Stefania Romano ridisegna l’ospitalità attraverso l’arte

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Ci sono luoghi che appartengono al tempo di un viaggio e altri che rimangono nella memoria, capaci di sorprendere, emozionare e accendere l’immaginazione.

È ciò che accade al Romano Palace Art Collection Hotel di Catania, dove l’arte contemporanea ridisegna gli spazi dell’ospitalità, dando vita a un universo sospeso tra realtà e immaginazione A guidare questa trasformazione è Stefania Romano, imprenditrice siciliana e appassionata d’arte, che insieme al fratello Giuseppe porta avanti da oltre vent’anni una storia familiare nel settore alberghiero fatta di impegno, visione imprenditoriale e una cultura dell’accoglienza coltivata nel tempo.

La loro visione nasce dal desiderio di creare nuove connessioni tra arte, cultura e territorio, offrendo agli ospiti un’esperienza che prosegue oltre il soggiorno e alla città, nuove occasioni di incontro. Una scelta che assume i caratteri del mecenatismo contemporaneo, traducendo l’amore per Catania in un investimento culturale e nell’apertura di spazi privati alla fruizione collettiva. La trasformazione in Art Hotel ha già preso forma con INDULGENCE – Contemporary Art Experience, il progetto che ha inaugurato la Romano Palace Art Collection, nato da un’idea di Gianni Filippini, sviluppata insieme a Florinda Vicari e con la consulenza artistica di Pietro Quattriglia Venneri. Circa trenta opere di Stefano Bombardieri, Helidon Xhixha, Giuseppe Carta, Marco Lodola, Emanuele Giannelli e Vincenzo De Luca abitano gli ambienti e i giardini dell’hotel. Sculture e installazioni costruiscono un immaginario a tratti fiabesco, tra forme monumentali, suggestioni surreali e giochi di luce, in un dialogo con l’architettura e la vegetazione del parco. La Collection è concepita come un progetto dinamico, fondato sulla circolazione delle opere e sul ricambio delle presenze artistiche. Ai lavori oggi esposti se ne affiancheranno altri, mentre nuove acquisizioni da parte dei collezionisti potranno accompagnare le opere verso ulteriori destinazioni.

Un processo di scambio continuo che intreccia esposizione, collezionismo e fruizione culturale, trasformando il Romano Palace in uno spazio aperto a nuove interpretazioni dell’arte contemporanea.


Stefania, da dove nasce il desiderio di trasformare un hotel in un luogo dedicato all’arte?

«Dal desiderio di condividere qualcosa che amo profondamente. Ho sempre pensato all’ospitalità come a una forma di attenzione verso le persone, alla possibilità di regalare loro un’esperienza che lasci un ricordo. Con la Romano Palace Art Collection abbiamo immaginato di aggiungere una dimensione nuova a questo percorso. L’arte possiede una capacità straordinaria di emozionare, sorprendere, suscitare curiosità. Mi piace pensare che un ospite possa attraversare il nostro giardino, incontrare una scultura e ritrovarsi, anche soltanto per qualche istante, in una dimensione di meraviglia».

È anche una storia di famiglia, quella che condivide con suo fratello Giuseppe. Quanto conta questo legame nella costruzione di una visione comune?

«La famiglia rappresenta le nostre radici, il luogo nel quale si formano i valori che ci accompagnano nella vita. Con Giuseppe condividiamo un percorso imprenditoriale lungo oltre vent’anni, fatto di impegno, responsabilità e desiderio di crescere. La fiducia che nasce da un legame familiare è una risorsa preziosa, perché permette di guardare avanti con una prospettiva comune. Questo progetto rappresenta un’evoluzione della nostra storia. Abbiamo costruito insieme un luogo dedicato all’ospitalità e oggi desideriamo aprirlo a nuove esperienze, alla cultura, alla città. È bello pensare che ciò che nasce da una storia familiare possa diventare qualcosa da condividere con tante altre persone».


La sua scelta richiama una forma contemporanea di mecenatismo. Che cosa significa per lei investire nella bellezza della propria città?

«Catania è parte della mia identità. È una città che amo profondamente, ricca di storia, talento, energia creativa. Credo che chi ha costruito qui il proprio percorso possa contribuire alla crescita del territorio anche attraverso la cultura. Mettere a disposizione i nostri spazi, accogliere artisti, promuovere incontri e occasioni di confronto rappresenta per me un modo concreto di partecipare alla vita della città.

La bellezza acquista un significato ancora più profondo quando viene condivisa».

Oggi il lusso sembra assumere un significato diverso, sempre più legato alla qualità delle esperienze, al tempo e alle emozioni. Quale posto occupa la bellezza in questa nuova idea di ospitalità?

«Credo che il privilegio più grande sia vivere esperienze capaci di lasciare un segno. La bellezza ha questo potere, ci invita a fermarci, a osservare, a ritrovare quella capacità di meravigliarci che spesso perdiamo nella quotidianità. Per me l’eleganza è soprattutto una questione di sensibilità, di grazia, di attenzione verso le persone. Si esprime nella cura degli ambienti, nei dettagli, nella capacità di creare un’atmosfera. Con l’arte desideriamo offrire ai nostri ospiti anche una dimensione emozionale, qualcosa che possa accompagnarli nel ricordo del loro viaggio».

La Romano Palace Art Collection mette in relazione artisti, linguaggi e sensibilità differenti. Quale esperienza desiderate costruire attraverso questa continua circolazione di opere?

«Mi affascina l’idea di un luogo che cambia, che si rinnova attraverso l’incontro con nuove forme espressive. Ogni artista porta con sé una visione del mondo e ogni opera stabilisce una relazione particolare con lo spazio e con chi la osserva. La nostra collezione nasce proprio con questa vocazione. Accogliere nuove opere, dare spazio ad altri artisti, favorire un dialogo continuo tra creatività e pubblico. Anche la possibilità di acquistare le opere risponde a questa idea di circolazione, perché permette all’arte di proseguire il proprio percorso, di entrare in altri luoghi e in altre storie. Mi piace immaginare che ogni ritorno al Romano Palace possa riservare un incontro inatteso».

Catania custodisce un patrimonio culturale che attraversa i secoli, dalla musica di Bellini alla letteratura di Verga, fino alle espressioni artistiche contemporanee. Quale ruolo può avere oggi l’iniziativa privata nel valorizzare questa eredità?

«Credo che la cultura sia una responsabilità condivisa. Catania possiede una storia straordinaria, un patrimonio di bellezza e una vitalità creativa che meritano attenzione e nuove opportunità. Chi fa impresa può contribuire a questo percorso, mettendo a disposizione risorse, spazi e capacità organizzative. Per noi significa partecipare alla vita culturale della città, costruire relazioni con artisti e protagonisti del mondo della cultura, offrire ai visitatori internazionali nuove occasioni per conoscerne l’identità. Vorrei che chi arriva a Catania potesse scoprirne la ricchezza storica e, insieme, la capacità di esprimere nuove visioni».

Dall’arte alla letteratura, dal teatro alla cultura del vino, il Romano Palace si prepara ad accogliere appuntamenti che coinvolgeranno mondi differenti. Qual è l’ambizione culturale che accompagna questa trasformazione?

«Desideriamo che il Romano Palace diventi un luogo di riferimento per la vita culturale della città, aperto al confronto e alla circolazione delle idee. L’arte contemporanea rappresenta il primo capitolo di un progetto più ampio, nel quale immaginiamo di accogliere scrittori, artisti, musicisti, esponenti del teatro e protagonisti delle eccellenze del nostro territorio. Credo molto nella forza delle connessioni, nella possibilità che esperienze e sensibilità differenti possano incontrarsi e generare nuove opportunità. È una visione che condivido con mio fratello Giuseppe e che desideriamo far crescere nel tempo, portando avanti quella cultura dell’accoglienza che ha sempre caratterizzato il nostro percorso».


La trasformazione del Romano Palace in Art Hotel si accompagna a una programmazione culturale che intreccia linguaggi artistici, letteratura e tradizioni produttive, delineando un nuovo spazio di confronto per la città.

Il primo appuntamento è in programma sabato 31 ottobre, alle 19.00, con la presentazione di Le città identitarie, il libro di Edoardo Sylos Labini, pubblicato da Rai Libri. Insieme all’autore interverrà Marco Giorgetti, direttore del Teatro Stabile di Catania. A moderare l’incontro sarà la giornalista Giovanna Caggegi.

Il volume attraversa venti città italiane, una per ogni regione, ricostruendo il legame tra luoghi, memoria e protagonisti della storia culturale nazionale. Tra le tappe anche Catania, raccontata attraverso Giovanni Verga e Vincenzo Bellini, due figure che hanno contribuito a proiettare l’identità culturale della città ben oltre i suoi confini geografici.

Dal 7 al 9 novembre 2026, il Romano Palace ospiterà inoltre Etna Wine Awards – Salone Siciliano del Vino, tre giornate dedicate alla cultura enologica e alle produzioni vitivinicole siciliane, con panel, incontri e occasioni di confronto tra i protagonisti del settore.

Due appuntamenti che restituiscono la direzione intrapresa dalla struttura, con l’obiettivo di costruire un dialogo tra patrimonio culturale, creatività contemporanea e identità del territorio.

Al Romano Palace, intanto, l’arte continua a cambiare il volto degli spazi. Le opere si alternano, nuovi artisti entrano nella collezione, altre creazioni proseguono il proprio viaggio verso nuovi luoghi e collezionisti. Un movimento continuo di idee, forme e sensibilità che accompagna l’evoluzione dell’hotel.

È in questa circolazione di bellezza, cultura e relazioni che prende forma il mecenatismo immaginato da Stefania Romano, un progetto capace di trasformare l’ospitalità in un’esperienza culturale e l’amore per Catania in un investimento concreto nel suo futuro.

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