La storia di Gela si attraversa camminando tra le mura di Caposoprano, i Bagni Greci e l’emporio di Bosco Littorio. Architetture militari, luoghi della vita collettiva e spazi del commercio restituiscono il volto di una città che ha partecipato alla costruzione della civiltà mediterranea. A questa eredità appartiene anche la più antica raffigurazione della triscele, ritrovata negli scavi di contrada Bitalemi: il simbolo nel quale oggi si riconoscono i siciliani lega le radici dell’isola alla storia gelese.
Dal mare arrivarono i coloni di Rodi e Creta che fondarono Gela; da qui partirono poi i fondatori di Akragas, l’odierna Agrigento, fra i quali Pìstilo. Per il popolo gelese, conoscere questi luoghi significa dare profondità al paesaggio di casa e riconoscere il valore della propria appartenenza. È dentro questa ricchezza archeologica e culturale che trova posto la nave greca, custodita nel Museo dei Relitti Greci a Bosco Littorio.
Il relitto conosciuto come Gela I risale all’inizio del V secolo avanti Cristo. La sua eccezionalità si legge nelle cuciture vegetali che univano le tavole dello scafo, nei fori e negli incastri attraverso i quali i costruttori trasformavano il legno in un’imbarcazione capace di affrontare il mare. Quel sapere sopravvive nella materia del lavoro umano e fa della nave una delle testimonianze più importanti della carpenteria navale greca arcaica. Osservarla significa avvicinarsi all’intelligenza delle mani che l’hanno costruita.
Il valore della scoperta cresce attraverso ciò che accompagnava il viaggio. Anfore di diverse produzioni mediterranee, ceramiche, oggetti quotidiani e piccoli altari restituiscono un mondo nel quale merci, abitudini e religiosità viaggiavano insieme. Dentro quel carico trovano posto le necessità degli uomini e la loro cultura. La nave merita una visita anche per questa possibilità di incontrare la civiltà antica attraverso le cose che le persone utilizzavano e portavano con sé.
Anche la riscoperta porta nomi gelesi. Nel 1988 i due sub Gianni Occhipinti e Gino Morteo segnalarono i reperti incontrati nei fondali di contrada Bulala. La familiarità con il mare di casa aprì una vicenda di ricerca destinata a interessare studiosi internazionali. I loro nomi appartengono alla storia della nave, insieme al lavoro degli archeologi, dei restauratori e dei tecnici che ne hanno reso possibile il recupero e la conservazione.
Il trattamento dei legni a Portsmouth e la ricomposizione dello scafo hanno richiesto anni di cure specialistiche. Con l’inaugurazione del museo, nel febbraio 2026, quel lavoro ha trovato il suo compimento pubblico: la possibilità di incontrare la nave nella città del ritrovamento. Per Gela, l’apertura ha significato poter condividere un patrimonio attorno al quale costruire conoscenza, occasioni di visita e formazione.
A questa restituzione hanno contribuito responsabilità politiche precise. Il governo regionale guidato da Nello Musumeci promosse l’avvio del cantiere, annunciato nel febbraio 2021 dopo la soluzione del contenzioso che aveva bloccato il progetto. Nella fase successiva intervenne Totò Scuvera, gelese e deputato di Fratelli d’Italia all’Assemblea Regionale Siciliana. Durante il passaggio della finanziaria del dicembre 2024 annunciò risorse per quasi mezzo milione di euro tramite emendamento. Lo stanziamento di 480 mila euro contribuì alle attività necessarie all’apertura del museo.
La risposta del pubblico dà la misura delle possibilità aperte da questo investimento culturale. Il Parco archeologico ha registrato 18 mila visitatori in quattro mesi, mentre fino a qualche anno fa ne accoglieva meno di cento l’anno. Sono persone che hanno scelto di raggiungere Gela e conoscerla attraverso il suo patrimonio. Per la comunità, questo interesse alimenta fiducia e offre prospettive anche a chi lavora nella cultura e nell’accoglienza.
Intanto Gela II, recuperata nel 2024, è in restauro. Alla prima nave esposta si affianca un’altra testimonianza affidata allo studio e alla conservazione. Il mare gelese continua così ad ampliare il racconto della città e il campo della ricerca, mentre il museo può diventare un luogo familiare per chi cresce qui e una ragione di viaggio per chi arriva da lontano.
Visitare la nave significa entrare nella storia di Gela e lasciarsi condurre alla scoperta dei suoi tesori. Per un ragazzo gelese, quelle tavole danno all’orgoglio di appartenenza una testimonianza da conoscere e raccontare. Per la città, rappresentano un’eredità da trasmettere insieme ai luoghi e ai simboli che ne custodiscono la memoria. È attraverso questa conoscenza che una comunità può presentarsi al mondo con l’autorevolezza della propria storia.

















