La storia moderna dell’Ara Pacis Augustae comincia nel 1568, quando furono rinvenuti alcuni dei primi frammenti attribuiti al monumento. Nei secoli successivi nuovi ritrovamenti e studi permisero di riconoscerne progressivamente la struttura e il programma figurativo. Una fase decisiva della riscoperta si concluse nel 1938, quando, in occasione del bimillenario della nascita di Augusto, il monumento ricomposto venne inaugurato presso il Mausoleo di Augusto.
Nell’antichità l’Ara Pacis era stata dedicata il 30 gennaio del 9 a.C. nel settore settentrionale del Campo Marzio, a occidente della via Flaminia. La sua istituzione risaliva al 13 a.C., quando il Senato ne aveva decretato la constitutio. Il monumento si inseriva in un’area che durante l’età augustea diventava sempre più monumentale. Strabone, nella Geografia, descrive il Campo Marzio come una grande pianura erbosa arricchita da edifici sacri e monumenti, tra i quali il Mausoleo di Augusto.

Oggi l’Ara Pacis appare prevalentemente nel colore chiaro del marmo lunense, ma gli studi sulla policromia antica mostrano come il suo aspetto originario dovesse essere molto diverso dall’attuale percezione monocroma.

Il recinto presenta due aperture sui lati orientale e occidentale. Ai lati dell’ingresso occidentale si trovavano quattro grandi pannelli figurati, dei quali soltanto due sono conservati in misura significativa. Sul lato sinistro compare una scena legata alle origini di Roma, con la lupa che allatta Romolo e Remo e figure riferibili al mito del Lupercale e a Marte. Sul lato opposto è rappresentata una scena generalmente interpretata come il sacrificio compiuto da Enea dopo il suo arrivo nel Lazio, richiamo alle origini troiane di Roma.

Il mito delle origini si intreccia così con la religione tradizionale e con quei valori che caratterizzano la cultura dell’età augustea. Anche la letteratura contemporanea attribuisce grande importanza alla dimensione agricola e rurale, associata alla semplicità dei costumi, alla fertilità e alla stabilità sociale. Nelle Georgiche Virgilio scrive: «O troppo fortunati gli agricoltori, se conoscessero i propri beni».
Sul lato orientale, un pannello raffigura una figura femminile tradizionalmente identificata con Tellus, la terra, seduta con due bambini e circondata da elementi vegetali, animali e personificazioni legate all’acqua e all’aria. L’accostamento tra questa immagine di prosperità e la personificazione armata di Roma richiama uno dei temi centrali del programma figurativo: il rapporto tra la potenza romana, la fine delle guerre civili e una nuova condizione di ordine e prosperità.
Lo stesso tema ritorna nella ricchissima decorazione vegetale della parte inferiore delle pareti esterne, dove la vegetazione rigogliosa richiama fertilità e abbondanza. Il significato diventa particolarmente evidente nel contesto storico successivo alle guerre civili che avevano segnato gli ultimi decenni della Repubblica.


Sui due lati lunghi corre invece il fregio processionale, con sacerdoti, magistrati, membri della famiglia di Augusto, uomini, donne e bambini. È l’immagine solenne della comunità religiosa e politica raccolta intorno ad Augusto, nella quale assume particolare importanza la domus Augusti. La presenza di donne e bambini sottolinea inoltre la continuità della famiglia e delle generazioni.
La decorazione interna del recinto utilizza un linguaggio differente. Nella parte inferiore, scanalature e listelli verticali imitano una struttura lignea che potrebbe ricordare il recinto provvisorio eretto per la constitutio del 13 a.C. Più in alto compaiono ghirlande vegetali sospese tra bucrani, crani di bovini sacrificati, accompagnate da paterae utilizzate nelle libagioni. Al centro sorge l’altare vero e proprio, raggiungibile attraverso una scalinata decorata con scene legate alle cerimonie religiose.

L’Ara Pacis era innanzitutto un luogo di culto pubblico e, insieme, un’opera celebrativa. Funzione religiosa, politica e figurativa partecipavano dello stesso sistema di rappresentazione del rapporto tra comunità, dèi e Stato. Mito, storia, religione, ritratto, allegoria e decorazione vegetale vengono riuniti in un unico programma figurativo, secondo una forma di composizione tipicamente romana.
Il mito delle origini collega il presente augusteo al passato più remoto di Roma. Enea richiama l’ascendenza troiana e, attraverso Iulo-Ascanio, la tradizione genealogica della gens Iulia; Romolo e Remo rimandano alla fondazione della città e alla discendenza da Marte. Le personificazioni e la decorazione vegetale introducono fertilità, abbondanza e pace, mentre il fregio processionale trasferisce questi valori nel presente della famiglia di Augusto e delle istituzioni romane. L’Ara Pacis costruisce così una continuità ideale fra passato mitico, storia e presente augusteo. La potenza dell’Urbe, la religione tradizionale, la fecondità della natura, la famiglia imperiale e la pace entrano nello stesso sistema simbolico. Il messaggio che ne deriva presenta pace e prosperità come conseguenze dell’azione politica, militare e religiosa del princeps. È proprio nella capacità di trasformare un programma politico in linguaggio religioso, mitologico e figurativo che risiede uno degli aspetti più significativi dell’Ara Pacis Augustae.


















