Enrico Coppotelli: «Amo la laboriosa terra di Ciociaria»

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Incontro con il segretario generale della CISL Lazio. Dall’importanza della cultura per il nostro tessuto produttivo al contributo del sindacato
alla costruzione dell’identità italiana

Enrico Coppotelli è il Segretario Generale della CISL del Lazio. Originario di Ferentino (Frosinone), ha iniziato da giovane come volontario a tutela dei lavoratori precari, fino a guidare la CISL provinciale di Frosinone. Eletto segretario regionale nel giugno 2019, è stato confermato alla guida della CISL Lazio all’unanimità nel maggio 2025. Da sempre attento ai temi della produttività e della promozione del territorio, ha firmato la prefazione al saggio di Edoardo Sylos Labini, “Le città identitarie” edito da RAI Libri. «CulturaIdentità» l’ha incontrato.

Fuori dalla retorica del «patrimonio culturale petrolio d’Italia», in che modo la cultura e l’identità italiana sono uno dei pilastri della nostra capacità produttiva, industriale, artigianale?

«La cultura italiana non è un ornamento della nostra economia: è una infrastruttura produttiva. È il patrimonio di conoscenze, creatività, manualità, cura e capacità di innovare che ritroviamo nell’artigianato, nella manifattura, nel design, nella meccanica, nell’agroalimentare e nei servizi avanzati. Dietro ogni prodotto italiano ci sono persone, competenze e territori. Il valore non nasce soltanto dalla tecnologia, ma dal modo in cui sappiamo interpretarla: con attenzione alla qualità, alla bellezza, alla sostenibilità e alla relazione con il cliente. Per questo la cultura del lavoro deve essere considerata una componente della competitività.

Da sindacalista, però, aggiungo una condizione decisiva: non esiste eccellenza produttiva se non c’è dignità della persona. La persona non può essere trattata come un costo o come una variabile aziendale. Formazione, sicurezza, salari adeguati, partecipazione e conciliazione tra vita e lavoro sono parte integrante della qualità del prodotto e dello sviluppo. La centralità della persona è anche una scelta industriale».

Nel Lazio ci sono tanti distretti produttivi d’eccellenza di cui lei s’è occupato, da ceramica e pietra alle nuove frontiere di televisivo e aerospaziale. Qual è in contributo dell’identità laziale a queste realtà?

«Il Lazio non è soltanto Roma. È una regione plurale, composta da territori con vocazioni diverse e complementari. La ceramica, la pietra, il tessile, l’agroalimentare, la farmaceutica, l’audiovisivo e l’aerospazio esprimono una stessa identità: la capacità di tenere insieme tradizione e innovazione. L’identità laziale è fatta di creatività, competenze tecniche, cultura dei mestieri e adattamento. Nei distretti produttivi questo significa trasformare una storia locale in una prospettiva contemporanea: la lavorazione della pietra può dialogare con il design, la ceramica con la ricerca, il cinema e la televisione con le nuove tecnologie, l’aerospazio con percorsi formativi avanzati. La nostra sfida è costruire una politica industriale che non concentri tutto nella Capitale. Roma è una grande forza, ma il Lazio sarà competitivo soltanto se saprà valorizzare anche Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, sostenendo infrastrutture, formazione, collegamenti e investimenti. La partecipazione dei lavoratori e il riconoscimento delle vocazioni territoriali devono diventare strumenti concreti di sviluppo».

Qual è stato il contributo del sindacato all’identità italiana, specialmente negli anni dei grandi progressi sociali dell’Italia liberale, ingiustamente chiamata «italietta»?

«Il sindacato ha contribuito a costruire l’identità italiana perché ha dato voce a persone che per troppo tempo erano rimaste fuori dalla cittadinanza sostanziale: lavoratori, donne, giovani, pensionati, famiglie. L’Italia liberale non fu una semplice “Italietta”. Fu anche il periodo in cui nacquero associazioni,, forme di mutualità e prime tutele sociali. Il movimento dei lavoratori contribuì a trasformare il lavoro da rapporto individuale e spesso arbitrario in una questione collettiva, politica e democratica. Il sindacato e soprattutto la Cisl ha aiutato l’Italia a diventare più inclusiva: ha conquistato contratti, sicurezza, previdenza, diritti, istruzione e welfare. Ma la sua funzione non è soltanto difensiva. Deve continuare a rappresentare la persona nel cambiamento, accompagnando le transizioni tecnologiche e industriali senza lasciare indietro nessuno. Per questo credo in un sindacato della partecipazione, come la Cisl capace di contrattare nelle imprese e nei territori, di costruire alleanze sociali e di assumersi responsabilità. La persona deve restare il fine dell’economia, non il mezzo».

Lei è molto legato alla sua città d’origine, Ferentino. Ci racconti il territorio ciociaro, dal suo punto di vista.

«Ferentino, per me, è prima di tutto una comunità. È una città con una storia millenaria, ma non può vivere soltanto del proprio passato. Le mura, l’acropoli, le chiese e il patrimonio archeologico raccontano le nostre radici; il lavoro, le imprese, le famiglie e le associazioni raccontano invece la nostra identità presente. La Ciociaria è una terra laboriosa, spesso descritta attraverso stereotipi che non le rendono giustizia. È un territorio capace di sacrificio, di accoglienza e di ingegno, con una forte cultura del fare. Qui le persone hanno costruito il proprio futuro con risorse limitate, attraverso il lavoro, la solidarietà familiare e il senso di appartenenza. Oggi questa terra ha bisogno di non essere considerata periferia. Servono infrastrutture, come la stazione TAV, sanità, formazione, servizi, collegamenti e una politica industriale capace di proteggere le filiere esistenti e accompagnarle verso il futuro. La Ciociaria ha una grande risorsa: le persone. Ma la stessa cosa vale in maniera identica per le Province di Latina, Viterbo, Rieti e Roma. Se investiamo nelle loro competenze e nella loro qualità della vita, il territorio può tornare a essere protagonista. La vera identità non è una celebrazione nostalgica: è la capacità di trasformare la propria storia in opportunità per le nuove generazioni».

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