Finalmente vietati burqa e niqab a scuola

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La scuola è uno dei primi luoghi nei quali ragazzi provenienti da famiglie, culture e tradizioni differenti entrano a far parte della stessa comunità. È qui che l’integrazione assume una dimensione quotidiana, attraverso la lingua, le relazioni, il confronto e il rispetto di regole condivise. Regole che permettono di accogliere chi arriva da realtà diverse senza rinunciare ai principi e all’identità della società italiana.

Il divieto di indossare burqa e niqab negli istituti scolastici, introdotto dal decreto-legge approvato il 24 settembre dal Governo Meloni su proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, interviene su un tema che da tempo accompagna il dibattito sull’integrazione. La possibilità di riconoscersi, guardarsi in volto e stabilire una relazione diretta fa parte della vita scolastica. Il provvedimento riguarda, per esempio, i veli integrali che impediscono il riconoscimento del volto, mentre l’hijab, che copre capelli, testa e collo lasciando scoperto il viso, non rientra nel divieto.

In classe si comunica con le parole, con gli sguardi e con le espressioni. Riconoscere lo studente e costruire con lui una relazione diretta appartiene alla stessa esperienza educativa, così come il rapporto quotidiano tra compagni. Chiedere che il volto rimanga scoperto risponde quindi a una necessità concreta della scuola e stabilisce una regola uguale per chiunque la frequenti.

Il velo integrale richiama anche il tema della condizione della donna, che non può essere separato dal confronto sull’integrazione. La pari dignità tra uomini e donne appartiene ai principi fondamentali della nostra società e la scuola ha il compito di trasmetterla alle nuove generazioni. Non possono trovare spazio forme di imposizione, discriminazione o sottomissione della donna, anche quando vengono giustificate attraverso consuetudini culturali o religiose.

La libertà religiosa e il diritto di conservare le proprie tradizioni restano tutelati. Vivere all’interno di una comunità richiede però anche la conoscenza della sua cultura e dei principi che ne hanno costruito l’identità. L’uguaglianza tra uomini e donne, la libertà individuale e il rispetto della dignità della persona fanno parte dell’identità civile italiana e rappresentano un patrimonio che la scuola è chiamata a custodire e trasmettere.

L’integrazione passa anche dalla conoscenza del Paese nel quale si vive, dalla sua lingua, dalla sua storia e dalle sue regole. Conservare le proprie origini e partecipare pienamente alla vita della comunità italiana sono dimensioni che possono convivere, purché esista un terreno comune sul quale costruire il rapporto con gli altri.

In questo percorso la conoscenza della lingua italiana svolge un ruolo decisivo. Si inserisce in tale prospettiva anche la previsione che interviene sulla composizione delle classi quando è elevata la presenza di studenti stranieri che non possiedono ancora un’adeguata conoscenza dell’italiano, fissando il limite del 30% nei casi previsti. La lingua permette di seguire le lezioni, comunicare con i compagni e partecipare pienamente alla vita scolastica, favorendo fin dai primi anni un inserimento reale.

La scuola deve riuscire ad accogliere senza perdere la propria funzione educativa. Integrare significa offrire opportunità e strumenti per diventare parte della comunità, chiedendo nello stesso tempo il rispetto delle regole che la tengono insieme. Anche l’identità italiana si trasmette attraverso la scuola, nella conoscenza della lingua, della storia e di quei principi civili che appartengono alla nostra società.

Il divieto di burqa e niqab si inserisce in questo percorso. Stabilire che nelle scuole italiane si debba avere il volto scoperto significa fissare una regola chiara, valida per tutti, che tutela la relazione educativa e riafferma la pari dignità tra uomini e donne.

Chi entra in una scuola italiana porta con sé la propria storia, la propria famiglia e le proprie tradizioni e incontra una comunità con una propria identità. L’integrazione si costruisce nella capacità di condividere uno spazio comune, imparandone la lingua, rispettandone le regole e riconoscendosi negli stessi diritti e doveri.

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