I Re Magi di D’Annunzio

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Una luce vermiglia
risplende ne la pia notte
e si spande via
per miglia e miglia.
“O nova meraviglia!
O fiore di Maria!”.
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano, tra il fischiare del vento
per le forre,
i biondi angeli in coro:
ed ecco Baldassarre
e Gaspare e Melchiorre
con mirra, incenso e oro.

Alla celebrazione liturgica del 6 Gennaio Gabriele D’Annunzio  dedicò  I Re Magi, una poesia che fa parte delle “Laudi del cielo”, una serie di 5 libri, pubblicata tra il 1903 ed il 1912.

L’avvento dei Magi è riportato nel Vangelo di Matteo, scritto circa nel 70 d.C. in aramaico e poi tradotto in greco: certamente essi erano uomini di grande cultura. La parola Magos deriva dall’antica parola persiana “Magupati”. Questo era il titolo dato ai sacerdoti delle antiche religioni persiane come lo zoroastrismo, che prestavano servizio come consiglieri e maghi, motivo per cui avrebbero avuto conoscenza approfondita delle stelle e dei fenomeni del cielo. 

I Magi rappresentano il cammino delle religioni verso Cristo, come scrive Benedetto XVI ne L’infanzia di Gesù (Milano 2002, pag. 11-112, ndr) sono dei precursori, dei ricercatori della verità, che riguardano tutti i tempi. Secondo la tradizione cristiana i Magi tornarono a Gerusalemme dopo la crocifissione di Cristo e vi morirono martiri, i loro corpi sarebbero poi stati trasferiti da sant’Elena, madre di Costantino, a Costantinopoli, in Santa Sofia. Nel IV secolo l’Imperatore Costanzo ne donò le spoglie a Eustorgio, un predecessore di Ambrogio al seggio vescovile di Milano, che era lì in visita, che le fece trasportare in città in un grande e pesante sarcofago marmoreo trainato da due buoi che, giunti alle porte di Milano, crollarono esausti. In questo luogo Eustorgio avrebbe quindi deciso di fondare una basilica.

Durante il saccheggio di Milano nel 1164 Federico Barbarossa si impossessò dei corpi dei Magi e li fece trasportare a Colonia, dove tuttora si trovano. Nei secoli successivi i milanesi tentarono invano di ottenere la restituzione delle reliquie. Solo nel 1903, grazie all’intervento del cardinal Ferrari, alcuni frammenti dei sacri resti tornarono nella basilica di Sant’Eustorgio. Tuttora le reliquie sono conservate in una teca sopra l’altare dei Magi, nel transetto destro della basilica, esposte alla devozione dei fedeli.


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