo nuovo vitale, gioioso, ribelle, che aspira a creare nuovi dei da consegnare alle masse, che rivivono nell’illusione cinematografica la vita degli attori dei che adorano. Nel 1937 la Mostra si sposta nel Palazzo del Cinema, costruito appositamente a tempo di record, su progetto dell’architetto Luigi Quagliata.

Non si può, tuttavia, raccontare della nascita della Mostra senza ricordare la figura di Luciano De Feo, che ha dedicato la vita alla cultura cinematografica, inscindibile dalla sua straordinaria e tutta italiana creazione, l’istituto LU.CE.

De Feo mette lo straordinario mezzo di comunicazione, tanto moderno da nascere già all’avanguardia, al servizio della cultura italiana, nell’offerta della stessa per il nuovo tramite, a quella del mondo. Il cinema diventa, in Italia prima che in altri paesi che seguiranno di lì a poco, un mezzo per istruire le masse, per insegnare immediatamente anche a un popolo ancora largamente analfabeta, per diffondere, certamente anche, le nuove conquiste sociali, industriali e militari di quei tempi. L’istituto LU.CE è stato il grande narratore e divulgatore dell’età preindustriale e industriale italiana, dei miti imperiali e storici del regime fascista, ma anche della vita quotidiana di milioni di italiani di allora.

Come ci racconta Margherita D’Urbano, pronipote di Luciano De Feo, «E’ ora di dare il giusto riconoscimento al mio bisnonno Luciano de Feo e alla sua idea di cinema educatore e universale, di cui il cinema di oggi è diretta evoluzione. Il cinema doveva entrare nelle scuole come strumento educativo e formativo trasmettendo grandi pellicole e soprattutto i documentari. Venne coinvolto lo stesso Ministro dell’Istruzione, invitato a riconoscere l’istituto Luce e le sue pellicole e a utilizzare la sua organizzazione tecnica e i suoi film per educare e istruire. La Mostra del Cinema di Venezia è sicuramente la realizzazione più bella da raccontare. Da quella terrazza dell’ Hotel Excelsior della prima edizione del ’32, dove vennero trasmessi i film che poi diventeranno i classici della storia del cinema, sono sicura che il mio bisnonno aveva in mente esattamente quello che il festival sarebbe diventato. Uno dei festival più importanti al mondo».

Negli anni cinquanta infatti la Mostra riceve la sua definitiva consacrazione internazionale, contribuendo alla scoperta di nuove scuole di cinema, come quella giapponese, con il Leone d’Oro a Akira Kurosawa nel 1951 per il film Rashomon ed indiana, con un Leone d’oro vinto nel 1957 da Aparajito di Satjiajit Ray, mentre ancora trionfano i grandi registi italiani, da Fellini a Visconti, da Rossellini ad Antonioni, oltre alla fortissima cinematografia europea.

Il decennio successivo è caratterizzato dai grandi anticonformisti europei, dalla Nouvelle Vague francese, anche se non mancano giovani registi italiani, Pasolini, Bertolucci, De Seta, Bellocchio, Pontecorvo, che dominano assieme ad un gruppo di attori unici per preparazione e formidabili per capacità, la scena nazionale ed internazionale.

Alla Mostra, oltre agli scandali, uno per tutti l’insoddisfazione di Luchino Visconti per i mancati riconoscimenti che si tramuta nella feroce contestazione del pubblico alla giuria, non mancano le influenze ideologiche dei tempi che attraversa: le edizioni degli anni settanta sono per lo più non competitive, niente più giurie né premi, anche se non mancano di affermarsi nuovi e talentuosi geni cinematografici, seppur senza Leoni d’Oro. La competizione ritornerà solo negli anni ottanta, assieme ad un rinnovato interesse per la Mostra, a nuove passerelle di mondanità e talento cinematografico che la accompagnerà sino ai giorni nostri.

Il proseguo appartiene alla storia della cinematografia mondiale: la vitalità della Mostra le permette di superare indenne guerre mondiali e cambi epocali e di arrivare ai giorni nostri, sembrerebbe in un soffio, mentre il cinema esplode e scala le classifiche delle arti popolari, conquistandone saldamente la vetta, sopravvivendo persino alla distruzione, virtuale e non, di quelli che erano i templi del nuovo culto: dai cinematografi ai canali a pagamento e alle piattaforme in rete, il mezzo ha superato i suoi ideatori nelle possibilità di fruizione e diffusione, nel potersi permettere di raggiungere chiunque in qualsiasi luogo.

Oggi la Mostra del Cinema di Venezia, Berlino e Cannes a rincorrere, è la rassegna più prestigiosa del cinema europeo, vetrina del cinema mondiale, sfavillante salone delle feste per attori e registi, fucina di stelle e di sogni. Una vecchietta di novant’anni che, a dispetto della sua età da Befana, sfoggia un fisico da pin up, opulentemente florida senza mollezza, ancora in grado di ammaliare generazione dopo generazione. Questa grande signora veneziana, che ha scoperto e lanciato innumerevoli talenti, sia registici che attoriali, rimane orgoglio e tesoro che la grande scuola del cinema italiano regala al mondo.

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