La Luce sull’Aquila 2026, Capitale della Cultura

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Sabato mattina, all’Auditorium della Guardia di Finanza, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dei rappresentanti del Governo, delle istituzioni locali e di una platea composta da amministratori, operatori culturali e cittadini, si è aperto ufficialmente l’anno di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Una cerimonia sobria e solenne, pensata non come celebrazione autoreferenziale ma come atto fondativo, identitario, seguita nel pomeriggio e in serata da una partecipazione popolare diffusa nel centro storico, tra installazioni luminose e spettacoli che hanno restituito alla città i suoi spazi simbolici. L’inaugurazione ha segnato l’avvio di un percorso che accompagnerà L’Aquila per i prossimi dodici mesi, chiamandola a misurarsi con una responsabilità che va ben oltre il calendario degli eventi. Presenti oltre al Presidente della Repubblica, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e il padrone di casa, il primo cittadino dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

È dentro questo contesto che si colloca il discorso pronunciato dal Capo dello Stato, un intervento che ha assunto il valore di un manifesto civile e identitario. Mattarella ha scelto di parlare all’Aquila e all’Abruzzo richiamando il senso profondo del titolo appena assunto, chiarendo subito che il ruolo di Capitale della Cultura «non è esclusivo delle istituzioni», ma riguarda l’intera collettività. Una responsabilità condivisa che coinvolge la comunità aquilana, la provincia e l’intera regione, chiamate a vivere il 2026 come un’occasione di crescita, conoscenza e incontro.

La cultura, nella visione proposta dal Presidente, è motore e collante di civiltà. Non un semplice patrimonio da esibire, ma una dimensione viva che dà significato ai beni materiali, al paesaggio e alla natura che circonda la città e che va tutelata. Mattarella ha insistito sul carattere dialogico della cultura, capace di svilupparsi nel confronto e nello scambio, e ha ricordato come l’identità italiana sia frutto di stratificazioni, incontri, innovazioni e vicende storiche spesso complesse.

In un tempo segnato da guerre e da nuove tensioni internazionali, il Capo dello Stato ha collocato il valore della cultura in una prospettiva ancora più ampia, definendola «strumento principe di convivenza, di dialogo e dunque di pace». Da qui il passaggio centrale: investire in cultura significa investire nella comunità, nella coscienza civile e, in ultima analisi, nella democrazia.

A dare profondità identitaria al discorso sono stati i richiami alle grandi figure abruzzesi che hanno contribuito a formare il pensiero europeo e italiano. Mattarella ha evocato Ovidio, citando il verso “Spes tenet in tempus”, a indicare una speranza che, se accolta, resiste nel tempo. Un riferimento che lega la classicità al futuro, suggerendo che la fiducia è un atto di responsabilità collettiva.

Dal mondo antico al Novecento, il Presidente ha richiamato Ignazio Silone, ricordando la sua idea di libertà come possibilità di dubitare, di cercare, di opporsi a ogni autorità assoluta. Un pensiero che parla direttamente al tema della democrazia e della coscienza civile. Accanto a Silone, il riferimento a Mario Pomilio, con la riflessione sul male inteso come assenza di amore da colmare, ha offerto una chiave etica al cambiamento d’epoca evocato dal Capo dello Stato.

Il cuore simbolico del discorso è stato il richiamo a Celestino V, Pietro Angelerio del Morrone, e alla Perdonanza come gesto rivoluzionario capace di scardinare privilegi e barriere sociali. Non un semplice rito, ma un segno universale che fa dell’Aquila una capitale del perdono, della riconciliazione e, dunque, della pace. Un messaggio rafforzato dal ricordo delle parole di Papa Francesco, che nel 2022 aveva definito L’Aquila capitale del perdono.

In questo orizzonte si inserisce il progetto “L’Aquila città multiverso”, letto da Mattarella come molteplicità territoriale e sociale, capace di coinvolgere i Comuni della provincia e le aree interne, restituendo loro centralità. L’innovazione tecnologica, ha sottolineato, deve essere strumento di connessione e sostenibilità, senza sacrificare i valori umani e civili conquistati con grandi sacrifici.

Il discorso si è infine intrecciato con la storia recente della città, segnata dal terremoto del 2009 e dalla lunga ricostruzione. Essere Capitale della Cultura rappresenta, nelle parole del Presidente, un contributo prezioso a un’impresa collettiva che appartiene anzitutto ai cittadini aquilani, ma che riguarda l’intero Paese. La cultura, anima di creatività e libertà, diventa così il terreno su cui costruire fiducia, coesione e futuro.

Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi ha descritto la rinascita della città come un’esperienza profonda, parlando di “preghiera, forza rigeneratrice, speranza” e ha collegato questi concetti al ruolo della cultura come fulcro del futuro della comunità aquilana, soprattutto per i giovani.

Rivolgendosi direttamente alle nuove generazioni, il sindaco ha citato il monito del Presidente della Repubblica ai giovani a essere “esigenti e coraggiosi”, e ha richiamato l’immagine simbolica di ragazzi che “ci credono”, trasformando quella speranza in un vero inno collettivo alla speranza e alla partecipazione.

Nel suo discorso Biondi ha sottolineato che la cultura va messa al centro della rinascita della città, definendola “autenticità, memoria e bellezza che commuovono”, elemento fondamentale per guardare oltre i pregiudizi e per generare sviluppo.

L’inaugurazione di L’Aquila 2026, con il suo intreccio di solennità istituzionale e partecipazione popolare, ha dunque segnato l’avvio di un percorso identitario che chiama la città a essere non solo protagonista di eventi, ma portatrice di un messaggio universale. Un messaggio che parla di pace, democrazia e responsabilità, radicato nella storia abruzzese e aperto al mondo.

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