La mitica Lettera 22 e quel viaggio nella stanza di Montanelli

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A Fucecchio la Fondazione Montanelli Bassi, luogo di memoria e studio raccoglie l’eredità di Indro Montanelli e la inserisce nella storia culturale della sua città natale. A gestirla sua nipote, Letizia Moizzi

Nel centro storico di Fucecchio, all’interno dell’antico Palazzo della Volta, ha sede la Fondazione Montanelli Bassi, istituita nel 1987 per volontà di Indro Montanelli. Un luogo dedicato alla memoria di uno dei giornalisti italiani più noti del Novecento, un centro culturale nato per tenere insieme biografia, archivio, ricerca, studio del territorio e attività pubblica. La Fondazione porta nel nome anche il ricordo di Emilio Bassi, già sindaco di Fucecchio, figura alla quale Montanelli volle legare il progetto. La scelta non fu casuale. Fucecchio era il paese natale del giornalista, nato qui nel 1909, e rimase per lui un riferimento identitario, pur dentro una vita trascorsa tra redazioni, viaggi, guerre, polemiche politiche e grandi stagioni della stampa italiana.

Il nucleo più noto della Fondazione è rappresentato dalle cosiddette “Stanze di Indro Montanelli”: la ricostruzione fedele dei suoi studi milanesi e romani. Gli ambienti conservano arredi originali, libri, fotografie, macchine da scrivere, manoscritti, oggetti personali e testimonianze del suo lavoro quotidiano. Sono stanze sobrie, dense di memoria, che aiutano a comprendere, da un lato, il personaggio pubblico, dall’altro, il metodo di lavoro di un giornalista abituato a costruire la propria scrittura su disciplina, osservazione e chiarezza.

La Fondazione conserva una documentazione importante sulla sua attività: rassegne stampa, materiali d’archivio, libri, articoli, carte e testimonianze utili allo studio della sua opera. Dal 2001, anno della morte di Montanelli, questo lavoro di tutela e valorizzazione ha assunto un rilievo ancora maggiore, facendo della sede di Fucecchio un punto di riferimento per studiosi, lettori e visitatori interessati alla storia del giornalismo italiano.

Accanto alla memoria montanelliana, la Fondazione svolge un’attività più ampia. Il suo statuto prevede la conservazione e l’incremento del patrimonio bibliografico, la promozione di studi e pubblicazioni sulla storia, le tradizioni e la cultura di Fucecchio, l’istituzione di borse di studio, l’organizzazione di mostre, incontri e dibattiti. L’attenzione si allarga anche al patrimonio storico, culturale e ambientale del territorio, con particolare riguardo al Padule di Fucecchio e all’area delle Cerbaie.

La sede dispone di una biblioteca con posti di lettura e di un auditorium destinato a incontri culturali. Ospita inoltre una raccolta di dipinti e disegni di Arturo Checchi, pittore fucecchiese, che arricchisce il profilo della Fondazione e ne conferma il legame con la storia artistica locale. Un altro capitolo importante è quello dei premi promossi dalla Fondazione: il Premio di scrittura Indro Montanelli, il Premio per la narrativa illustrata per l’infanzia Colette Rosselli e il Premio Piero Malvolti, quest’ultimo di carattere locale. Sono iniziative che confermano la volontà di non ridurre la memoria a semplice conservazione, ma di trasformarla in occasione di studio, confronto e produzione culturale.

Dal 1993 la Fondazione ha sede a Palazzo della Volta, edificio storico restaurato anche grazie all’impegno dei volontari della Contrada Sant’Andrea. La collocazione nel centro di Fucecchio rafforza il rapporto tra l’istituzione e la città. La figura di Montanelli è perfettamente inserita nel suo luogo d’origine e ricondotta verso la comunità e la tradizione civica di un territorio attraversato anche dalla via Francigena.

La Fondazione Montanelli Bassi diventa così uno spazio in cui la storia personale di un grande giornalista si intreccia con la storia culturale di Fucecchio. Le “Stanze di Indro” restituiscono il profilo dell’uomo di lavoro, della scrittura e della redazione; la biblioteca, l’archivio, la pinacoteca e le attività pubbliche mostrano invece la funzione di un’istituzione che conserva, studia e trasmette. In questo equilibrio si inserisce il valore della Fondazione: un presidio culturale dedicato alla parola scritta, alla ricerca storica e alla conoscenza del territorio.

Per comprendere meglio il significato della Fondazione e il rapporto tra Indro Montanelli e la sua città natale, abbiamo raccolto la testimonianza di Letizia Moizzi, nipote del giornalista, che oggi segue da vicino le attività dell’istituzione.

Le “Stanze di Indro” raccontano l’uomo oltre che il giornalista. Quale dettaglio, tra gli oggetti conservati a Fucecchio, definisce meglio il suo carattere?

«È la macchina da scrivere. È l’oggetto che ammirano tutti, anche quelli che non c’entrano niente col giornalismo, anche i giovani. Vogliono toccarla, scrivere qualche cosa si avvicinano subito e chiedono informazioni».

Tra gli oggetti custoditi dalla Fondazione, dunque, è proprio la macchina da scrivere a suscitare maggiore emozione nei visitatori, simbolo di un mestiere esercitato con rigore e di uno stile che ha lasciato un segno nella storia del giornalismo italiano.

Montanelli ebbe un rapporto forte con Fucecchio, pur avendo vissuto gran parte della sua vita altrove. Che cosa rappresentava per lui il paese natale? C’era un luogo in particolare che amava di più?

«Era forse la villa del nonno adottivo, cioè il sindaco di allora di Fucecchio, Emilio Bassi. Ragione per cui la Fondazione si chiama “Montanelli-Bassi” perché Indro ha voluto intitolarla anche a lui. È cresciuto praticamente in campagna, la zona si chiamava “Le Vedute”. Ha trascorso una bella infanzia, è il luogo dove si è divertito molto e a cui era tanto legato. Un altro tra i suoi preferiti, a pari merito, è quello chiamato “Padule”, cioè la palude, una tra le più grandi d’Europa. Indro amava andare lì a cacciare, luogo pieno di selvaggina. Erano momenti fatti di attese, dentro un capanno di legno, per ore si aspettava il passaggio della coturnice, un uccello difficile da cacciare per via del suo modo di volare con virate improvvise. Attendeva nel silenzio, vedendo albeggiare. Erano momenti indescrivibili, poetici, trascorsi insieme ad amici e parenti».

La Fondazione conserva un grande patrimonio culturale aperto al pubblico. Quale ruolo può avere oggi un luogo dedicato alla scrittura, al giornalismo e alla storia del Novecento? Cosa vi chiedono i vostri visitatori?

«Ci chiedono informazioni sui personaggi, tra i tanti che Indro ha conosciuto, oppure su un fatto storico in particolare. Lui tranne Stalin e Mao ha conosciuto un po’ tutti e la Fondazione è un punto di riferimento per un pubblico variegato. Quindi c’è tanta curiosità. Lui aveva uno stile che lo contraddistingueva rispetto a tanti altri bravissimi giornalisti. A parer mio era un precursore dell’odierno “X”: frasi semplici, asciutte senza fronzoli. Gli bastava una breve riga per dipingere una realtà».

L’interesse dei visitatori, spiega la Moizzi, non riguarda soltanto la figura di Montanelli, ma anche il Novecento che egli ha raccontato e vissuto in prima persona, attraverso incontri con i protagonisti della storia e una scrittura che sapeva coniugare semplicità ed efficacia.

Su quali novità state lavorando alla Fondazione?

«Abbiamo da poco approvato un progetto di rifondazione, non strutturale perché la sede sarà la stessa, all’interno di un incantevole palazzo medievale nella parte alta del borgo antico, lungo la via Francigena, ma realizzeremo un percorso che racconti principalmente 3 cose: il giornalismo, il Novecento e Indro, per tutti gli avventori, curiosi, appassionati, scolaresche o anche semplicemente camminatori che si fermano qui di passaggio attraverso la via Francigena».

Il nuovo progetto punta dunque a rinnovare il percorso espositivo senza alterare l’identità della Fondazione, rendendolo ancora più accessibile e coinvolgente per pubblici diversi e valorizzando il legame con la Via Francigena e con il territorio.

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