Luca Violini “C’è un mondo culturale che ha bisogno di essere rinnovato”

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Voce inconfondibile del nuovo immaginario italiano, collaboratore di La7, ha doppiato grandissimi attori ed è anche un poliedrico artista attivo non solo al leggio. Già autore del format culturale “Radioteatro”, Luca Violini è fra i protagonisti dei Festival di CulturaIdentità e dell’evento “Liberiamo la cultura” tenutosi presso la Sala Umberto di Roma. Durante la serata l’attore anconetano ha letto “La cappa”, testo del giornalista e scrittore Marcello Veneziani, coerente con il profilo di una serata che ha offerto importanti riflessioni sul futuro della cultura italiana. “E’ stato un grande evento – sottolinea Violini – in cui si è ridefinito il settore dell’arte e della cultura all’insegna dell’incontro e della crescita; perché non esiste una cultura di destra o di sinistra, ma l’emozione, la storia da raccontare. Abbiamo quindi bisogno di una cultura aperta alla cultura stessa”.

Il testo è coerente anche col percorso che ti lega a Marcello Veneziani. Cosa puoi dirci di questo sodalizio artistico?

Marcello è straordinario perché affronta l’argomento “cultura” attraverso una visione molto aperta, dove fa fede proprio questa totale disponibilità nei confronti dell’altro, senza pregiudizi o barriere ideologiche. Ho letto i suoi testi sia in altri eventi che alle presentazioni dei suoi libri. Ci siamo conosciuti in occasione del suo spettacolo “Comizio d’amore”, tramite l’amico comune Carlo Ciccioli, che conosceva il mio lavoro. Da lì è iniziato tutto.

Da qualche anno si parla di crisi del settore culturale in Italia. E’ davvero così? Cosa si può fare?

C’è un mondo vecchio che ha bisogno di essere rinnovato e la cultura offre questa opportunità perché è in continua evoluzione, in quanto veicolo d’emozioni, profondità di pensiero, messaggi diversi. Abbiamo bisogno di andare verso il futuro, ma con un occhio al passato; immaginare, come diceva Leopardi, cosa c’è oltre quella siepe, prendendo lezione da ciò che è stato e rinnovandolo. La cultura fa crescere tutti, anche a livello economico, perché muove denaro, soddisfacendo anche l’esigenza del guadagno. C’è infatti la necessità di dare speranza ai giovani, perché la cultura è un lavoro serio e se ci si impegna può dare un futuro.

Sei speaker per realtà come La7, Rai, National Geographic e Leonardo, ma hai anche doppiato attori del calibro di Tom Wilkinson, Dolph Lundgren e Chazz Palminteri. Cosa si impara dando voce ad interpreti di questa levatura?

 Ogni lavoro è un’occasione a sé stante; ogni personaggio è straordinariamente importante perché in quel momento è parte della tua vita, dal piccolo al grande ruolo. Nel doppiaggio cerco in parte di ricreare il personaggio che già vive di luce propria. Quando dai voce ad attori di questo calibro riesci ad arricchirti notando tutte le azioni che l’attore compie mentre lo doppi. E‘ un confronto diretto molto bello, perché parte dal suono: l’attore mette una fisicità nello stesso istante in cui io metto la voce che istantaneamente diventa musica. Secondo me nel doppiaggio per eccellenza tutto riporta alla musica, come in una sinfonia.

Da qualche anno stai portando in tour “Radioteatro”, format di rappresentazione audioscenica di testi classici ed originali. Una formula divulgativa molto originale …

La cosa più bella del format è la magia che si crea col pubblico avendo a disposizione pochi mezzi. Questo dimostra che quando c’è un dialogo emozionale non hai bisogno di mettere tanti orpelli. Nella radio dal vivo dico sempre che in scena ci sono solo io, le luci, l’amplificazione, il microfono, la voce e una storia da raccontare. I rumori e la musica diventeranno scenografia immaginaria. Si lavora sull’immaginazione e quando si crea questa alchimia la gente non fiata, sta lì con te ed è la stessa magia del tempo reale che offre il teatro.

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