Ecco come asfaltiamo il politicamente corretto

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Plasmano le parole con la sfrontatezza di un bimbo alle prese con quello che una volta chiamavamo pongo. Oggi Didò. Ma anche con la maestria di uno scultore. L’accademia dei linciaggi prende il posto dell’accademia dei Lincei. In una civiltà oppressa dal politicamente corretto. L’ideologia diventa odiologia. Per tutti quei protagonisti da Orsini a Cacciari; da Santoro a Giorgino. Una volta usciti dal cono di luce del mainstream diventano reietti. Edoardo Sylos Labini si confronta con Marcello Veneziani all’apertura del Quinto Festival di Cultura Identità ospitato dalla città di Senigallia. Pensatore controcorrente e sempre fuori posto. Che è un po’ il destino dei profeti inascoltati del Novecento. Sempre in disaccordo col proprio tempo. Sempre avanti. Sempre dalla parte sbagliata che poi è quella giusta. Ma tutti la vedranno come tale ma solo dopo molti anni. Finirà a far loro compagnia pure Veneziani. Lo sa. Non se ne compiace. Accetta semplicemente il destino. Mentre li racconta intervistato da Sylos Labini. Nelle vesti di presentatore e padrino della manifestazione accompagnato dal cantautore Stefani e dal “doppiatore artigiano” Violini.  Pierpaolo Pasolini fu espulso dal Partito Comunista per la sua omosessualità mentre oggi ne fa una bandiera tanto stanca quanto conformista. Sempre dalla parte “sbagliata”. Coi poliziotti non con i figli annoiati della borghesia che giocavano a fare i rivoluzionari nelle rivolte studentesche. “Difendi, conserva, prega” diceva Pasolini che oggi farebbe 100 anni se fosse ancora vivo. Vanno spesso d’accordo ma non sempre. E comunque talvolta non troppo, Marcello ed Edoardo. “Tu Edoardo sei come Giordano Bruno Guerri. Vi piace Filippo Tommaso Marinetti e pure d’Annunzio perché sono pelati come voi”. Chiosa Veneziani a proposito del padre del futurismo. Un vero imprenditore dell’arte e della cultura. Ha unito Roma a New York. Parigi a Mosca. In quelle città il suo pensiero ha messo le radici. Ma di sé ha anche lasciato un ricordo quasi archeologico. Che è un po’ un cortocircuito. Per chi si professa futurista. Chiosa sarcastico Marcello Veneziani. Con lo stesso sarcasmo di Flaiano. Non raccontava l’italiano migliore. Ma quello che vedeva. Imbattibile negli aforismi. Chissà che meraviglia vederlo oggi su twitter. Pirandello? Intellettuale apparentemente provinciale ma autenticamente globale. Tanto da vincere un Nobel. Ma la letteratura italiana non è metropolitana. Finendo a Giovanni Gentile. Filosofo, pensatore e che da ministro ha plasmato la nostra scuola. Non al servizio di un regime ma a quello del Paese. Ancora oggi la nostra scuola è quella di Gentile. Fa caldo a Senigallia. Una cappa di calore. Molto meglio sopportabile di quella raccontata da Veneziani nel suo ultimo saggio. Apprezzato dal pubblico in libreria ma molto meno dai critici dei giornaloni. Se no che cappa sarebbe? Due anni di pandemia con le loro odiose restrizioni, la cultura della cancellazione, la guerra col tifo da stadio, il politicamente corretto che altro non è che fascismo in assenza di fasciamo. “Credevamo di vivere in una società aperta ed invece era una società coperta”. Chiude Veneziani salutando Edoardo applaudito dal pubblico.

1 commento

  1. Dagli Usa intanto arriva una bufera annunciata. Ma del suo contrario che avviene in Italia, nessuno ne parla. Mentre pochi sanno che «Una grande quantità dei domestici aborti avviene per motivi economici o perché la madre viene abbandonata dal padre del bimbo.» – Un’incongruenza tutta italiana, dunque. In quest’Italia che si fa carico della moltitudine che i mercanti di carne umana scaricano sullo Stivale, ed è sempre in prima fila ad accogliere tutti quelli che scappano dalle guerre: l’Ucraina è l’esempio palpitante di questi giorni, però, in modo del tutto incomprensibile, volta la testa dall’altra parte, invece di spezzare la catena degli aborti domestici. Un kafkiano non senso in ogni circostanza. Ma, indecente e orribile, per un Paese dove la decrescita demografica è oramai diventata endemica.

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