Circe, dall’Odissea di Nolan: il mito che si fa profilo del Circeo

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Il successo dell’Odissea di Christopher Nolan ha riportato al centro dell’attenzione uno dei racconti più celebri e amati dell’epica. Uscito nelle sale il 16 luglio 2026, il film vede Matt Damon nei panni di Odisseo, intraprendere il lungo viaggio dell’eroe greco in un grande spettacolo cinematografico. Il suo esordio al primo posto del botteghino mondiale ha confermato che le avventure narrate quasi tremila anni fa abbiano ancora oggi la forza di conquistare un vastissimo pubblico

Mostri, tempeste, divinità umanizzate e terre sconosciute, tra gli incontri più celebri quello con Circe, la maga che la tradizione ha legato al promontorio laziale che ancora oggi porta il suo nome. Un luogo reale che rappresenta proprio la fusione ideale tra paesaggio e leggenda. Soprattutto quando il Monte Circeo appare in lontananza come gigantesca sagoma di una donna distesa.

Dal film al poema di Omero

L’Odissea, poema attribuito a Omero e suddiviso in ventiquattro libri, racconta il difficile ritorno a Itaca di Odisseo, Ulisse nella tradizione latina. Dopo la fine della guerra di Troia, l’eroe impiega dieci anni per raggiungere la propria isola Itaca, dove lo attendono la moglie Penelope e il figlio Telemaco.

Il viaggio è ostacolato soprattutto dall’ira del dio del mare Poseidone, irritato perché Odisseo ha accecato suo figlio Polifemo. Costretto a vagare per il Mediterraneo, l’eroe approda in terre abitate da popoli sconosciuti e creature soprannaturali. Si imbatte nei Lotofagi, lo stesso ciclope Polifemo, il dio dei venti Eolo, i giganteschi Lestrigoni e, infine, la misteriosa Circe.

Chi era la maga Circe

Maga, figura divina, nel film di Nolan interpretata dell’attrice Samantha Morton in una rivisitazione moderna rispetto alla figura omerica, Circe secondo la mitologia greca era figlia di Elios, dio sole, e della ninfa oceanina Perseide. Era inoltre sorella di Eeta, re della Colchide, e di Pasifae, moglie di Minosse.

Viveva nell’isola di Eea, all’interno di un palazzo circondato da boschi. Davanti alla sua dimora si aggiravano lupi e leoni che, pur avendo un aspetto minaccioso, si comportavano docilmente, sotto l’effetto delle arti magiche della dea.

Nel decimo libro dell’Odissea, Odisseo invia alcuni compagni a esplorare l’isola. A guidarli è Euriloco, che rimane prudentemente all’esterno del palazzo. Circe accoglie gli altri marinai, li fa sedere e offre loro una bevanda mescolata con sostanze magiche. Quando gli uomini hanno bevuto, li tocca con una verga e li trasforma in maiali, rinchiudendoli in un porcile.

La metamorfosi è uno degli episodi più famosi del poema. I compagni conservano la mente e i ricordi umani, ma perdono il proprio aspetto: una punizione che rappresenta simbolicamente la perdita della dignità e del controllo di sé.

Odisseo resiste all’incantesimo

Avvertito da Euriloco, decide di raggiungere il palazzo. Lungo il cammino incontra il dio Hermes, il messaggero degli dei, che gli consegna un’erba magica chiamata “moly”, in grado di neutralizzare gli incantesimi di Circe.

Quando la maga gli offre la stessa bevanda preparata per i compagni, Odisseo la beve senza subire alcuna trasformazione. Estrae quindi la spada e costringe Circe a giurare che non gli farà del male. La dea restituisce ai marinai le sembianze umane e accoglie tutti nel suo palazzo.

Odisseo e i suoi uomini rimangono sull’isola per un intero anno. Circe, dunque, da nemica si trasforma in ospite, amante e soprattutto consigliera. È lei a spiegare all’eroe che, prima di riprendere il viaggio verso Itaca, dovrà scendere nel regno dei morti e interrogare l’indovino Tiresia. Al suo ritorno gli indicherà anche come affrontare le Sirene, Scilla e Cariddi e i pericoli legati alle mandrie sacre del dio Sole.

L’isola di Eea

Omero non fornisce indicazioni geografiche sufficienti per identificare con certezza l’isola di Circe. Nel corso dei secoli diversi luoghi del Mediterraneo sono stati associati a Eea. Una delle identificazioni più antiche e fortunate è quella con il promontorio del Circeo, nel Lazio meridionale.

Il Monte Circeo è un rilievo alto 541 metri, affacciato sul Mar Tirreno e circondato dalla Pianura Pontina. Visto dal mare, soprattutto nell’antichità, poteva sembrare un’isola: intorno al promontorio si estendevano infatti paludi, lagune e zone ricoperte d’acqua. Questa particolare conformazione potrebbe aver favorito la nascita della tradizione che collocava proprio qui la dimora della maga. Non si tratta pertanto di una certezza storica, ma di una localizzazione mitologica elaborata dal mondo antico.

La silhouette della maga distesa

Il legame più suggestivo tra Circe e il promontorio si trova nella sua inconfondibile silhouette. Osservato dalla pianura, dal lago di Sabaudia o da alcuni punti della costa, il profilo del monte viene tradizionalmente interpretato come il volto di una donna distesa.

La fronte, il naso, le labbra e il mento sembrano emergere dalla linea scura della montagna. Secondo la leggenda sarebbe proprio Circe, addormentata e immobile davanti al mare, ancora intenta ad attendere il ritorno di Odisseo. È un’immagine nata dalla fantasia popolare, ma così riconoscibile da essere diventata uno dei simboli del territorio.

Il Parco nazionale del Circeo presenta il promontorio come una grande unione fra natura, mito e storia. Il versante settentrionale, chiamato Quarto Freddo, è ricoperto da una vegetazione più fitta; quello meridionale, il Quarto Caldo, è esposto al sole e al mare ed è caratterizzato soprattutto dalla macchia mediterranea. Lungo la costa si aprono inoltre numerose grotte, che contribuiscono a creare l’atmosfera misteriosa del luogo.

Un mito ancora amato

Il cinema di Nolan ha dato immagini nuove al viaggio di Odisseo, il fascino della sua storia però nasce da molto più lontano. Circe continua a rappresentare la seduzione, il potere della trasformazione e il pericolo di dimenticare la propria identità. È una figura ambigua che da un lato può imprigionare gli uomini e privarli della loro forma, dall’altro può anche restituire loro la libertà e indicare la strada da seguire.

Al Circeo il mito delle pagine di Omero prende forma nel paesaggio. Quando il sole tramonta e il promontorio diventa una sagoma scura contro il cielo, è facile comprendere perché gli antichi abbiano immaginato qui il palazzo della maga. La montagna appare ancora oggi come una figura addormentata sul mare, una Circe di pietra che, dopo quasi tremila anni, continua a rievocare il passaggio epico di Odisseo-Ulisse

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