Conte Martines Augusti: ”Mio nonno tra Churchill, Mussolini e Italo Balbo”

1

“Sono un ex calciatore, giurista, giornalista radiotelevisivo dal 1988. Conoscitore dell’arte antica e delle sue memorie materiali. Docente, imprenditore culturale. Uno che ha vissuto quattro vite e vuole essere utile alla comunicazione nazionale, raccontando la vera storia d’Italia attraverso la sua famiglia e il suo palazzo. Senza appartenere a nessuno, senza sottostare a nessuno”. Così si descrive il conte Giovanni Martines Augusti.

Chi è Giovanni Martines Augusti?

Sono nato a Bologna nel 1964, classe di ferro, la mia. Era il pieno boom del calcio rossoblù. Ho iniziato a giocare prestissimo nelle giovanili del Bologna, dai pulcini alla prima squadra. Nel 1982 il Bologna retrocesse in B ad Ascoli, fu un dramma. Poi sono andato in prestito al Rimini di Sacchi e nel Francavilla ho fatto C1, promozioni… ma a un certo punto ho smesso. Parallelamente ho sempre coltivato la passione per la storia e l’arte: mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna, in diritto comunitario con tesi sperimentale in diritto televisivo.

E dopo il calcio?

Ho iniziato a lavorare come giornalista radio televisivo. Conducevo trasmissioni sulla Serie A e sul Bologna per emittenti private regionali (Odeon TV e TeleCentro), per dieci anni con grande successo come ad esempio Attenti a Quei Due con il campione del mondo Cabrini. Dopo la laurea ho frequentato la scuola di giornalismo della LUISS, da cui sono uscito a pieni voti con lode, e ho collaborato con varie testate nazionali come il Resto del Carlino e il Messaggero…

Tuttavia, pur avendo coltivato con rigore la scrittura, ho sempre sentito più naturale e congeniale l’espressione orale, luogo vivo del confronto e della narrazione.

E quindi sei approdato alla Rai…

Nel 1998 è il numero uno del giornalismo italiano, Sergio Zavoli, che mi chiama in Rai. Col Presidentissimo firmo le sue ultime tre grandi inchieste su Rai 1. Abbiamo fatto “Viaggio nel Calcio”, la più grande inchiesta sul calcio italiano di quegli anni, poi “Viaggio nella scuola”, “Diario di un cronista”. Poi Zavoli lascia la Rai per andare a fare il senatore per il PDS, con grande sgomento, anzi con grande dispiacere da parte nostra. E così io inizio a vagare, non amando molto star sotto ad altri: opinionista a Rai 1 con Gabriele La Porta nei programmi notturni, poi spesso ospite da Maurizio Costanzo su Canale 5.

È in quel periodo che nascono i tuoi progetti culturali?

Sì, ho sviluppato l’idea di fare “impresa culturale”. Ho creato format innovativi già negli anni ’90-2000. Il primo importante è stato “Campioni nella vita”: interviste a grandi personaggi dello scibile nazionale (Cardinal Tonini , Guido Alberto Guidi ,Gargano , Gasbarrini , Rivera, Bulgarelli…) in un teatro antico di Bologna, per mostrare che erano campioni anche fuori dal campo. È durato qualche anno. Poi ho aperto il primo corso in Italia di educazione all’arte nel 2000, nel mio palazzo di famiglia – il “Palazzo delle Cento Finestre” a Senigallia – con relatori come Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio, Paolo Crepet e Zavoli . È stato un corso quasi universitario, premiato e riconosciuto a cui ho dato il nome di Grand Tour, con diretto riferimento a Goethe e Stendhal.

Raccontaci di più del palazzo e del Grand Tour.

Il palazzo è una dimora storica nazionale. Come detto, ho lasciato a Bologna e mi sono trasferito in campagna sopra Senigallia. Del resto Senigallia è la prima colonia romana sull’Adriatico, datata 284 a.C., ha dunque una storia enorme. Più antica di Londra o di Parigi. E qui non è che mi son ritirato a fare il conte di campagna, cioè essenzialmente uno che non fa un cavolo. Qui mi sono dato da fare come imprenditore culturale.

La tua filosofia di vita?

Noi siamo figli della nostra storia. Ma non conta il titolo nobiliare in sé. Se uno è nobile ma cretino, meglio stia zitto: i suoi avi hanno fatto meglio di lui. Si può essere aristocratici nel senso greco: cercare di essere migliori in ciò che si sa fare, migliorare la storia ricevuta e tramandarla con l’esempio. È questo il mio principio.

Hai avuto esperienze accademiche importanti…

Ho insegnato nove anni alla Sapienza di Roma Storia della comunicazione e linguaggio radiotelevisivo. Poi alla Carlo Bo di Urbino e alla Accademia di Belle Arti di Macerata Storia del costume e della pubblicità. Ma ho lasciato quando ho visto derive ideologiche insopportabili.

Ti riferisci all’episodio con il Papa?

Sì, quando ci fu l’aggressione verbale a Benedetto XVI in università. Sono stato l’unico professore che si è alzato in piedi e ha scritto al Rettore: «I miei avi hanno combattuto a Lepanto, non posso più insegnare in un luogo che tratta così un capo di Stato e padre spirituale». Ho dato le dimissioni. Purtroppo non ho visto uno dei 46.000 professori universitari difendere il Papa. È stato un episodio schifoso. Io invece mi sono sentito di fare quel gesto, forse inutile, ma uno deve essere coerente con se stesso a prescindere dall’utilitarismo. Poi già allora avevo detto: “se questa è la premessa, vedrete cosa succederà fra un po’”. E infatti, nel 2012 abbiamo assistito all’abdicazione di papa Ratzinger.

I tuoi erano a Lepanto, la tua famiglia ha insomma una storia notevole…

Da parte Augusti: antica stirpe nobile, il nome stesso dice di ascendenza romana; conti a Bergamo, sotto la Serenissima armano due galee a Lepanto. Mio nonno Generale di Cavalleria Gino Augusti è stato podestà di Corinaldo, poi sindaco della Liberazione; amico di Balbo, capitano dei Lancieri di Milano, poliglotta, una sorta di 007 ante litteram. Ha ospitato Churchill nel 1944 qui al palazzo: esistono documenti, lettere, e dentro una cartina di Londra il premier inglese lasciò a mio nonno due lettere per Mussolini, riguardanti il celebre Carteggio… Da parte Martines-Ratti, invece, nobiltà spagnola arrivata in Sicilia. Mio nonno paterno tra i fondatori della clinica di ostetricia del Sant’Orsola a Bologna. Fu il ginecologo di Grace Kelly e grandi attrici. Suo figlio – mio padre – Giuseppe Martines, pioniere della medicina contemporanea a lui si devono ad esempio il centro di farmacovigilanza di Chieti e il Campus biomedico di Roma, fu l’autore della riforma delle facoltà di Medicina sotto il ministro Franca Falcucci, un modello universitario che oggi hanno smantellato. Da parte di nonna, invece avevo la dottoressa Maria Ratti, prima radiologa, pediatra e medico sportivo italiana (1927), unica donna in panchina con il Bologna scudettato degli anni ’30, come medico sportivo, consulente della nazionale di Vittorio Pozzo e medaglia d’Oro per aver aiutato a nascondersi durante la guerra i poveracci ricercati dai tedeschi a Bologna e Lucca.

Ratti… Parente?

Sì, Maria ratti nipote di papa Pio XI.

Oggi qual è il tuo progetto principale?

Bisogna avere l’onore e l’onere di essere all’altezza della nostra storia: se possibile migliorarla, se possibile tramandarla. La mia volontà è quella di trasmettere la storia agli altri attraverso il palazzo facendone un “faro” culturale: facciamo parte dell’associazione nazionale delle Case della Memoria di personaggi illustri). Qui hanno dormito e soggiornato figure cardine del Novecento, Churchill te l’ho già detto, poi Garibaldi, Francesco Baracca, Hemingway, d’Annunzio… E loro hanno lasciato tanti cimeli che io conservo. Venire qui al Palazzo delle Cento Finestre e alla Locanda della Cavalleria consente di alloggiare per vivere in mezzo alla storia. Tramandare valori veri, radici, esempi concreti in una società che si sta sgretolando. Nel frattempo con la rubrica “Conte racconta” su Instagram e YouTube parlo di luoghi, storie, personaggi, senza filtri. Non sono passatista: guardo avanti, ma con le radici salde.

E infine riveliamo che parte una collaborazione…

Sì, avvieremo una collaborazione con CulturaIdentità. Parleremo inizialmente delle vicende di mio nonno, poi chissà.


1 commento

  1. It’s fascinating to see how the personal history of the Augusti family intertwines with such pivotal moments in Italian and international history. Count Martines Augusti’s dedication to preserving memory and promoting culture is truly inspiring. I’m curious, what upcoming initiatives does the ‘Palazzo delle Cento Finestre’ have to engage younger generations with history and art?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui