Fra “essere” e “avere” gli italiani sembrano avere pochi dubbi:l’identità pesa più del portafogli. Un sondaggio SWG condotto online tra il 14 e il 20 luglio scorsi su 1.400 maggiorenni mostra che, nella scelta di voto l’identità pesa più dell’economia. Il sondaggio è ispirato al libro di Domenico Petrolo “La stagione dell’identità”. Secondo la SWG, il 47% degli italiani ritiene che la principale capacità di un partito debba essere “difendere e proteggere la propria identità, i valori e il senso di appartenenza” mentre solo il 39% privilegia il miglioramento della situazione economica.
Un tema su cui CulturaIdentità è stata pioniera e che ora finalmente sembra entrata nel dibattito pubblico.
Analizzando i dati dell’SWG emerge il primo distinguo: sono le persone con i capelli bianchi a ritenere più importante l’identità delle questioni economiche. Tra gli over-64 infatti la differenza è più netta: 57% identità contro 31% economia. Anche Nord e Sud appaiono avere una certa discordanza di sentimenti: mentre al Centro-Sud il 51% degli intervistati a più a cuore identità contro un 36% preoccupato dall’economia al Nord le due dimensioni sono quasi pari (43% identità, 42% economia).
Emerge dunque un’Italia in cui la perdita della propria essenza è sempre più presente. Il sondaggio parla soprattutto ai decisori politici: in Italia dal 1992 l’agenda politica viene dettata da indubitabili “emergenze” economiche urlate con titoli a nove colonne da tutte le testate. “Fate presto” è il mantra con cui si sono imposte al paese scelte politiche ed economiche (per lo più sciagurate) paventando apocalissi e cataclismi. Il tutto mentre la nostra nazione vedeva la promozione (e anzi, da qualche decennio, la difesa) della propria identità relegata in fondo alla lista delle esigenze se non addirittura disprezzata come “provincialismo” e perfino biasimata come “scarsa accoglienza”.
I numeri che escono dal sondaggio indicano che invece esiste un paese, una maggioranza silenziosa (fino a quando?) che dello spread è dispostissimo a fregarsene, se in cambio deve rinunciare alle proprie radici. Un dato che – incrociato con quello delle “paure identitarie” – dà anche il polso di una nazione sempre più spaccata fra chi vive fra fantasmi e illusioni (così ossessive da nascondere quasi un desiderio nascosto) e chi invece guarda ai problemi reali e incombenti con crescente preoccupazione. Secondo l’SWG infatti ben l’83% degli intervistati che si definiscono “di sinistra” teme principalmente il… ritorno del fascismo in Italia, mentre il campione “di destra” identifica soprattutto nella la cultura woke (76%), l’Islam (73%) e l’immigrazione (71%) le minacce principali alla nostra società. Tutti e tre fenomeni correlati direttamente alla perdita di identità. Un problema reale, incontestabile e grave. Che evidentemente una parte sempre più solida degli italiani sta iniziando a riconoscere. Ma con un avvertimento: il 30% degli intervistati ritiene che nessun partito lo rappresenti realmente. E se la principale esigenza manifestata dagli italiani è la salvaguardia della propria identità c’è da porsi mille domande. Vediamo chi saprà rispondere.

















Sono rientrato proprio stasera, da una feria per un Santo, in un Borgo vicino a Pisa…mi sono chiesto proprio, il senso di Identità che ho visto sparito, palpabilmente, senza bisogno di alcun sondaggio…
Quando si parla di identità, c’è sempre qualcuno che storce il naso. Come se fosse un concetto vecchio o come se occuparsi di identità significasse dimenticare l’economia. Io invece credo sia vero esattamente il contrario.
Il sondaggio SWG ci dice che quasi un italiano su due ritiene che un partito debba anzitutto difendere l’identità, i valori e il senso di appartenenza, ma questo non è un rifiuto dell’economia, è piuttosto la consapevolezza che il benessere, da solo, non basta. Perché una comunità può anche essere più ricca, ma se perde la propria anima diventa inevitabilmente più fragile.
L’identità non è nostalgia, appunto. Non è chiudersi al mondo e non è vivere di ricordi. È, anzi, sapere chi siamo per decidere chi vogliamo diventare. Vale per una nazione. Vale per un territorio. Vale perfino per un piccolo Comune, come quello in cui vivo io.
Quando difendiamo il nostro patrimonio culturale, le nostre tradizioni, i nostri borghi, la nostra storia, non stiamo guardando indietro: stiamo costruendo il futuro.
E forse è proprio questa la sfida più grande della politica di oggi: non limitarsi ad amministrare il presente, ma custodire ciò che rende una comunità unica, affinché possa continuare a crescere senza smarrire se stessa.
L’identità non divide, anzi, quando è autentica, dà alle persone un motivo in più per sentirsi parte della stessa comunità.